SERGYEI NILUS
L'INTERNAZIONALE EBRAICA
PROTOCOLLI
DEI "SAVI ANZIANI" DI SION
VERSIONE ITALIANA CON APPENDICE
ROMA
LA VITA ITALIANA
RASSEGNA MENSILE DI POLITIC
Via dell'Unità, 25
1921
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INTRODUZIONE
Uomini siate, e non pecore matte,
Sì che 'l giudeo tra voi di voi non rida.
(Dante: Par. c. V; v. 80, 81)
Il Times di Londra l'8 maggio 1920 dava un largo sunto
dei "Protocolli dei Savi Anziani di Sion", annunziando che questi
furono pubblicati in Russia a Tsarkoye Sielo nel 1905 e che la
biblioteca del British Museum ne possedeva una copia col timbro
di entrata del 10 agosto 1906, n. 3926 d 17.
L'autorità del giornale richiamava sulla pubblicazione l'attenzione
degli studiosi e degli uomini politici, l'opinione pubblica ne
fu commossa e le edizioni si vennero moltiplicando mentre quelle
esistenti si diffondevano rapidamente. Tra queste le più notevoli
sono: quella tedesca di Gottfried Zur Beek: Die Geheimnisse
der Weisen von Zion (I misteri dei saggi di Sion) edita a
Charlottenburg dall'Auf Vorposten (1919, 4° piccolo pp. 256) con
una importante bibliografia sulla quistione ebraica, e due edizioni
inglesi, la prima edita sui primi del 1920 a Boston (Small Majnard
and C.), la seconda edita a Londra (The Britons: 62 Oxford Street)
Protocols of the Learned Elders of Zion. Sono poi seguite
numerose edizioni in Francia, Polonia, ecc.
Una grave quistione si è dibattuta recentemente sull'autenticità
dei Protocolli. Noi non vogliamo dissimularla, sia per omaggio
alla verità, sia perché i poco scrupolosi non ne abusino. Anzi
noi eviteremo di voler risolvere quella quistione nel senso formale,
e d'altronde la discussione è troppo lunga e complessa perché
qui possiamo riprodurla, tanto più che vi sono sempre convinti
sostenitori d'ambo le parti. A mo' di esempio rammenteremo questo
punto: il fatto indiscutibile innanzi accennato che i Protocolli
furono pubblicati in Russia nel 1905 (l'anno seguente il British
Museum ne registrava una copia) è citato dagli assertori dell'autenticità
come una prova, giacché nessuno potrà dire che la prodigiosa realizzazione
odierna dei Protocolli sia il volgare trucco di una opera stampata
après coup con una data anteriore. I negatori dell'autenticità
citano questo stesso fatto per la loro tesi, dicendo che quando
in Russia comparvero i Protocolli, e poi furono ripubblicati,
essi non furono presi in considerazione dagli stessi giornali
e circoli antisemiti russi che pur avevano tutto l'interesse di
farlo: segno, dicono i negatori della autenticità, che si sapeva
esser quello un prodotto della celebre "Okhrana".
Come vedono i nostri lettori, c'è da continuare per un pezzo sulla
stessa strada. Ebbene noi taglieremo corto con questa semplice
affermazione: il suddetto dibattito verte materialmente sull'autenticità
propriamente detta del documento, cioè se realmente gli "Anziani
di Sion" si siano radunati nel tale anno e luogo, ed abbiano redatto,
parola per parola, quei Protocolli. Ma un'altra quistione, meno
formale e più sostanziale, s'impone: quella della loro veridicità.
Nessuno nega che un programma reso pubblico nel 1905 abbia oggi
il suo pieno, stupefacente, spaventoso adempimento, e non solo
in genere ma in molti punti particolari. O il documento è formalmente
autentico, od esso fu compilato su varii documenti autentici e
su informazioni sicure, dando a queste membra sparse una unità
di corpo.
Ora, ogni onesto e intelligente lettore troverà che nell'uno e
nell'altro caso il documento è prezioso. E come tale lo presentiamo
al pubblico italiano.
Quando nel 1905 il professor Sergyei Nilus rivelava, con la pubblicazione
dei Protocolli, il piano di conquista politica del Sionismo ribelle
ed oppresso, era ben lungi dal supporre che - quindici anni dopo
- la sua pubblicazione sarebbe apparsa come la voce profetica
alla quale il mondo ebbe il torto di non dare a suo tempo ascolto.
Oggi una parte del terribile piano è attuata.
PREFAZIONE ALLA TRADUZIONE INGLESE
Londra, 2 dicembre 1919.
In questo momento in cui tutta l'Europa Occidentale
si occupa dei benefici derivanti dai governi costituzionali e discute
da un lato i meriti e dall'altro le iniquità del Massimalismo (Bolscevismo),
ritengo di poter presentare con profitto al pubblico la traduzione
di un libro stampato a Tsarkoye Sielo in Russia, nell'anno 1905.
Si può vedere una copia del documento originale alla biblioteca
del British Museum, sotto il N. 3926 d 17, che porta il bollo di
entrata: "10 agosto 1906 British Museum". Quante altre copie di
questo libro si trovino per il mondo non sono in grado di dire,
giacché sembra, che poco dopo la sua comparsa, nel I905, quasi tutte
le copie esistenti siano state comperate simultaneamente ed apparentemente
con uno scopo prefisso. Debbo inoltre prevenire i miei lettori,
che non devono portare una copia di questa traduzione in Russia,
giacché chiunque ivi ne fosse trovato in possesso sarebbe immediatamente
fucilato dai Bolscevichi, quale portatore di "propaganda reazionaria".
Il libro fu presentato al popolo russo dal professore Sergyei Nilus.
Esso consiste di:
1) Un'introduzione al testo principale, scritta dal Sergyei Nilus
nel 1905.
2) Appunti su conferenze fatte a studenti ebrei a parigi nell'anno
1901.
3) Una parte di un epilogo scritto dallo stesso Sergyei Nilus che
non ho ritenuto necessario riprodurre totalmente, giacché in gran
parte non interesserebbe il pubblico e non riguarda il tema che
mi propongo e cioè: il Pericolo Ebraico.
Chiedo ai miei lettori di tener presente, che le conferenze sopra
accennale furono fatte nel 1901, e che l'introduzione di Nilus,
nonché l'epilogo furono scritti nel 1905.
È impossibile leggere qualsiasi parte di questo volume, oggi, senza
esser colpiti dalla nota fortemente profetica che lo domina; non
solo per quanto riguarda la ex Santa Russia, ma anche rispetto a
talune sinistre evoluzioni che si osservano in tutto il mondo nel
momento attuale.
Gentili. - In guardia!
INTRODUZIONE DEL
PROF. SERGYEI NILUS (1905)
Mi è stato dato, da un amico personale ora defunto, un manoscritto
il quale, con una precisione e chiarezza straordinaria, descrive
il piano e lo sviluppo di una sinistra congiura mondiale, che ha
il preciso scopo di. determinare lo smembramento inevitabile del
mondo non rigenerato [Dal punto di vista ebraico, s'intende. - N.
d. t.]. Questo documento venne nelle mie mani circa quattro anni
fa (1901) insieme con l'assoluta garanzia che è la traduzione verace
di documenti (originali), rubati da una donna ad uno dei capi più
potenti, e più altamente iniziati della Massoneria [Massoneria Orientale].
Il furto fu compiuto alla fine di un'assemblea segreta degli "Iniziati"
in Francia - paese che è il nido della "cospirazione massonica ebraica".
A coloro che desiderano di vedere e udire oso svelare questo manoscritto
col titolo di "Protocolli degli Anziani di Sionne".
Chi esamina questi appunti può, a prima vista, riportarne l'impressione
che essi contengano ciò che di solito chiamiamo assiomi; vale a
dire delle verità più o meno conosciute, quantunque espresse con
un'asprezza ed un sentimento d'odio che di solito non accompagnano
le manifestazioni di simili verità. Ribolle fra le righe quell'arrogante
e profondo odio di razza e di religione che per lungo tempo è riuscito
a nascondersi; ora questo odio gorgoglia, si riversa e sembra che
trabocchi da un recipiente colmo di furore e di vendetta, odio pienamente
conscio della meta agognata che si avvicina!
Debbo avvertire che il titolo di questo libro non corrisponde esattamente
al contenuto. Non si tratta precisamente di verbali di adunanze,
ma bensì di. un rapporto, diviso in sezioni non sempre logicamente
seguentisi, presentate da un potente personaggio. Il documento dà
l'impressione di essere una parte di un complesso minaccioso e di
maggiore importanza, del quale manca il principio. L'origine, già
menzionata, di questo documento è evidente.
Secondo le profezie dei Santi Padri, le gesta degli Anti-Cristo
devono sempre essere una parodia della vita di Cristo, ed essi pure
debbono avere il loro Giuda. Ma, ben inteso, dal punto di vista
terrestre questo Giuda non raggiungerà il suo scopo; e perciò, -
benché di breve durata, - una vittoria completa di questo "Sovrano
del mondo" (l'Anti-Cristo) è assicurata. Si comprende che questo
accenno alle parole di W. Soloviev non è adoperato qui come prova
della loro autorità scientifica. Dal punto di vista escatologico,
non è la scienza che lavora, ma bensì il destino che eseguisce la
propria parte importante. Soloviev ci fornisce il canovaccio, sarà
il manoscritto che eseguirà il ricamo.
Ci si potrà rimproverare la natura apocrifa di questo documento,
ma se fosse possibile di provare l'esistenza di questo complotto
mondiale per mezzo di lettere e di testimonianze, e di smascherare
i capi tenendone i fili sanguinolenti per le mani, i "Misteri dell'iniquità"
sarebbero violati. Secondo la tradizione non devono essere smascherati
completamente sino al giorno della incarnazione del "Figlio della
perdizione" (l'Anticristo). Non possiamo, nell'attuale complicazione
di procedimenti delittuosi, sperar di avere prove dirette, ma dobbiamo
contentarci della certezza acquistata mediante l'insieme delle circostanze,
per cui non rimarrà alcun dubbio nella mente di ogni osservatore
cristiano. Ciò che segue dovrebbe esser prova sufficiente per tutti
coloro che hanno "orecchi per sentire": è lo scopo che ci siamo
prefissi, di spingere tutti a proteggersi a tempo e a tenersi in
guardia. La nostra coscienza sarà soddisfatta se, coll'aiuto di
Dio, potremo raggiungere il nostro scopo, senza tuttavia suscitare
ira contro il popolo accecato d'Israele. Confidiamo che i Gentili
non nutriranno sentimenti di odio verso la massa credenzona degli
israeliti, inconsapevole del peccato satanico dei suoi capi - gli
Scribi e i Farisei - i quali hanno di già una volta dato la prova
di essere la distruzione di Israele. Per scansare l'ira di Dio rimane
una sola via - l'unione di tutti i cristiani in Nostro Signore Gesù
Cristo, il pentimento nostro e degli altri - oppure lo sterminio
totale. Ma è questo possibile date le condizioni attuali del mondo
non rigenerato? Non è possibile per il mondo, ma lo è ancora per
la Russia credente. La condizione politica degli Stati Europei Occidentali
e dei loro possedimenti o domini in altri continenti, fu profetizzata
dal Principe degli Apostoli. L'umanità che aspira al perfezionamento
della sua vita terrestre va in cerca di una realizzazione maggiore
dell'idea di potenza, che dovrebbe assicurare il benessere di tutti;
e brama un regno di sazietà universale, essendo questo diventato
il più alto ideale della vita umana. Essa ha cambiato l'indirizzo
dei suoi ideali, dichiarando completamente screditata la Fede Cristiana
perché essa non ha giustificato le speranze che si riponevano in
essa. L'umanità rovescia i suoi idoli di ieri, ne crea dei nuovi,
innalza nuovi Dei sugli altari, erige loro tempî, più lussuosi e
magnifici gli uni degli altri; poi li depone e li distrugge nuovamente.
Il genere umano ha perduto perfino il concetto del potere dato da
Dio ai suoi Eletti e si avvicina sempre più allo stato di anarchia.
Fra poco il pernio della bilancia repubblicana e costituzionale
sarà consumato; la bilancia crollerà, e crollando trascinerà tutti
i Governi nell'abisso dell'anarchia furente.
L'ultima barricata, l'ultimo rifugio del mondo contro l'uragano
che viene è la Russia. In essa la vera fede vive ancora e l'Imperatore
consacrato rimane il suo protettore sicuro.
Tutti gli sforzi di distruzione dei servi sinistri e palesi dell'Anticristo,
tutti gli sforzi dei suoi lavoratori coscienti e incoscienti, sono
concentrati contro la Russia. Le ragioni di questo sforzo sono conosciute,
l'obiettivo è conosciuto e deve essere conosciuto dalla Russia fedele
e credente. Quanto più è minaccioso il momento che si approssima
e più spaventevoli sono gli avvenimenti che si avvicinano nascosti
nelle dense nubi, tanto più devono battere con coraggio e determinazione
sempre maggiore i cuori russi intrepidi ed audaci. Devono coraggiosamente
unirsi intorno allo stendardo sacro della loro Chiesa ed al Trono
del loro Imperatore. Fintanto che vive l'anima, fintanto che il
cuore batte nel petto non deve trovar posto lo spettro mortale della
disperazione; tocca a noi con la nostra fede di ottenere la misericordia
dell'Onnipotente e di ritardare l'ora della caduta della Russia.
PROTOCOLLO I
Parleremo apertamente, discuteremo il significato di ogni riflessione
e, per mezzo di paragoni e deduzioni, arriveremo a dare una spiegazione
completa esponendo così il concetto della nostra politica e di quella
dei Goys (parola ebraica per definire tutti i Gentili). Si deve
anzitutto notare che gl'individui corrotti sono assai più numerosi
di coloro che hanno nobili istinti, perciò nel governare il mondo
i migliori risultati sono ottenuti colla violenza e l'intimidazione,
anziché con le discussioni accademiche. Ogni uomo mira al potere,
ognuno vorrebbe essere un dittatore e sono, in vero, assai rari
coloro che non sono pronti a sacrificare il benessere altrui pur
di raggiungere le proprie finalità. Che cosa ha frenato quelle belve
che chiamiamo uomini? Che cosa li ha governati? Nei primordi della
civiltà si sono sottomessi alla forza cieca e brutale, poi alla
legge la quale - in realtà - è la stessa forza, ma mascherata. Da
ciò debbo dedurre che, secondo la legge della natura, il diritto
sta nella forza. La libertà politica non è un fatto, ma una idea.
Si deve sapere come applicare questa idea quando necessita, allo
scopo di servirsene come di un'esca per attirare la forza della
plebe al proprio partito, se detto partito ha deciso di usurpare
il potere di un rivale. Il problema viene semplificato, se questo
rivale diventa infetto da idee di "libertà" - dal cosiddetto liberalismo
- e se per questo ideale cede una parte del suo potere. In queste
circostanze trionfa il nostro concetto. Una nuova mano afferra le
abbandonate redini del Governo, secondo vuole la legge vitale, perché
la forza cieca del popolo non può esistere per un solo giorno senza
un Capo che la guidi, ed il nuovo Governo non fa che sostituire
il vecchio indebolito dal suo liberalismo.
Oggi giorno la potenza dell'oro ha sopraffatto i regimi liberali.
Vi fu un tempo in cui la religione governava. Il concetto della
libertà non è realizzabile perché nessuno sa adoperarla con discrezione.
Basta dare l'autonomia di governo ad un popolo, per un periodo brevissimo,
perché esso diventi una ciurmaglia disorganizzata. Da quel momento
stesso cominceranno i dissidi, i quali presto si trasformano in
guerre civili, l'incendio si appicca ovunque e gli Stati cessano
virtualmente di esistere. Lo stato, sia che si esaurisca in convulsioni
interne, sia che la guerra civile lo dia in mano a un nemico esterno
- può considerarsi definitivamente e totalmente distrutto e sarà
in nostro potere. Il dispotismo capitalista, che è interamente nelle
nostre mani, gli tenderà un fuscello al quale lo Stato dovrà inevitabilmente
aggrapparsi per evitare di cadere inesorabilmente nell'abisso.
Se qualcuno per motivo di liberalismo asserisce che simili discussioni
sono immorali farò una domanda: perché non è immorale per uno Stato
che ha due nemici, uno esterno e l'altro interno, il servirsi contro
l'uno di mezzi difensivi diversi da quelli che usa contro l'altro,
formando cioè piani segreti di difesa, e di attacco di notte o con
forze superiori? Dunque, perché dovrebbe essere immorale per lo
Stato di servirsi di questi medesimi mezzi contro ciò che rovina
le sue fondamenta ed il benessere della sua stessa esistenza? Può
una mente sana e logica sperare di governare una massa con successo
per mezzo di argomenti e ragionamenti, quando sussiste la possibilità
che essi siano contraddetti da altri i quali, anche se assurdi e
ridicoli, vengano presentati in guisa attraente a quella parte della
plebe, che non è capace di ragionare o di approfondire, guidata
come è interamente da piccole passioni e convenzioni, o da teorie
sentimentali?
Il grosso della plebe, non iniziata ed ignorante, assieme a coloro
che sono sorti e saliti da essa, vengono avviluppati in dissensi
di partito, che rendono impossibile qualsiasi accordo anche sulla
base di argomenti sani e convincenti. Ogni decisione della massa
dipende da una maggioranza casuale o predisposta la quale, nella
sua totale ignoranza dei misteri politici, approva risoluzioni assurde,
seminando in questo modo i germi dell'anarchia. La politica non
ha niente di comune con la morale; un sovrano che si lascia guidare
dalla morale non è un accorto politico, conseguentemente non è sicuramente
assiso sul trono. Chi vuol regnare deve ricorrere all'astuzia ed
all'ipocrisia. L'onestà e la sincerità, grandi qualità umane, diventano
vizi in politica. Esse fanno perdere il trono più certamente che
non il più acerrimo nemico. Queste qualità devono essere gli attributi
delle nazioni Gentili, ma noi non siamo affatto costretti a lasciarci
andare da esse. Il nostro diritto sta nella forza. La parola "diritto"
rappresenta un'idea astratta senza base alcuna, e significa né più
né meno che: "datemi quello che voglio perché io possa dimostrarvi
in conseguenza che io son più forte di voi".
Dove principia il diritto e dove termina? In uno Stato dove il potere
è male organizzato, ove le leggi e le personalità del regnante sono
resi inefficaci dal continuo liberalismo invadente, io mi servo
di una nuova forma di attacco usando del diritto della forza per
distruggere i canoni e i regolamenti già esistenti, impadronirmi
delle leggi, riorganizzare tutte le istituzioni, e diventare così
il dittatore di coloro i quali hanno spontaneamente rinunciato al
loro potere conferendolo a noi. La nostra forza, nelle attuali traballanti
condizioni dell'autorità civile, sarà maggiore di qualsiasi altra,
perché sarà invisibile, sino al momento che saremo diventati tanto
forti da non temere più nessun attacco per quanto astutamente preparato.
Dal male temporaneo, al quale siamo obbligati a ricorrere, emergerà
il benefizio in un regime incrollabile che reintegrerà il funzionamento
dell'esistenza naturale, distrutto dal liberalismo.
Il fine giustifica i mezzi.
Nel formulare i nostri piani, dobbiamo fare attenzione non tanto
a ciò che è buono e morale, quanto a ciò che è necessario e vantaggioso.
Abbiamo davanti un piano dove è tracciata una linea strategica dalla
quale non dobbiamo deviare, altrimenti distruggeremo il lavoro di
secoli. Per stabilire uno schema d'azione adeguato, dobbiamo tener
presente la meschinità, l'incostanza e la mancanza di equilibrio
morale della folla, nonché l'incapacità sua di comprendere e di
rispettare le condizioni stesse del suo benessere e della sua esistenza.
Si deve comprendere, che la forza della folla è cieca e senza acume;
che porge ascolto ora a destra ora a sinistra. Se il cieco guida
il cieco, ambedue cadranno nella fossa. Conseguentemente quei membri
della folla che sono venuti su da essa, non possono, anche essendo
degli uomini d'ingegno, guidare le masse senza rovinare la Nazione.
Solamente chi è stato educato alla sovranità autocratica può leggere
le parole formate con l'alfabeto politico. Il popolo abbandonato
a sé stesso, cioè in balìa di individui saliti su dalla plebe, viene
rovinato dai dissensi di partito che hanno origine dall'avidità
di potere e dalla bramosia di onori, generatrici di agitazioni e
disordini.
È forse possibile che le masse possano giungere tranquillamente
ed amministrare senza gelosia gli affari di Stato che non devono
confondere con i loro interessi personali? Possono le masse organizzare
la difesa contro il nemico esterno? Ciò è assolutamente impossibile,
perché un piano suddiviso in tante parti quante sono le menti della
massa, perde il suo valore e quindi diventa inintelligibile ed ineseguibile.
Soltanto un autocrate può concepire piani vasti, assegnando la sua
parte a ciascun ente del meccanismo della macchina statale. Quindi
concludiamo essere utile per il benessere del paese, che il governo
del medesimo sia nelle mani di un solo individuo responsabile. Senza
il dispotismo assoluto la civiltà non può esistere, perché la civiltà
può essere promossa solamente sotto la protezione del regnante,
chiunque egli sia, e non dalla massa.
La folla è barbara, ed agisce barbaramente in ogni occasione. La
turba, appena acquista la libertà, rapidamente la trasforma in anarchia,
la quale è per sé stessa la massima delle barbarie. Date uno sguardo
a quei bruti alcoolizzati ridotti all'imbecillità dalle bevande
il cui consumo illimitato è tollerato dalla libertà! Dovremo noi
permettere a noi stessi ed ai nostri simili di fare altrettanto?
I popoli della Cristianità sono fuorviati dall'alcool; la loro gioventù
è resa folle dalle orgie classiche e premature alle quali l'hanno
istigata i nostri agenti - e cioè i precettori, i domestici, le
istitutrici, gli impiegati, i commessi e via dicendo -; dalle nostre
donne nei loro luoghi di divertimento; ed a queste ultime aggiungo
anche le cosiddette "Signore della Società" - loro spontanee seguaci
nella corruzione e nella lussuria.
Il nostro motto deve essere: "Qualunque mezzo di forza ed ipocrisia!".
In politica vince soltanto la forza schietta, specialmente se essa
si nasconde nell'ingegno indispensabile per un uomo di Stato. La
violenza deve essere il principio; l'astuzia e l'ipocrisia debbono
essere la regola di quei governi che non desiderano di deporre la
loro corona ai piedi degli agenti di una potenza nuova. Il male
è l'unico mezzo per raggiungere il bene. Pertanto non dobbiamo arrestarci
dinanzi alla corruzione, all'inganno e al tradimento, se questi
mezzi debbono servire al successo della nostra causa.
In politica dobbiamo saper confiscare le proprietà senza alcuna
esitazione, se con ciò possiamo ottenere l'assoggettamento altrui
e il potere per noi. Il nostro Stato, seguendo la via della conquista
pacifica, ha il diritto di sostituire agli orrori della guerra le
esecuzioni, meno appariscenti e più utili, che sono i mezzi necessari
per mantenere il terrore, producendo una sottomissione cieca. La
severità giusta ed implacabile è il fattore principale della potenza
dello Stato. Non solo perché è vantaggioso, ma altresì per dovere
e per la vittoria, dobbiamo attenerci al programma della violenza
e dell'ipocrisia. I nostri principi sono altrettanto potenti quanto
i mezzi coi quali li mettiamo in atto. Questo è il motivo per cui
non solo con questi mezzi medesimi ma anche con la severità delle
nostre dottrine, trionferemo ed assoggetteremo tutti i Governi al
nostro Super-Governo. Basta che si sappia che siamo implacabili
per prevenire ogni recalcitranza. Anche nel passato noi fummo i
primi a gettare al popolo le parole d'ordine: "Libertà, uguaglianza,
fratellanza". Parole così spesso ripetute, da quel tempo in poi,
da pappagalli ignoranti accorrenti in folla da ogni dove intorno
a quest'insegna. Costoro, ripetendole, tolsero al mondo la prosperità
ed all'individuo la vera libertà personale, che prima era stata
così bene salvaguardata, impedendo alla plebaglia di soffocarla.
I Gentili sedicenti dotti e gli intelligenti, non percepirono quanto
fossero astratte le parole che pronunciavano e non si accorsero
che queste parole non solo non si accordavano, ma si contraddicevano
addirittura.
Essi non seppero vedere che l'eguaglianza non esiste nella natura,
la quale crea calibri diversi e disuguali di mente, carattere e
capacità. Così è d'uopo assoggettarsi alle leggi della natura. Questi
sapientoni non seppero intuire che la massa è una potenza cieca
e che coloro i quali, emergendo da essa, vengono chiamati al governo,
sono ugualmente ciechi in fatto di politica; che un uomo destinato
a regnare può governare, anche se sia uno sciocco, ma che un uomo
il quale non è stato preparato a tale compito, non comprenderebbe
nulla di politica anche se fosse un genio. I Gentili hanno messo
da parte tutto ciò, mentre è su questa base, che fu fondato il governo
dinastico.
Il padre soleva istruire il figlio nel significato e nello svolgimento
delle evoluzioni politiche in maniera tale che nessuno, fuorché
i membri della dinastia, potesse averne conoscenza e che pertanto
nessuno potesse svelarne i segreti al popolo governato. Col tempo
il significato dei veri insegnamenti politici, quali erano trasmessi
nelle dinastie da una generazione all'altra, andò perduto, e questa
perdita contribuì al successo della nostra causa. Il nostro appello
di: "libertà, uguaglianza, fratellanza", attirò intiere legioni
nelle nostre file dai quattro canti del mondo attraverso i nostri
inconsci agenti, e queste legioni portarono i nostri stendardi estaticamente.
Nel frattempo queste parole rodevano, come altrettanti vermi, il
benessere dei Cristiani e distruggevano la loro pace, la loro costanza,
la loro unione, rovinando così le fondamenta degli Stati. Come vedremo
in seguito, questa azione determinò il nostro trionfo. Esso ci dette,
fra l'altro, la possibilità di giocare l'asso di briscola, vale
a dire di ottenere l'abolizione di privilegi; ossia, in altre parole,
l'abolizione dell'aristocrazia dei Gentili, la quale era l'unica
difesa che le Nazioni ed i paesi possedevano contro di noi. Sopra
le rovine di una aristocrazia naturale ed ereditaria, costruimmo
un'aristocrazia nostra a base plutocratica. Fondammo questa nuova
aristocrazia sulla ricchezza, che noi controllavamo, e sulla scienza
promossa dai nostri dotti. Il nostro trionfo fu facilitato dal fatto,
che noi, mediante le nostre relazioni con persone che erano indispensabili,
abbiamo sempre agito sulla parte suscettibile della mente umana;
cioè sfruttando l'avidità di guadagno delle nostre vittime, la loro
ingordigia, la loro instabilità, nonché profittando delle esigenze
naturali dell'uomo, poiché ognuna di queste debolezze, presa da
sé, è capace di distruggere l'iniziativa, ponendo così la potenza
volitiva del popolo in balìa di coloro che vorrebbero privarlo di
tutto il suo potere di iniziativa. Il significato astratto della
parola libertà rese possibile di convincere le turbe che il Governo
non è altro che un gerente rappresentante il possessore - vale a
dire la Nazione -; e pertanto può essere messo da parte come un
paio di guanti usati. Il fatto che i rappresentanti della Nazione
possono essere destituiti li diede in nostro potere e fece sì che
la loro nomina è praticamente nelle nostre mani.
PROTOCOLLO II
Per il nostro scopo è indispensabile che le guerre non producano
modificazioni territoriali. In tal modo, senza alterazioni territoriali,
la guerra verrebbe trasferita sopra una base economica. Allora le
nazioni dovranno riconoscere la nostra superiorità per l'assistenza
che sapremo dare ad esse, e questo stato di cose metterà entrambe
le parti alla mercè dei nostri intermediarii internazionali dagli
occhi di lince, i quali hanno inoltre mezzi assolutamente illimitati.
Allora i nostri diritti internazionali cancelleranno le leggi del
mondo e noi governeremo i paesi nello stesso modo che i singoli
governi governano i loro sudditi.
Sceglieremo fra il pubblico amministratori che abbiano tendenze
servili. Essi non avranno esperienza dell'arte di governare, e perciò
saranno facilmente trasformati in altrettante pedine del nostro
giuoco; pedine che saranno nelle mani dei nostri astuti ed eruditi
consiglieri, specialmente educati fino dall'infanzia nell'arte di
governare il mondo. Come già sapete, questi uomini hanno studiato
la scienza del governo dai nostri piani politici, dall'esperienza
dataci dalla storia e dalla osservazione degli avvenimenti che si
susseguono. I Gentili non traggono profitto da costanti osservazioni
storiche, ma seguono una routine teorica senza considerare
quali possano esserne le conseguenze, quindi non occorre prenderli
in considerazione. Lasciamo che si divertano finché l'ora suonerà,
oppure lasciamoli vivere nella speranza di nuovi divertimenti, o
nel ricordo di godimenti che furono. Lasciamoli nella convinzione
che le leggi teoriche, che abbiamo ispirato loro, siano per essi
di suprema importanza. Con questa mèta in vista e coll'aiuto della
nostra stampa, aumentiamo continuamente la loro cieca fiducia in
queste leggi. Le classi istruite dei Gentili si vanteranno della
propria erudizione e metteranno in pratica, senza verificarle, le
cognizioni ottenute dalla scienza che i nostri agenti scodellarono
loro allo scopo prefisso di educarne le menti secondo le nostre
direttive. Non crediate che le nostre asserzioni siano parole vane:
notate il successo di Darwin, di Marx e di Nietsche, che fu intieramente
preparato da noi. L'azione demoralizzatrice di queste scienze sulle
menti dei Gentili dovrebbe certamente esserci evidente. Per evitare
di commettere errori nella nostra politica e nel nostro lavoro di
amministrazione, è per noi essenziale di studiare e di tener presente
l'attuale andamento del pensiero, le caratteristiche e le tendenze
delle nazioni.
Il successo del nostro piano consiste nella sua adattabilità al
temperamento delle nazioni colle quali veniamo a contatto. Esso
non può riuscire se la sua applicazione pratica non è basata sull'esperienza
del passato, integrata con le osservazioni dell'ora presente. La
stampa è una grande forza nelle mani dei presenti Governi, i quali
per suo mezzo controllano le menti popolari. La stampa dimostra
le pretese vitali della popolazione, ne rende note le lagnanze e
talvolta crea lo scontento nella plebe. La realizzazione della libertà
di parola nacque nella stampa, ma i governi non seppero usufruire
di questa forza ed essa cadde nelle nostre mani. Per mezzo della
stampa acquistammo influenza pur rimanendo dietro le quinte. In
virtù della stampa accumulammo l'oro: ci costò fiumi di sangue ed
il sacrificio di molta gente nostra, ma ogni sacrificio dal lato
nostro, vale migliaia di Gentili nel cospetto di Dio.
PROTOCOLLO III
Oggi vi posso assicurare che siamo a pochi passi dalla nostra mèta.
Rimane da percorrere ancora una breve distanza e poi il ciclo del
Serpente Simbolico - emblema della nostra gente - sarà completo.
Quando questo ciclo sarà chiuso, tutti gli Stati Europei vi saranno
costretti come da catene infrangibili. La bilancia sociale ora esistente
andrà presto in isfacelo, perché noi ne alteriamo continuamente
l'equilibrio, allo scopo di logorarla e distruggerne l'efficienza
al più presto possibile.
I Gentili credettero che tale bilancia fosse forte e resistente
e confidavano di tenerla sempre accuratamente in equilibrio, ma
i suoi sostegni, cioè i capi degli Stati, trovano un impedimento
nei loro servitori i quali non giovano nulla ad essi, perché sono
trascinati dalla loro illimitata forza d'intrigo, causata dai terrori
che prevalgono nelle Corti. Il Sovrano, siccome non ha i mezzi per
penetrare nel cuore del suo popolo, non può difendersi contro gli
intriganti avidi di potere. Dacché noi abbiamo scisso il potere
vigile dal potere cieco della popolazione, entrambi hanno perduto
il loro significato, perché una volta divisi, sono spersi l'uno
e l'altro come un cieco al quale manchi il suo bastone. Per indurre
gli amanti del potere a fare cattivo uso dei loro diritti, aizzammo
tutte le Potenze, le une contro le altre, incoraggiandone le tendenze
liberali verso l'indipendenza. Abbiamo fomentato ogni impresa in
questo senso, ponendo così delle armi formidabili nelle mani di
tutti i partiti, e abbiamo fatto sì che il potere fosse la mèta
di ogni ambizione. I governi li abbiamo trasformati in arene dove
si combattono le guerre di partito. Fra poco il disordine ed il
fallimento appariranno ovunque. Chiacchieroni irrefrenabili trasformarono
le assemblee parlamentari ed amministrative in riunioni di controversia.
Giornalisti audaci, e sfacciati scrittori di opuscoli, attaccano
continuamente i poteri amministrativi. L'abuso del potere preparerà
definitivamente il crollo di tutte le istituzioni e tutto cadrà
sotto i colpi della popolazione inferocita. Il popolo è assoggettato
nella miseria dal sudore della sua fronte in un modo assai più formidabile
che non dalle leggi della schiavitù. Da quest'ultima i popoli poterono
affrancarsi in un modo o in un altro, mentre nulla li potrà liberare
dalla tirannide della completa indigenza. Ponemmo cura di inserire
nelle costituzioni molti diritti che per le masse sono puramente
fittizi. Tutti i cosidetti "diritti del popolo" possono esistere
solo in teorie le quali non sono praticamente applicabili. Qual
vantaggio deriva ad un operaio del proletariato, curvato dalle sue
dure fatiche ed oppresso dal destino, dal fatto che un ciarlone
ottiene il diritto di parlare, od un giornalista quello di stampare
qualsiasi sciocchezza? A che giova una costituzione al proletariato,
se da essa non riceve altro benefizio che le briciole che gli gettiamo
dalla nostra tavola quale ricompensa perché dia i suoi voti ai nostri
agenti? I diritti repubblicani sono un'ironia per il povero, perché
la dura necessità del lavoro quotidiano gli impedisce di ricavare
qualsiasi beneficio da diritti di tal genere e non fa che togliergli
la garanzia di uno stipendio fisso e continuo rendendolo schiavo
degli scioperi, di chi gli dà lavoro e dei suoi compagni. Sotto
i nostri auspici la plebe ha completamente distrutto l'aristocrazia,
la quale sempre la sovvenne e la custodì per il vantaggio proprio,
che era inseparabile dal benessere della popolazione. Oggi giorno
il popolo, avendo distrutto i privilegi dell'aristocrazia, è caduto
sotto il giogo di furbi sfruttatori e di gente venuta su dal nulla.
Noi abbiamo l'intenzione di assumere l'aspetto di liberatori dell'operaio,
venuti per affrancarlo da ciò che lo opprime, quando gli suggeriremo
di unirsi alla fila dei nostri eserciti di socialisti, anarchici
e comunisti. Sosteniamo i comunisti, fingendo di amarli giusta i
principii di fratellanza e dell'interesse generale dell'umanità,
promosso dalla nostra massoneria socialista. L'aristocrazia, la
quale - per diritto - spartiva il guadagno delle classi operaie,
si interessava perché queste classi fossero ben nutrite, sane e
robuste. Il nostro scopo è invece l'opposto, vale a dire che ci
interessiamo alla degenerazione dei Gentili. La nostra forza consiste
nel tenere continuamente l'operaio in uno stato di penuria ed impotenza,
perché, così facendo, lo teniamo assoggettato alla nostra volontà
e, nel proprio ambiente, egli non troverà mai la forza e l'energia
di insorgere contro di noi. La fame conferirà al Capitalismo dei
diritti sul lavoratore infinitamente più potenti di quelli che il
legittimo potere del Sovrano potesse conferire alla aristocrazia.
Noi governiamo le masse mediante i sentimenti di gelosia ed odio
fomentati dall'oppressione e dalla miseria. Ed è facendo uso di
questi sentimenti che togliamo di mezzo tutti coloro che ci ostacolano.
Quando verrà il giorno dell'incoronazione del nostro Sovrano Mondiale,
provvederemo con questi stessi mezzi, e cioè servendoci della plebe,
a distruggere tutto ciò che potrebbe ostacolare il nostro cammino.
I Gentili non sono più capaci di ragionare in materia di scienza,
senza il nostro aiuto. Per questo motivo essi non comprendono la
necessità vitale di certe condizioni, che noi ci facciamo un dovere
di tener nascoste sino al momento in cui giungerà la nostra ora;
specialmente, che nelle scuole si dovrebbe insegnare la sola vera
e più importante di tutte le scienze, e cioè la scienza della vita
dell'uomo e delle condizioni sociali, le quali richiedono entrambe
la spartizione del lavoro e conseguentemente la classificazione
degli individui in caste e classi.
È indispensabile che tutti sappiamo che la vera eguaglianza non
può esistere, data la natura diversa delle varie qualità di lavoro;
e che pertanto coloro i quali agiscono a detrimento di tutta una
casta incorrono in una responsabilità ben diversa, davanti alla
legge, di quelli che commettono un delitto nocivo soltanto al loro
onore personale.
La vera scienza delle condizioni sociali, ai segreti della quale
non ammettiamo i Gentili, convincerebbe il mondo che il lavoro e
gli impieghi si dovrebbero assegnare a caste ben distinte, allo
scopo di evitare insofferenze umane derivanti da una educazione
non corrispondente al lavoro che gli individui sono chiamati ad
eseguire. Se essi studiassero questa scienza, il popolo si sottometterebbe
volontariamente ai poteri governativi e alle caste di governo classificate
da essi.
Date le condizioni attuali della scienza, che segue una linea tracciata
da noi, la plebe, nella sua ignoranza, crede ciecamente nelle parole
stampate e nelle illusioni erronee opportunamente ispirate da noi,
ed odia tutte le classi che crede più elevate della sua. Ciò perché
essa non comprende l'importanza di ogni singola casta. Questo odio
diventerà ancora più acuto quando si tratterrà di crisi economiche,
perché allora arresterà i mercati e la produzione. Determineremo
una crisi economica universale con tutti i mezzi clandestini possibili
coll'aiuto dell'oro, che è tutto nelle nostre mani. In pari tempo
getteremo sul lastrico folle enormi di operai, in tutta l'Europa.
Allora queste masse si getteranno con gioia su coloro dei quali,
nella loro ignoranza, sono stati gelosi sin dall'infanzia, ne saccheggeranno
gli averi e ne verseranno il sangue. A noi non recheranno danno,
perché il momento dell'attacco ci sarà ben noto, e prenderemo le
misure necessarie per proteggere i nostri interessi. Siamo riusciti
a persuadere i Gentili che il liberalismo avrebbe dato loro il regno
della ragione. Il nostro dispotismo sarà di questa specie perché
avrà il potere di sopprimere le ribellioni e di sradicare con giusta
severità ogni idea liberale dalle istituzioni.
Quando la plebe si avvide che in nome della libertà le venivano
concessi diritti di ogni genere, si immaginò di essere la padrona
e tentò di assumere il potere. Naturalmente s'imbatté come un cieco
qualsiasi, in ostacoli innumerevoli. Allora, non volendo tornare
al regime di prima, depose il suo potere ai nostri piedi.
Ricordatevi della rivoluzione francese, che chiamiamo la Grande
Rivoluzione: ebbene, tutti i segreti della sua preparazione organica
ci sono ben noti, essendo lavoro delle nostre mani. Da allora in
poi abbiamo fatto subire alle nazioni una delusione dopo l'altra,
cosicché esse dovranno perfino rinnegarci, in favore del Re Despota,
uscito dal sangue di Sionne, che stiamo preparando al mondo.
Nel momento attuale noi come forza internazionale siamo invulnerabili,
perché quando siamo assaliti da uno dei governi dei Gentili, altri
ci sostengono. Nella loro immensa bassezza, i popoli Cristiani aiutano
la nostra indipendenza. Ciò fanno quando si prosternano davanti
alla forza; quando sono senza pietà per i deboli; crudeli per le
colpe e indulgenti per i delitti; quando si rifiutano di ammettere
le contraddizioni della libertà; quando sono pazienti fino al martirio
nel sopportare la violenza di una tirannia audace.
Essi tollerano da parte dei loro attuali dittatori, Presidenti dei
Consigli e Ministri, degli abusi per il più piccolo dei quali avrebbero
ucciso cento re. Come si spiega questo stato di cose? Perché le
masse sono tanto illogiche nel farsi un concetto degli avvenimenti?
La ragione è che i despoti persuadono il popolo, per mezzo dei loro
agenti, che l'abuso del potere con evidente danno allo Stato è compiuto
per uno scopo elevato, vale a dire per ottenere la prosperità della
popolazione e per l'amore della fratellanza internazionale, dell'unione
e dell'eguaglianza. Si capisce che questi agenti non dicono al popolo,
che tale unificazione può essere ottenuta soltanto sotto il nostro
dominio; di modo che vediamo la popolazione condannare gl'innocenti
ed assolvere i colpevoli, convinta che potrà sempre fare ciò che
le pare e piace. La plebe, data questa sua condizione mentale, distrugge
tutto ciò che è stabile e crea lo scompiglio ovunque. La parola
"libertà" porta la società a lottare contro tutte le potenze, persino
contro le potenze della Natura e di Dio. Questo è il motivo per
cui, quando noi arriveremo al potere, dovremo cancellare la parola
"libertà" dal dizionario umano, essendo essa il simbolo della forza
bestiale che trasforma le popolazioni in belve assetate di sangue.
Occorre però tener presente che queste belve si addormentano appena
saziate di sangue e che in quel momento è facile affascinarle e
ridurle in ischiavitù. Se non si procura ad esse del sangue, non
si addormenteranno ma lotteranno fra di loro.
PROTOCOLLO IV
Ogni Repubblica attraversa varie fasi. La prima fase è rappresentata
dai primi giorni di furia cieca, quando le turbe annientano e distruggono
a destra e a sinistra. La seconda è il regno del demagogo che promuove
l'anarchia ed impone il potere assoluto. Questo dispotismo non è
ufficialmente legale ed è, pertanto, irresponsabile; esso è nascosto
ed invisibile, ma nel medesimo tempo si fa sentire. Esso è generalmente
controllato da una organizzazione segreta la quale agisce dietro
le spalle di qualche agente ed è conseguentemente tanto più audace
e senza scrupoli. A questa forza segreta non importerà di mutare
gli agenti che la mascherano. Questi mutamenti aiuteranno persino
l'organizzazione, la quale con questo mezzo si sbarazzerà dei suoi
vecchi servitori, ai quali avrebbe dovuto dare un forte premio,
data la durata del loro servizio. Chi o che cosa può detronizzare
una potenza segreta? Ebbene tale è appunto il nostro Governo. La
loggia massonica in ogni parte del mondo agisce inconsciamente da
maschera al nostro scopo. Ma l'uso che faremo di questa potenza
nel nostro piano di azione, come i nostri quartieri generali, restano
perpetuamente sconosciuti all'universo.
La libertà potrebbe non essere danno e sussistere nei governi e
nei paesi senza pregiudicare il benessere del popolo, se fosse basata
sulla religione, sul timore di Dio e sulla fratellanza umana, scevra
da quei concetti di uguaglianza che sono in contraddizione diretta
con le leggi della creazione che hanno ordinato la sottomissione.
Retto da una fede simile, il popolo sarebbe governato dalle parrocchie
e vivrebbe tranquillamente ed umilmente sotto la tutela dei suoi
pastori spirituali, sottomettendosi all'ordinamento da Dio stabilito
sulla terra. Ed è perciò che dobbiamo cancellare persino il concetto
di Dio dalle menti dei Cristiani, rimpiazzandolo con calcoli aritmetici
e bisogni materiali. Allo scopo di stornare le menti Cristiane dalla
nostra politica è assolutamente necessario di tenerle occupate nell'industria
e nel commercio. Così tutte le nazioni lavoreranno incessantemente
per il loro proprio vantaggio, ed in questa lotta universale non
si accorgeranno del nemico comune. Ma perché la libertà sconnetta
e rovini completamente la vita sociale dei Gentili, dobbiamo mettere
il commercio sopra una base di speculazione. Il risultato di ciò
sarà che le ricchezze della terra, ricavate per mezzo della produzione,
non rimarranno nelle mani dei Gentili, ma passeranno, attraverso
la speculazione, nelle nostre casseforti. La lotta per la supremazia
e la speculazione continua nel mondo degli affari, produrrà una
società demoralizzata, egoista e senza cuore. Questa società diventerà
completamente indifferente e persino nemica della religione e disgustata
dalla politica. La bramosia dell'oro sarà l'unica sua guida. E questa
società lotterà per l'oro, facendo un vero culto dei piaceri materiali
che esso può procacciarle. Allora le classi inferiori si uniranno
a noi contro i nostri rivali - cioè contro i Gentili privilegiati
- senza neppur fingere di essere animate da un motivo nobile, e
neppure per amore delle ricchezze, ma unicamente per il loro odio
schietto contro le classi più elevate.
PROTOCOLLO V
Che genere di governo si può dare ad una società nella quale il
subornamento e la corruzione sono penetrate ovunque; dove le ricchezze
si possono ottenere solamente di sorpresa o con mezzi fraudolenti;
dove il dissenso prevale in tutto, e la moralità si mantiene unicamente
per mezzo del castigo e di leggi severe, e non in conseguenza di
principi volontariamente accettati; dove il sentimento patriottico
e religioso affoga nelle convinzioni cosmopolitane? Quale altra
forma di governo si può dare a simili società, fuorché quella despotica
che vi descriverò ora?
Organizzeremo un governo fortemente centralizzato, in modo da acquistare
le forze sociali per noi. Per mezzo di nuove leggi regoleremo la
vita politica dei nostri sudditi come se fossero tanti pezzi di
una macchina. Tali leggi limiteranno gradatamente tutte le franchigie
e le libertà accordate dai Gentili. In questo modo il nostro regno
si svilupperà in un dispotismo così possente, da essere in grado
di schiacciare i Gentili malcontenti o recalcitranti in qualunque
ora ed in qualunque luogo.
Ci diranno che il genere di potere assoluto che suggerisco non si
confà col progresso attuale della civiltà, ma vi dimostrerò, invece,
che è proprio vero il contrario. Allorquando i popoli consideravano
i loro sovrani come l'espressione della volontà di Dio, si sottomettevano
tranquillamente al dispotismo dei loro monarchi. Ma dal giorno in
cui infondemmo nelle popolazioni il concetto dei loro diritti, esse
cominciarono a considerare i Re come semplici mortali. Al cospetto
della plebe la Santa unzione cadde dal capo dei monarchi, e quando
ad essa togliemmo anche la religione, il potere fu gettato sulla
via come pubblica proprietà e venne afferrato da noi. Oltre a ciò,
fra le nostre doti amministrative contiamo quella di saper governare
le masse e gl'individui per mezzo di fraseologie astute, di teorie
confezionate furbamente, di regole di vita e di ogni altro mezzo
d'inganno allettante. Tutte queste teorie, che i Gentili non comprendono
affatto, sono basate sull'analisi e sull'osservazione unite ad una
così sapiente argomentazione, che non trova l'uguale fra i nostri
rivali, così come essi non possono competere con noi nella costruzione
di piani di solidarietà e di azione politica. L'unica società da
noi conosciuta che sarebbe capace di farci concorrenza in queste
arti potrebbe essere quella dei Gesuiti. Ma siamo riusciti a screditare
i Gesuiti agli occhi della plebe stupida per la ragione che questa
società è un'organizzazione palese, mentre noi ci teniamo dietro
le quinte, mantenendo il segreto della nostra. Al mondo, in fin
dei conti, importerà poco se diventerà suo padrone il capo della
Chiesa Cattolica, oppure un tiranno del sangue di Sionne. Ma per
noi "popolo prediletto" la questione non è indifferente. Per un
certo periodo i Gentili potrebbero forse esser capaci di tenerci
testa. Ma a questo riguardo non abbiamo da temere perché siamo salvaguardati
dall'odio profondamente radicato che nutrono gli uni verso gli altri
e che non si può estirpare. Abbiamo messo in contrasto gli uni con
gli altri tutti gli interessi personali e nazionali dei Gentili,
fomentandone tutti i pregiudizi religiosi e nazionali per quasi
venti secoli. A tutto questo lavorìo si deve il fatto, che nessun
governo troverebbe appoggio nei suoi vicini, se si appellasse ad
essi per opporsi a noi, perché ognuno di essi sarebbe convinto che
un'azione contro di noi potrebbe essere disastrosa per la sua esistenza
individuale. Noi siamo troppo potenti; il mondo intero deve fare
i conti con noi. I Governi non possono fare il più piccolo trattato
senza il nostro intervento segreto. "Per me reges regunt"
- i sovrani regnano per mezzo mio -. Leggiamo nella Legge dei Profeti,
che siamo prescelti da Dio per governare il mondo. Dio ci ha dato
l'ingegno e la capacità di compiere questo lavoro. Se vi fosse un
genio nel campo nemico, egli potrebbe forse ancora combatterci,
ma un nuovo venuto non potrebbe competere con dei vecchi lottatori
come noi, e il conflitto fra lui e noi assumerebbe un carattere
tale, che il mondo non ne avrebbe ancora visto l'eguale. Oramai
è troppo tardi per il loro Genio. Tutte le ruote del meccanismo
statale sono messe in moto da una forza che è nelle nostre mani:
l'oro!
La scienza dell'economia politica studiata dai nostri grandi sapienti
ha già dimostrato che la forza del capitale supera il prestigio
della Corona.
Il capitale per avere il campo libero, deve ottenere l'assoluto
monopolio dell'industria e del commercio. Questo scopo viene già
raggiunto da una mano invisibile in tutte le parti del mondo. Questo
privilegio farà sì che tutta la forza politica sarà nelle mani dei
commercianti, i quali col profitto abusivo opprimeranno la popolazione.
Oggi giorno conviene disarmare i popoli piuttosto che condurli alla
guerra. È più importante sapersi servire per la nostra causa delle
passioni ardenti che spegnerle. Incoraggiare le idee altrui e farne
uso pel piano nostro piuttosto che disperderle. Il problema principale
per il nostro governo è questo: come indebolire il cervello pubblico
mediante la critica; come fargli perdere la facoltà di ragionare
che è fomite d'opposizione; come distrarre la mentalità del pubblico
per mezzo di fraseologie insensate.
In tutti i tempi le nazioni, al pari degli individui, hanno preso
le parole per fatti, perché si contentano di quello che odono e
ben di rado si curano di verificare se le promesse siano state adempiute,
o pur no. Conseguentemente noi, soltanto per darla ad intendere,
organizzeremo delle istituzioni i cui membri dimostreranno e loderanno,
con eloquenti discorsi, le loro contribuzioni al "progresso".
Prenderemo un atteggiamento liberale per tutti i partiti e per tutte
le tendenze e lo comunicheremo a tutti i nostri oratori, i quali
saranno talmente loquaci, da stancare il pubblico, il quale sarà
stufo e ristucco di qualunque genere d'eloquenza e ne avrà abbastanza.
Per impadronirci della pubblica opinione dovremo anzitutto confonderla
al massimo grado mediante la espressione da tutte le parti delle
opinioni più contraddittorie, affinché i Gentili si smarriscano
nel labirinto delle medesime. Ed allora essi comprenderanno, che
la miglior via da seguire è quella di non avere opinioni in fatto
di politica; la politica non essendo cosa da essere intesa dal pubblico,
ma riservata soltanto ai dirigenti gli affari. E questo è il primo
segreto.
Il secondo segreto, necessario al successo completo del nostro governo,
consiste nel moltiplicare ad un punto tale gli errori, i vizi, le
passioni e le leggi convenzionali del paese, che nessuno possa vederci
chiaro in simile caos. Quindi gli uomini cesseranno di comprendersi
a vicenda. Questa politica ci aiuterà pure a seminare la zizzania
in tutti i partiti; a dissolvere tutte le forze collettive, a scoraggiare
ogni iniziativa individuale, la quale potrebbe in qualche modo intralciare
i nostri progetti. Non vi è nulla di più dannoso dell'iniziativa
individuale: se è assecondata dall'intelligenza essa ci può recare
maggior danno dei milioni di esseri che abbiamo aizzato a dilaniarsi
vicendevolmente.
Dobbiamo dare all'educazione di tutta la società cristiana un indirizzo
tale, che le cadano le braccia per disperazione in tutti i casi
nei quali un'impresa domandi dell'iniziativa individuale. La tensione
prodotta dalla propria libertà d'azione, perde di forza quando incontra
la libertà d'azione altrui. Ne conseguono le scosse morali, le disillusioni
ed i fallimenti. Con questi mezzi opprimeremo i Cristiani ad un
tale punto, che li obbligheremo a chiederci di governarli internazionalmente.
Quando raggiungeremo una simile posizione, potremo immediatamente
assorbire tutti i poteri governativi del mondo e formare un Super-governo
universale; al posto dei governi ora esistenti, metteremo un colosso
che si chiamerà l'"Amministrazione del Supergoverno". Le sue mani
si allungheranno come immense tanaglie e disporrà di una tale organizzazione,
che otterrà certamente la completa sottomissione di tutti i paesi.
PROTOCOLLO VI
Fra breve principieremo ad organizzare vasti monopoli - serbatoi
di ricchezze colossali - nei quali persino le grandi fortune dei
Gentili saranno coinvolte in modo tale che crolleranno insieme al
credito del loro governo il giorno dopo che avrà avuto luogo la
crisi politica [L'intenzione degli Ebrei di ritirare il loro denaro
all'ultimo momento è evidente. (Nota del T. inglese)].
Coloro fra gli astanti che sono economisti, calcolino l'importanza
di questo progetto.
Dobbiamo adoperare ogni mezzo per sviluppare la popolarità del nostro
supergoverno, presentandolo come il protettore e il rimuneratore
di tutti coloro che volontariamente si sottometteranno a noi.
L'aristocrazia dei Gentili non esiste più quale potenza politica,
di modo non dobbiamo ulteriormente tenerne conto da questo punto
di vista. Però essa, in quanto proprietaria di terreni, costituisce
sempre un pericolo per noi, giacché le sue rendite le assicurano
l'indipendenza. Pertanto è essenziale per noi di privare l'aristocrazia
delle sue terre, a qualunque costo. Per raggiungere questo scopo,
il modo migliore è quello di aumentare continuamente le tasse e
le imposte, e con ciò il valore dei terreni si manterrà al più basso
livello possibile.
Gli aristocratici dei Gentili, i quali, date le loro abitudini ereditarie,
sono incapaci di accontentarsi di poco, andranno presto in rovina.
Nel medesimo tempo dobbiamo dare con ogni impegno la massima protezione
possibile alle industrie ed al commercio e specialmente alla speculazione,
il cui compito principale è di agire come contrappeso alle industrie.
Senza la speculazione, l'industria aumenterebbe il capitale privato
e tenderebbe a sollevare l'agricoltura, liberando le terre dai debiti
e dalle ipoteche per gli anticipi delle banche agricole. E' invece
essenziale che l'industria prosciughi la terra di tutte le sue ricchezze,
e che la speculazione concentri nelle nostre mani tutte le ricchezze
del mondo ottenute con questi mezzi. In questo modo tutti i Gentili
verranno ridotti nelle file del proletariato, ed allora essi si
piegheranno davanti a noi per ottenere il diritto di esistere.
Allo scopo di rovinare le industrie dei Gentili e di aiutare la
speculazione, incoraggeremo l'amore pel lusso sfrenato, che abbiamo
già sviluppato. Aumenteremo i salari, ciò che non porterà beneficio
all'operaio, perché contemporaneamente accresceremo il prezzo delle
sostanze più necessarie, col pretesto dei cattivi risultati dei
lavori agricoli. Con astuzia mineremo le basi della produzione,
seminando i germi della anarchia fra gli operai ed incoraggiandoli
nell'abuso degli alcoolici. Nel tempo stesso adopreremo tutti i
mezzi possibili per iscacciare dal paese tutti i Gentili intelligenti.
Per evitare che i Gentili realizzino prematuramente il vero stato
delle cose, nasconderemo il nostro piano sotto l'apparente desiderio
di aiutare le classi lavoratrici alla soluzione dei grandi problemi
economici: questa nostra propaganda viene aiutata in tutto e per
tutto dalle nostre teorie economiche.
PROTOCOLLO VII
L'intensificazione del servizio militare, nonché l'aumento della
polizia sono pure essenziali alla riuscita dei progetti sovraindicati.
Per noi è essenziale aggiustare le cose in modo, che oltre noi,
in tutti i paesi non siavi altro che un enorme proletariato, cioè
altrettanti soldati e poliziotti fedeli alla nostra causa.
In tutta l'Europa, e con l'aiuto dell'Europa, sugli altri continenti
dobbiamo fomentare sedizioni, dissensi e ostilità reciproche. In
questo havvi un doppio vantaggio: in primo luogo, con tali mezzi
otteniamo il rispetto di tutti i paesi, i quali si rendono ben conto
che abbiamo il potere o di suscitare qualunque rivolta a piacer
nostro, oppure di ristabilire l'ordine. Tutti i paesi hanno l'abitudine
di rivolgersi a noi per la necessaria pressione quando essa occorre.
In secondo luogo, a furia di intrighi imbroglieremo i fili tessuti
da noi nei ministeri di tutti i Governi, non solo mediante la nostra
politica, ma altresì con i trattati di commercio e le obbligazioni
finanziarie. Per riuscire in quest'intento, dobbiamo usare molta
astuzia e sottigliezza durante le trattative e gli accordi; ma in
quello che chiamasi "il linguaggio ufficiale", assumeremo la tattica
opposta, vale a dire avremo l'apparenza di essere onestissimi e
disposti a sottometterci. Così i governi dei Gentili, ai quali abbiamo
insegnato a vedere solamente la parte pomposa degli affari, pel
modo come glieli presentiamo, ci terranno perfino in conto di benefattori
e di salvatori dell'umanità. Dobbiamo metterci in condizioni tali
da poter rispondere ad ogni opposizione, con una dichiarazione di
guerra da parte del paese confinante a quello Stato che osasse attraversarci
la strada; e qualora tali confinanti alla loro volta decidessero
di unirsi contro noi, dovremo rispondere promuovendo una guerra
universale.
Il principale successo in politica consiste nel grado di segretezza
impiegato nel conseguirlo. Le azioni di un diplomatico non devono
corrispondere alle sue parole. Per giovare al nostro piano mondiale,
che si avvicina al termine desiderato, dobbiamo impressionare i
governi dei Gentili mediante la cosidetta pubblica opinione, che
in realtà viene dovunque preparata da noi per mezzo di quel massimo
fra i poteri che è la stampa, la quale - fatte insignificanti eccezioni
di cui non è il caso tener conto - è completamente nelle nostre
mani. In breve: per dimostrare che tutti i governi dei Gentili sono
nostri schiavi, faremo vedere il nostro potere ad uno di essi
per mezzo di atti di violenza, vale a dire, con un regno
di terrore [Notate lo stato attuale della Russia (Nota del T.
inglese)], e qualora tutti i governi insorgessero contro di noi,
la nostra risposta sarà data dai cannoni americani, cinesi e giapponesi.
PROTOCOLLO VIII
Dobbiamo impadronirci di tutti i mezzi che i nostri nemici potrebbero
rivolgere contro noi. Ricorreremo alle più intricate e complicate
espressioni del dizionario della legge, allo scopo di scolparci
nella eventualità che fossimo costretti a pronunciare decisioni
che potessero sembrare eccessivamente audaci, oppure ingiuste. Perché
sarà sommamente importante esprimere queste decisioni in guisa così
efficace, che si presentino alle genti come la massima manifestazione
di moralità, equità e giustizia. Il nostro governo deve essere circondato
da tutte le forze della civiltà in mezzo alle quali esso dovrà agire.
Attirerà a sé i pubblicisti, gli avvocati, i praticanti, gli amministratori,
i diplomatici ed infine gli individui preparati nelle nostre scuole
avanzate speciali. Questi individui conosceranno i segreti della
vita sociale; saranno padroni di tutte le lingue messe insieme con
le lettere e le parole politiche; avranno una perfetta conoscenza
della parte intima e segreta della natura umana, con tutte le sue
corde più sensibili, che essi dovranno far risuonare e vibrare secondo
la loro volontà. Queste corde costituiscono l'insieme del cervello
dei Gentili; delle loro qualità buone o cattive, delle loro tendenze
e dei loro vizi, nonché delle loro peculiarità di caste e di classi.
S'intende che questi sapienti consiglieri della nostra potenza non
saranno scelti fra i Gentili, che sono abituati a fare il loro lavoro
amministrativo senza tener presenti i risultati che devono conseguire,
e persino senza sapere lo scopo per cui tali risultati sono richiesti.
Gli amministratori dei Gentili formano i documenti senza leggerli
e prestano servizio o per amore o per ambizione.
Circonderemo il nostro governo con un vero esercito di economisti.
Questo è il motivo per cui si insegna principalmente agli Ebrei
la scienza dell'economia. Saremo circondati da migliaia di banchieri,
di commercianti e, cosa ancora più importante, di milionarii, perché,
in realtà, ogni cosa sarà decisa dal danaro. Nel frattempo, fintanto
che non sarà prudente riempire gli incarichi di governo con i nostri
fratelli Giudei, affideremo i posti importanti a individui la cui
fama e il cui carattere siano così cattivi da scavare un abisso
fra essi e la Nazione, ed anche a gente di tal risma, che abbia
timore di finire in galera se ci disobbedirà. E tutto questo allo
scopo di obbligare costoro a difendere i nostri interessi finché
abbiano fiato in corpo.
PROTOCOLLO IX
Nell'applicare questi nostri principi dovete badare specialmente
alle caratteristiche della nazione nella quale vi trovate e nella
quale .dovete operare. Non dovete aspettarvi di applicare genericamente
con successo i nostri principi, fino a che la nazione di cui si
tratta non sarà stata rieducata secondo le nostre dottrine. Procedendo
con cautela nell'applicazione dei nostri principi, vedrete, prima
che siano passati dieci anni, cambiati i caratteri più ostinati,
e noi così avremmo aggiunto un'altra nazione alle file di quelle
che ci sono già sottomesse.
Alle parole liberali della nostra divisa massonica: "libertà, uguaglianza
e fratellanza", sostituiremo, non quelle del nostro vero motto,
ma bensì delle parole esprimenti semplicemente un'idea, e diremo:
"il diritto della libertà, il dovere dell'uguaglianza ed il concetto
della fratellanza" e così prenderemo il toro per le corna. In realtà
noi abbiamo già distrutto tutte le forze di governo fuorché la nostra,
benché esistano ancora in teoria. Al momento attuale, se un Governo
assume un atteggiamento a noi contrario si tratta di una pura formalità;
esso agisce essendo noi pienamente informati del suo operato e col
nostro consenso, accordato perché le dimostrazioni anti-semitiche
ci sono utili per mantenere l'ordine fra i nostri fratelli minori.
Non amplierò di più questo argomento, perché lo abbiamo già discusso
molte altre volte.
Il fatto sta ed è, che non incontriamo ostacoli di sorta. Il nostro
Governo occupa una posizione così eccessivamente forte di fronte
alla legge, che quasi possiamo, per designarlo, adoperare la potente
parola: dittatura. Posso onestamente asserire che al momento
attuale noi siamo legislatori; giudichiamo e castighiamo, giustiziamo
e perdoniamo; siamo, per così dire, il comandante in capo di tutti
gli eserciti e cavalchiamo alla loro testa.
Governiamo con una forza potentissima, perché abbiamo nelle mani
i frammenti di un partito che una volta fu forte ed è ora soggetto
a noi. Abbiamo un'ambizione senza limiti, un'ingordigia divoratrice,
un desiderio di vendetta spietato ed un odio intenso. Siamo
la sorgente di un terrore che esercita la sua influenza a grande
distanza. Abbiamo al nostro servizio individui di tutte le opinioni
e di tutti i partiti: uomini che desiderano ristabilire le monarchie,
socialisti, comunisti, e tutti coloro che aderiscono ad ogni genere
di utopie. Tutti costoro sono aggiogati al nostro carro. Ciascuno
di essi mina, a modo proprio, i residui del potere cercando di distruggere
le leggi tuttora esistenti. Con questi procedimenti tutti i governi
sono tormentati, urlano tranquillità e per amor di pace sono disposti
a qualunque sacrificio. Ma noi negheremo ad essi tranquillità e
pace finché non riconosceranno umilmente il nostro super-governo
internazionale.
Le plebi proclamano a gran voce la necessità di risolvere il problema
sociale, mediante l'internazionale. I dissensi fra i partiti li
danno nelle nostre mani, perché, per condurre un'opposizione è essenziale
aver del denaro, e questo lo controlliamo noi.
Temevamo che il potere esperimentato dei sovrani Gentili facesse
alleanza con la potenza cieca della plebe; ma abbiamo preso tutte
le misure preventive necessarie per evitare che ciò avvenisse. Fra
queste due potenze abbiamo edificato una muraglia che consiste nel
terrore che ambedue nutrono l'una verso l'altra. Di modo che il
potere cieco della plebe è diventato il sostegno del nostro partito.
Noi soli ne saremo i capi e lo guideremo verso l'adempimento del
nostro scopo. Perché la mano del cieco non si liberi dalla nostra
stretta, dobbiamo tenerci costantemente in contatto colle masse,
se non di persona, per lo meno mediante i fedeli fratelli. Quando
diventeremo una potenza riconosciuta, arringheremo la popolazione
di persona, nelle piazze, e la istruiremo nella politica in quel
modo e con quell'indirizzo che giudicheremo conveniente.
Come potremo verificare ciò che sarà insegnato al popolo nelle scuole
di campagna? In ogni caso le parole pronunciate dall'inviato governativo
o dal sovrano stesso, saranno conosciute certamente dall'intera
nazione, perché le diffonderà la voce stessa del popolo.
Per non distruggere prematuramente le istituzioni dei Gentili, noi
vi abbiamo posto sopra le nostre mani esperte impadronendoci delle
molle motrici dei loro meccanismi. Questi erano, una volta, congegnati
con severità e giustizia; ma noi abbiamo sostituito a tutto ciò
amministrazioni liberali e disordinate.
Abbiamo messo le nostre mani ovunque: nella giurisdizione, nelle
elezioni, nell'amministrazione della stampa, nel promuovere la libertà
individuale, e, cosa ancor più importante, nell'educazione, che
costituisce il sostegno principale della libera esistenza.
Abbiamo corbellato e corrotto la nuova generazione dei Gentili,
insegnandole principii e teorie di cui conoscevamo la falsità assoluta,
pur avendoli inculcati con assidua cura. Pur senza veramente alterare
le leggi in vigore, ma soltanto deformandone il significato ed interpretandole
in senso diverso da quello che avevano in mente coloro che le formularono,
abbiamo ottenuto dei risultati estremamente utili. Si è potuto ciò
ottenere principalmente per il fatto, che l'interpretazione nostra
nascose il vero significato delle leggi, ed in seguito le rese talmente
incomprensibili, che diventò impossibile per i Governi il dipanare
un codice di leggi così confuso. Da ciò ebbe origine la teoria di
non badare alla lettera della legge, ma di giudicare secondo la
coscienza.
Ci si contesta, che le nazioni possono insorgere contro di noi qualora
i nostri piani siano scoperti prematuramente; ma noi, anticipando
questo avvenimento, possiamo esser sicuri di mettere in azione una
forza talmente formidabile da far rabbrividire anche gli uomini
più coraggiosi.
In quel tempo tutte le città avranno ferrovie metropolitane e passaggi
sotterranei: da questi faremo saltare in aria tutte le città del
mondo, insieme alle loro istituzioni e ai loro documenti [Probabilmente
è una affermazione da intendersi al figurato, con allusione al bolscevismo
(Nota del T. inglese)].
PROTOCOLLO X
Oggi comincerò ripetendo ciò che è stato già detto e vi prego tutti
di tener presente che i governi e le nazioni si contentano, in politica,
del lato appariscente di qualunque cosa.
E, dove troverebbero il tempo di esaminare la parte recondita degli
avvenimenti se i loro rappresentanti non pensano che a divertirsi?
Per la nostra politica è sommamente importante di tener presente
il particolare sopradetto, perché ci sarà di grande aiuto quando
discuteremo taluni problemi, come ad esempio la distribuzione del
potere, la libertà di parola, di stampa e di religione, il diritto
di fondare associazioni, l'eguaglianze di fronte alla legge, l'inviolabilità
della proprietà e del domicilio, la quistione della tassazione (il
concetto della tassazione segreta) e la forza retroattiva delle
leggi. Tutti gli argomenti di questo genere sono di tale natura,
che non è prudente di discuterli apertamente in cospetto del pubblico.
Ma nel caso in cui saremo obbligati di farne cenno alla folla, gli
argomenti non dovranno essere enumerati bensì, senza entrare in
particolari, si dovranno fare al popolo delle dichiarazioni circa
i principii del diritto moderno riconosciuti da noi.
L'importanza della reticenza sta nel fatto, che un principio il
quale non sia stato palesato apertamente, ci lascia una grande libertà
d'azione; mentre il principio stesso, una volta dichiarato, acquista
il carattere di una cosa stabilita.
La Nazione tiene in considerazione speciale la potenza di un genio
politico e tollera tutte le sue prepotenze commentandole in questo
modo: "Che tiro birbone, ma con che abilità lo ha eseguito!". Oppure:
"Che canagliata, ma come ben fatta, e con quanto coraggio!".
Noi speriamo di attirare tutte le nazioni a lavorare per mettere
le fondamenta del nuovo edificio da noi progettato. Per questa ragione,
dobbiamo assicurarci i servizi di agenti audaci e temerarii, capaci
di abbattere qualunque ostacolo al nostro avanzare.
Quando faremo il nostro colpo di Stato, diremo al popolo: "Tutto
andava in malora; tutto avete sofferto, ma ora noi distruggiamo
le cause delle vostre sofferenze; vale a dire le nazionalità, le
frontiere, e le monete nazionali. Certamente sarete liberi di condannarci,
ma il vostro verdetto non può esser giusto se lo pronunciate prima
di esperimentare ciò che possiamo fare per il vostro bene". Allora
il popolo, esultante e pieno di speranza, ci porterà in trionfo.
La potenza del voto, al quale abbiamo addestrato i membri più insignificanti
dell'umanità per mezzo di comizi organizzati e di accordi prestabiliti,
adempirà allora il suo ultimo compito. Questa potenza, che è stato
il mezzo con cui "ci siamo messi sul trono", ci pagherà l'ultimo
suo debito nella sua ansia di vedere il risultato delle nostre proposte,
prima di pronunciare il suo giudizio in proposito. Per raggiungere
la maggioranza assoluta dobbiamo indurre tutti a votare senza distinzione
di classe; una maggioranza simile non si potrebbe ottenere dalle
classi educate o da una società divisa in caste.
Dunque, avendo inculcato in ogni uomo il concetto della propria
importanza, distruggeremo la vita familiare dei Gentili e la sua
influenza educatrice. Impediremo agli uomini di cervello di farsi
avanti, ed il popolo, guidato da noi, non solo li terrà sottomessi,
ma non permetterà neppure ad essi di manifestare i loro piani.
La turba è abituata a darci ascolto, perché la paghiamo per avere
l'attenzione e l'obbedienza. Con tutti questi mezzi creeremo una
forza così cieca; che non sarà mai capace di prendere una decisione
senza la guida dei nostri agenti, incaricati di guidarla.
La plebe si sottometterà a questo stato di cose perché saprà che
dal beneplacito di questi capi dipenderanno i suoi salari, i suoi
guadagni e tutti gli altri benefizi.
Questo sistema di governo deve essere il lavoro di una mente sola,
perché sarebbe impossibile di consolidarlo se fosse il lavoro combinato
di molte intelligenze. Questo è il motivo per cui ci è concesso
soltanto di conoscere il piano d'azione, .ma non dobbiamo in nessuno
modo discuterlo, per evitare di distruggerne l'efficacia, il funzionamento
delle sue singole parti ed il valore pratico di ogni suo punto.
Tali piani, se fossero posti in discussione e modificati in seguito
a successivi scrutini, essi verrebbero deformati dall'insieme dei
malintesi mentali, derivanti dal fatto che i votanti non ne avrebbero
penetrato profondamente il significato.
Pertanto è necessario che i nostri piani siano decisivi e logicamente
ponderati. Questa è la ragione per cui dobbiamo evitare ad ogni
costo che l'opera grandiosa del nostro duce sia lacerata e fatta
in pezzi dalla plebe, o anche da una camarilla qualsiasi. Per ora
questi piani non sconvolgeranno le istituzioni esistenti; ne altereranno
soltanto le teorie economiche e conseguentemente tutto il corso
delle loro procedure, che dovranno seguire inevitabilmente la via
tracciata dai nostri piani.
In ogni paese esistono le stesse istituzioni, quantunque sotto nomi
diversi, e sono le camere dei rappresentanti del popolo, i ministeri,
il senato, una qualunque specie di consiglio privato, nonché tutti
i dipartimenti legislativi e amministrativi.
Non occorre che io vi spieghi il meccanismo connettente tutte queste
differenti istituzioni, perché ne siete perfettamente al corrente.
Notate solamente, che ciascuna delle sopraddette istituzioni corrisponde
a qualche importante funzione del governo. (Adopero la parola "importante",
non in riguardo alle istituzioni stesse, ma bensì riferendomi alle
loro funzioni). Tutte queste istituzioni si sono ripartite le varie
funzioni governative, vale a dire i poteri amministrativi, legislativi,
ed esecutivi. E le loro funzioni sono diventate simili a quelle
dei singoli organi del corpo umano.
Se danneggiamo una qualunque parte del meccanismo governativo, tutto
lo Stato ne soffrirà e ne morirà, come accade per un corpo umano.
Quando inoculammo il veleno del liberalismo nell'organismo dello
Stato, la sua costituzione politica cambiò; gli Stati diventarono
infettati da una malattia mortale: la decomposizione del sangue.
Dobbiamo solo attendere la fine della loro agonia. Il liberalismo
fece nascere i governi costituzionali, che sostituirono l'autocrazia,
l'unica forma sana di governo dei Gentili. La forma costituzionale,
come ben sapete, non è altro che una scuola di dissensioni, disaccordi,
contese e inutili agitazioni di partito: in breve, essa è la scuola
di tutto ciò che indebolisce l'efficienza del governo. La tribuna,
come pure la stampa, hanno contribuito a rendere i governanti deboli
ed inattivi, rendendoli in tal modo inutili e superflui; ed. è per
questo motivo che in molti paesi vennero destituiti.
Allora l'istituzione dell'era repubblicana diventò possibile, ed
al posto del Sovrano mettemmo una caricatura del medesimo nella
persona di un presidente, che scegliemmo nella ciurmaglia, fra le
nostre creature e i nostri schiavi.
Così minammo i Gentili, o piuttosto, le nazioni dei Gentili.
In un prossimo futuro faremo del presidente un agente responsabile.
Allora non avremo più scrupoli a mettere arditamente in esecuzione
i nostri piani, per i quali sarà tenuto responsabile il nostro "fantoccio".
Cosa c'importa se le fila dei cacciatori d'impieghi s'indeboliscono;
se l'impossibilità di trovare un presidente genera delle confusioni
che indeboliranno, in definitiva, il Paese?
Per ottenere questi risultati predisporremo le cose in modo che
siano eletti alla carica presidenziale individui bacati, che abbiano
nel loro passato uno scandalo tipo "Panama", o qualche altra transazione
losca e segreta. Un presidente di tale specie sarà un fedele esecutore
dei nostri piani, perché temerà di essere denunziato, e sarà sotto
l'influenza di questa paura la quale si impadronirà di colui il
quale, salito al potere, è ansioso di conservarsi i privilegi e
gli onori inerenti alla sua alta carica. Il Parlamento eleggerà,
proteggerà e metterà al coperto il presidente, ma noi toglieremo
al Parlamento la facoltà di introdurre nuove leggi, nonché di mutare
le esistenti.
Questo potere lo conferiremo ad un presidente responsabile, il quale
sarà una semplice marionetta nelle nostre mani. Così il potere presidenziale
diventerà un bersaglio esposto ad attacchi di vario genere, ma noi
gli daremo dei mezzi di difesa conferendogli il diritto di appellarsi
al popolo direttamente, al disopra dei rappresentanti della nazione,
vale a dire, di appellarsi a quel popolo che è nostro schiavo cieco:
alla maggioranza della plebe.
Inoltre, daremo al presidente la facoltà di. proclamare la legge
marziale. Spiegheremo questa prerogativa col fatto, che il presidente,
essendo il capo dell'esercito, deve averlo ai suoi comandi per proteggere
la nuova costituzione repubblicana, essendo questa protezione un
dovere per il rappresentante responsabile della repubblica.
Naturalmente, in simili condizioni, la chiave della situazione recondita
sarà nelle nostre mani, e nessuno all'infuori di noi controllerà
la legislazione. Inoltre, quando introdurremo la nuova costituzione
repubblicana, col pretesto della segretezze di Stato toglieremo
al Parlamento il diritto di discutere l'opportunità delle misure
prese dal governo. Con questa nuova costituzione ridurremo al minimo
il numero dei rappresentanti la nazione, diminuendo così di altrettanto
le passioni politiche, e la passione per la politica. Se malgrado
ciò questi rappresentanti diventassero ricalcitranti, li sostituiremo
appellandoci alla nazione. Il Presidente avrà la facoltà di nominare
il presidente ed il vice presidente della Camera dei deputati e
del Senato.
Alle continue sessioni parlamentari sostituiremo sessioni della
durata di pochi mesi. Inoltre il Presidente, quale capo del potere
esecutivo, avrà il diritto di convocare e di sciogliere il Parlamento,
e, nel caso di scioglimento, di rinviare la convocazione del nuovo.
Ma perché il Presidente non possa esser tenuto responsabile delle
conseguenze di questi atti - che, parlando con precisione, sarebbero
illegali - prima che i nostri piani siano maturati, noi persuaderemo
i ministri e gli altri alti funzionarii amministrativi che circondano
il presidente, a contravvenire i suoi comandi emanando istruzioni
di loro iniziativa, ed in tal modo li obbligheremo a sopportarne
la responsabilità invece del Presidente. Raccomanderemo. specialmente
che questa funzione venisse assegnata al Senato, al Consiglio di
Stato, oppure al Gabinetto, ma non mai a singoli individui.
Le leggi che possono essere interpretate in diverse maniere saranno
interpretate a modo nostro dal Presidente il quale, inoltre, annullerà
le leggi quando lo riterremo utile, ed avrà anche il diritto di
proporne delle nuove temporanee, e persino di fare modificazioni
nel lavoro costituzionale del Governo, prendendo come pretesto le
esigenze del benessere del paese. Provvedimenti di questa specie
ci metteranno in grado di sopprimere a poco a poco quei diritti
e quelle concessione che fossimo stati costretti ad accordare da
principio, nell'assumere il potere. Tali concessioni dovremo introdurre
nella costituzione dei governi per mascherare l'abolizione graduale
di tutti i diritti costituzionali, quando giungerà il momento di
cambiare tutti i governi esistenti sostituendovi la nostra autocrazia.
Può darsi che il riconoscimento del nostro autocrate avvenga prima
dell'abolizione delle costituzioni. Vale a dire che il riconoscimento
del nostro regno avrà inizio dal momento stesso che il popolo, scisso
dai dissensi e dolorante per il fallimento dei suoi governanti (e
tutto questo sarà stato preparato da noi), griderà: "Destituiteli
e dateci un autocrate che governi il mondo, che ci possa unificare
distruggendo tutte le cause di dissenso, cioè le frontiere, la nazionalità,
le religioni, i debiti dello Stato ecc., un capo che ci possa dare
la pace ed il riposo che non abbiamo sotto il governo del nostro
sovrano e dei nostri rappresentanti".
Ma voi sapete benissimo, che allo scopo di ottenere che la moltitudine
debba formulare a gran voce una richiesta simile, è tassativamente
necessario disturbare senza posa in tutti i paesi le relazioni esistenti
fra popolo e governo, promuovere ostilità, guerre, odii e persino
il martirio, mediante la fame, la carestia e l'inoculazione di malattie,
in tale misura che i Gentili non vedano altro modo per uscire da
tanti guai, che un appello per la protezione al nostro denaro e
alla nostra completa sovranità. Però se diamo alla nazione il tempo
di rifiatare, sarà difficile si ripresenti per noi una circostanza
ugualmente favorevole.
PROTOCOLLO XI
Il Consiglio di Stato accentuerà il potere del regnante. Nella sua
posizione il corpo legislativo ufficiale sarà, in certo qual modo,
un comitato per la promulgazione dei comandi del regnante.
Eccovi dunque un programma della nuova costituzione che prepariamo
al mondo. Faremo le leggi, definiremo i diritti costituzionali,
li amministreremo con questi mezzi: 1) decreti della camera legislativa,
suggeriti dal Presidente; 2) ordini generici, ordini del Senato
e del Consiglio di Stato, e decisioni del Consiglio dei Ministri;
3) quando il momento opportuno sarà giunto, promoveremo un colpo
di Stato.
Ora, avendo abbozzato il nostro piano d'azione, discuteremo quei
particolari che potranno esserci necessari allo scopo di compiere
nell'organismo della macchina statale, la rivoluzione nel senso
che ho già indicato. Colla parola "particolari" voglio indicare
la libertà di stampa, il diritto di formare delle associazioni,
la libertà di religione, l'elezione dei rappresentanti del popolo
e moltissimi altri diritti che dovranno svanire dalla vita quotidiana
dell'uomo. Se non spariranno del tutto, dovranno subire un cambiamento
fondamentale dal giorno seguente l'annuncio della nuova costituzione.
Prima di quel momento preciso non sarebbe per noi utile di annunciare
tutti i cambiamenti che faremo e per la seguente ragione: tutti
i cambiamenti percettibili potrebbero riuscire pericolosi in qualunque
altro momento se fossero applicati per forza esigendone severamente
ed indistintamente l'esecuzione, perché ciò potrebbe esasperare
il popolo, che paventerebbe nuovi cambiamenti nelle medesime direzioni.
D'altra parte, se i cambiamenti dovessero implicare delle tolleranze
ancora maggiori, il popolo direbbe che riconosciamo i nostri errori
e ciò potrebbe menomare il vanto di infallibilità del nuovo potere.
Il popolo potrebbe anche dire che siamo stati spaventati e quindi
obbligati a cedere; e se così fosse, nessuno ci sarebbe mai riconoscente
perché il popolo ritiene di aver il diritto di ottenere sempre nuove
concessioni. Sarebbe enormemente pericoloso per il prestigio della
nuova costituzione, che l'una o l'altra di queste impressioni si
facesse strada nella mente del pubblico.
Per noi è essenziale, che dal primo momento della nuova proclamazione
il popolo, mentre soffrirà ancora le conseguenze del cambiamento
repentino e sarà in uno stato di terrore e di indecisione, realizzi
che siamo così potenti, così invulnerabili, e così pieni di forza,
che in nessun caso prenderemo in considerazione i suoi interessi.
Faremo capire al popolo, che non solo non ci daremo nessun pensiero
delle sue opinioni e dei suoi desiderii, ma altresì che saremo pronti
in qualunque momento ed in qualunque luogo a sopprimere con una
mano forte qualsiasi espressione o accenno di. opposizione. Faremo
sì che il popolo capisca che essendoci impadroniti di tutto quello
che desideravamo non gli permetteremo mai, in nessun modo, di partecipare
al nostro potere. Ed allora esso, preso dallo sgomento, chiuderà
gli occhi su tutto ed aspetterà pazientemente lo svolgersi di ulteriori
avvenimenti.
I Gentili sono come un branco di pecore, noi siamo i lupi. Sapete
cosa fanno le pecore quando i lupi entrano nell'ovile? Chiudono
gli occhi. A questo saranno costretti anche i Gentili, perché prometteremo
loro la restituzione di tutte le loro libertà dopo che avremo soggiogato
i nemici del mondo e costretti tutti i partiti a sottomettersi.
Non occorre che vi dica quanto tempo dovranno aspettare per riavere
queste loro libertà!
Per qual motivo fummo indotti a inventare la nostra politica e instillarla
nelle menti dei Gentili?
Noi instillammo in essi questa politica senza permetter loro di
comprenderne l'intimo significato.
Che cosa ci spinse ad adottare questa linea di condotta? Questo:
che noi, razza dispersa, non potevamo, come tale, conseguire il
nostro scopo con mezzi diretti, ma soltanto con mezzi indiretti,
subdoli e fraudolenti. Questa fu la vera causa ed origine della
nostra organizzazione massonica, che questi porci di Gentili non
riescono a scandagliare e di cui non sospettano neppure le mire.
Noi li prendiamo come lo zimbello delle nostre numerose logge, le
quali hanno l'apparenza di essere puramente massoniche, allo scopo
di gettare la polvere negli occhi dei loro camerati.
Per grazia di Dio il suo Popolo prediletto fu sparpagliato, ma questa
dispersione, che sembrò al mondo la nostra debolezza, dimostrò di
essere la nostra forza, che ci ha ora condotto al limitare della
Sovranità Universale.
Ci rimane da costruire ancora poco su queste fondamenta, per raggiungere
la nostra mèta.
PROTOCOLLO XII
La parola libertà, suscettibile di diverse interpretazioni, sarà
da noi definita nel modo seguente: "La libertà è il diritto di fare
ciò che la legge permette". Tale definizione ci servirà in questo
senso, che sarà in nostro arbitrio di dire dove potrà esserci libertà
e dove no, per la semplice ragione che la legge permetterà solamente
quello che a noi piacerà.
Il nostro atteggiamento verso la stampa sarà il seguente: Che cosa
fa la stampa attualmente? Essa serve a suscitare nel popolo passioni
furenti, oppure, talvolta, dissensi egoistici di partito; cause
entrambe che possono essere necessarie al nostro scopo. La stampa
è spesse volte vana, ingiusta e mendace, e la maggior parte della
gente non ne capisce affatto le sue vere intenzioni. Noi la barderemo
e ne terremo fermamente in pugno le redini. Inoltre dovremo acquistare
il controllo di tutte le altre ditte editrici. Non ci servirebbe
a nulla il solo controllo dei giornali se restassimo esposti ad
attacchi con opuscoli e libri. L'attuale costosa produzione libraria
la trasformeremo in una risorsa vantaggiosa per il nostro governo
mediante una speciale tassa di bollo ed obbligando gli editori ed
i tipografi a versarci un deposito cauzionale, allo scopo di garantire
il nostro governo da qualunque forma di attacco da parte della stampa.
E qualora questo si produca, imporremo multe a destra ed a sinistra.
Da questi mezzi: bolli, cauzioni e multe, il governo ricaverà una
larga sorgente di lucro. Naturalmente, i giornali di partito non
si daranno pensiero di pagare delle multe forti, ma noi li sopprimeremo
senz'altro dopo un secondo loro serio attacco. Nessuno potrà impunemente
attentare al prestigio della nostra infallibilità politica. Per
sopprimere qualunque pubblicazione prenderemo un pretesto: diremo,
per esempio, che eccita l'opinione pubblica senza ragione e senza
fondamento. Ma vi prego di tener presente, che fra le pubblicazioni
aggressive ve ne saranno anche talune istituite da noi apposta con
tale intento. Ma esse attaccheranno solo quei punti della nostra
politica, che abbiamo l'intenzione di cambiare. Nessuna informazione
giungerà al pubblico senza essere stata prima controllata da noi.
Stiamo già raggiungendo questo scopo anche attualmente, per il fatto
che tutte le notizie sono ricevute da poche agenzie, nelle quali
sono centralizzate da tutte le parti del mondo. Quando giungeremo
al potere, queste agenzie ci apparterranno completamente e pubblicheranno
solo quelle notizie che noi permetteremo.
Se, date le condizioni attuali, siamo riusciti a controllare la
società dei Gentili ad un punto tale che essa vede gli affari mondiali
attraverso le lenti colorate con le quali le copriamo gli occhi;
se anche ora nulla ci impedisce di conoscere i segreti di Stato,
come stupidamente li chiamano i Gentili; quale sarà la nostra posizione,
quando saremo ufficialmente riconosciuti come governatori del mondo
nella persona del nostro Imperatore Universale?
Ritorniamo all'avvenire della stampa. Chiunque desidererà diventare
editore, libraio o tipografo, dovrà ottenere un certificato ed una
licenza, che perderanno in caso di disubbedienza. I canali attraverso
i quali il pensiero umano trova la sua espressione, saranno con
questi mezzi posti nelle mani del nostro governo, che li userà come
organi educativi, e così impedirà che il pubblico sia messo sulla
falsa strada mediante l'idealizzazione del "progresso", o con il
liberalismo. Chi fra noi non sa, che questo fantastico beneficio
conduce direttamente all'utopia, da cui nacquero l'anarchia e l'odio
verso l'autorità? E ciò per la semplice ragione che il "progresso",
o piuttosto l'idea d'un progresso liberale, diede al popolo differenti
concetti della emancipazione, senza mettervi alcun limite. Tutti
i cosiddetti liberali sono degli anarchici, se non per le loro azioni,
certamente per le loro idee.
Ognuno di essi corre dietro il fantasma della libertà, credendo
di poter fare quello che vuole, vale a dire, cadendo in uno stato
di anarchia per l'opposizione che fa, unicamente per il gusto di
farla.
Discutiamo ora la stampa editrice di libri ecc. Noi la tasseremo
nello stesso modo della stampa giornalistica, vale a dire per mezzo
di bolli e cauzioni. Ma sopra i libri con meno di 300 pagine metteremo
una tassa doppia, li classificheremo fra gli opuscoli per far diminuire
la pubblicazione dei periodici, che costituiscono la forma più virulenta
del veleno stampato. Queste misure obbligheranno altresì gli scrittori
a pubblicare delle opere così lunghe, che avranno pochi lettori
e principalmente a causa del loro prezzo alto. Noi stessi pubblicheremo
delle opere a buon mercato per educare la mente del pubblico e avviarla
nella direzione da noi desiderata. La tassazione determinerà una
riduzione della letteratura dilettevole e senza scopo, e la responsabilità
che incontreranno di fronte alla legge darà tutti gli autori nelle
nostre mani. Nessuno che desideri attaccarci colla sua penna troverebbe
un editore.
Prima di stampare qualsiasi genere di lavoro, l'editore o il tipografo
dovrà chiedere alle autorità un permesso speciale per pubblicare
il detto lavoro. In questo modo conosceremo anticipatamente qualsiasi
congiura contro di noi, e potremo colpirla prevenendola e pubblicando
una confutazione.
La letteratura e il giornalismo sono le due più importanti forze
educative, e per questo motivo il nostro governo si accaparrerà
il maggior numero di periodici. Con questo sistema neutralizzeremo
la cattiva influenza della stampa privata ed otterremo un'influenza
enorme sulla mente umana. Se dovessimo permettere la pubblicazione
di dieci periodici privati, noi stessi dovremmo pubblicarne trenta
e così via.
Ma il pubblico non deve avere il minimo sospetto di queste precauzioni;
perciò tutti i periodici pubblicati da noi, avranno apparentemente
vedute ed opinioni contraddittorie, ispirando così la fiducia e
presentando un'apparenza attraente ai nostri non sospettosi nemici,
che cadranno nella nostra trappola e saranno disarmati.
In prima fila metteremo la stampa ufficiale. Essa sarà sempre in
guardia per difendere i nostri interessi, e perciò la sua influenza
sul pubblico sarà relativamente insignificante. In seconda fila
metteremo la stampa semi-ufficiale, la quale dovrà attirare i tiepidi
e gli indifferenti. In terza fila metteremo quella stampa che farà
finta di essere all'opposizione e che, in una delle sue pubblicazioni,
figurerà come nostra avversaria. I nostri veri nemici confideranno
in questa opposizione e ci mostreranno le loro carte. Tutti i nostri
giornali sosterranno partiti diversi: l'aristocratico, il repubblicano,
il rivoluzionario e persino l'anarchico. Ma, naturalmente, questo
sarà solamente fino a quando dureranno le costituzioni. Questi giornali,
come il dio indiano Vishnu, avranno centinaia di mani, ognuna delle
quali tasterà il polso della variabile opinione pubblica.
Quando il polso batterà più forte, queste mani faranno inclinare
l'opinione pubblica verso la nostra causa, perché un soggetto nervoso
è facile ad essere guidato e facilmente cade sotto un'influenza
qualsiasi. I chiacchieroni che crederanno di ripetere l'opinione
del giornale del loro partito, in realtà non faranno altro che ripetere
la nostra opinione, oppure quella che desideriamo far prevalere;
nella convinzione di seguire l'organo del loro partito, costoro
seguiranno in realtà la bandiera che faremo sventolare d'innanzi
ai loro occhi.
Perché il nostro esercito giornalista estrinsechi il concetto intimo
di questo programma, avendo l'apparenza di appoggiare i diversi
partiti, dovremo organizzare la nostra stampa con la massima cura.
Col titolo di "Commissione Centrale della Stampa", organizzeremo
delle riunioni letterarie, alle quali i nostri agenti, senza farsene
accorgere, daranno il segno di riconoscimento e la parola d'ordine.
I nostri organi discutendo e contrastando la nostra politica, sempre
superficialmente, s'intende, e senza toccarne i lati importati,
faranno finta di polemizzare con i giornali ufficiali, allo scopo
di fornirci il pretesto di definire i nostri piani con maggior accuratezza
di quanto avremo potuto fare coi nostri programmi preliminari. Si
capisce, però, che tutto questo sarà fatto quando sia vantaggioso
per noi. Questa opposizione da parte della stampa, servirà anche
a far credere al popolo che la libertà di parola esiste sempre.
Essa darà ai nostri agenti l'opportunità di dimostrare che i nostri
avversarii ci muovono accuse insensate, nell'impossibilità da parte
loro di trovare un terreno solido sul quale combattere la nostra
politica.
Queste misure, che sfuggiranno all'attenzione pubblica, saranno
i mezzi più proficui per guidare l'opinione pubblica ed inspirare
fiducia nel nostro governo.
Grazie a queste misure potremo eccitare o calmare l'opinione pubblica
circa le quistioni politiche quando ci occorrerà di farlo. Potremo
persuaderla o confonderla stampando notizie vere o false, fatti
o contraddizioni, secondo quello che servirà al nostro scopo. Le
informazioni che pubblicheremo dipenderanno dal modo con cui il
pubblico sarà in quel tempo propenso ad accettare quel dato genere
di notizie; e staremo sempre molto attenti, scandagliando il terreno
prima di camminarci sopra.
Le restrizioni che, come ho già detto, imporremo alle pubblicazioni
private ci daranno la certezza di sconfiggere i nostri nemici, perché
essi non avranno a loro disposizione organi della stampa mediante
i quali dare veramente libero e pieno corso alle loro opinioni.
Non ci occorrerà neppure di contraddire ufficialmente le loro affermazioni.
Se sarà necessario, le confuteremo semi ufficialmente con dei "ballons
d'essai", che faremo lanciare dalla nostra stampa di terza fila.
Esiste già nel giornalismo francese tutto un sistema di intese massoniche
per darsi il contrassegno. Tutti gli organi della stampa sono legati
da segreti professionali reciproci, a modo degli antichi oracoli.
Nessuno dei suoi membri rivelerà mai di essere a conoscenza di un
segreto qualora non abbia ricevuto l'ordine di renderlo pubblico.
Nessun singolo editore avrà il coraggio di tradire un segreto confidatogli,
per la ragione che nessuno è ammesso nel mondo letterario, il quale
non abbia preso parte a qualche losco affare nella sua vita passata.
Pertanto, se qualcuno desse il minimo segno di disubbidienza, il
triste episodio del suo passato verrebbe palesato immediatamente.
Finché il passato losco di questi individui è conosciuto da pochi,
il prestigio di ogni giornalista attira l'opinione pubblica di tutto
il paese. Il popolo lo segue e lo ammira.
I nostri piani si debbono estendere principalmente alle provincie.
È per noi essenziale di creare certe idee e di infondere tali opinioni
nelle provincie, perché in qualunque momento possiamo servircene
lanciandole nella capitale come opinioni neutrali delle provincie.
Naturalmente, la fonte e l'origine delle idee non saranno alterate,
ma le idee saranno nostre. Per noi è assolutamente necessario, prima
di assumere il potere, che le città siano qualche volta dominate
dalle opinioni delle provincie; vale a dire, che le città sappiano
l'opinione della maggioranza, quale sarà stata preparata da noi.
È per noi necessario che le capitali, giunto il momento critico
psicologico, non abbiano il tempo materiale di discutere un fatto
compiuto, ma siano obbligate ad accettarlo perché è stato approvato
da una maggioranza nelle provincie.
Quando poi arriveremo al periodo del nuovo regime - cioè durante
il periodo transitorio che precederà la nostra sovranità - non permetteremo
alla stampa di pubblicare qualsiasi resoconto di delitti, essendo
essenziale che il popolo creda il nuovo regime talmente superiore,
d'aver soppresso perfino la delinquenza. I delitti che avverranno
saranno conosciuti soltanto dalla loro vittima e da gli eventuali
testimoni oculari e da nessun altro.
PROTOCOLLO XIII
La necessità del pane quotidiano obbligherà i Gentili a tacere
ed a rimanere nostri umili servitori.
Quei Gentili che potremo impiegare nella nostra stampa, discuteranno,
dietro i nostri ordini, quei fatti che non sarebbe conveniente per
noi di pubblicare nella nostra gazzetta ufficiale. E mentre avranno
luogo così discussioni e dispute d'ogni genere, noi promulgheremo
le leggi che ci occorrono e le presenteremo al pubblico quali fatti
compiuti. Nessuno oserà chiedere che queste leggi vengano revocate,
specialmente perché faremo credere che il nostro scopo sia quello
di promuovere il progresso. Poi la stampa svierà l'attenzione del
pubblico per mezzo di nuove proposte (sapete bene che abbiamo sempre
abituato le popolazioni a ricercare nuove emozioni). Avventurieri
politici senza cervello si affretteranno a discutere i nuovi problemi:
la stessa razza di gente che non comprende neppure ora nulla di
quello di cui parla. I problemi politici non sono fatti per essere
compresi, dalla gente comune, ma solamente (come ho già detto) da
quella classe di governanti, che da secoli dirigono gli affari.
Da tutto questo insieme di fatti potete concludere, che quando useremo
una certa deferenza all'opinione pubblica, di tanto in tanto, avremo
lo scopo di facilitare il funzionamento del nostro meccanismo. Vi
accorgerete anche che cerchiamo di far approvare le varie quistioni
soltanto a furia di parole e non di fatti. Affermiamo continuamente,
che tutte le misure prese da noi sono ispirate dalla speranza e
dalla certezza di aiutare il benessere comune.
Allo scopo di distogliere la gente troppo irrequieta dalla discussione
delle quistioni politiche, la provvederemo di problemi nuovi; quelli
cioè dell'industria e del commercio. Su questi problemi potranno
eccitarsi fin che vorranno. Le masse acconsentono di astenersi e
di desistere da ciò che credono sia l'attività politica, solamente
se possiamo dar loro qualche nuovo svago; come, ad esempio, il commercio.
E tenteremo di dar da intendere ad esse, che anche il commercio
è un problema politico. Noi stessi inducemmo le masse a prender
parte alla politica per assicurarci il loro appoggio nella nostra
campagna contro i governi Gentili.
Per impedire che il popolo scopra da sé una qualsiasi nuova linea
d'azione politica, lo terremo distratto con varie forme di divertimenti:
ludi ginnici, passatempi, passioni di vario genere, osterie e via
discorrendo.
Fra poco principieremo a mettere degli avvisi nei giornali invitando
il popolo a competere in ogni genere di nuove imprese, come ad esempio
alle gare artistiche, di sport, ecc.
Questi nuovi interessi distoglieranno definitivamente l'attenzione
del pubblico dalle quistioni che potrebbero metterci in conflitto
con la popolazione. Il popolo, siccome perderà a poco a poco la
facoltà di pensare con la sua testa, griderà compatto insieme a
noi, per l'unica ragione che saremo i soli membri della società
in grado di promuovere nuove linee di pensiero. Questi nuovi concetti
noi li metteremo avanti per mezzo di agenti che il popolo non sospetterà
siano alleati nostri. La funzione degli idealisti liberali cesserà
repentinamente il giorno in cui il nostro governo sarà riconosciuto.
Fino allora essi ci renderanno dei buoni servizii. Per questa ragione
cercheremo di indirizzare l'opinione pubblica verso ogni specie
di teoria fantastica che possa sembrare progressiva, o liberale.
Fummo noi che, col più completo successo, facemmo girare le teste
scervellate dei Gentili, colle nostre teorie di progresso, verso
il socialismo. Non si trova fra i Gentili una mente capace di intuire
che in ogni occasione, dietro la parola "progresso" è nascosta una
deviazione della verità, eccezione fatta dei casi in cui la parola
libertà si riferisce alla materia delle scoperte scientifiche. Giacché
esiste soltanto una vera dottrina ed in essa non vi è posto per
il "progresso". Il progresso, come qualunque altro falso concetto,
serve a nascondere la verità, affinché essa non sia palese ad altri
che a noi, popolo prediletto da Dio, che Egli ha eletto a custode
della verità. Quando saremo al potere, i nostri oratori discuteranno
i grandi problemi che hanno agitato l'umanità, allo scopo finale
e prefisso di condurre il genere umano sotto il nostro governo benedetto.
Chi vorrà, quindi, sospettare che tutti questi problemi furono sollevati
da noi, secondo un piano politico prestabilito che nessun uomo ha
compreso in tanti secoli?
PROTOCOLLO XIV
Quando ci stabiliremo come Signori della Terra, non ammetteremo
altra religione che la nostra; cioè una religione che riconosce
il Dio solo, a Cui il nostro destino è collegato dall'averci Egli
eletto, e da Cui il destino del mondo è determinato.
Per questa ragione dobbiamo distruggere tutte le professioni di
fede. Se il risultato temporaneo di questa distruzione sarà di produrre
degli Atei, ciò si frapporrà al nostro scopo, ma servirà come esempio
alle generazioni future, che ascolteranno i nostri insegnamenti
sulla religione di Mosè, la quale, con le sue dottrine risolute
e ponderate, ci impose come un dovere il mettere tutte le nazioni
sotto i nostri piedi.
Inoltre insisteremo molto sulle verità mistiche degli insegnamenti
Mosaici, sui quali, diremo, è basata tutta la loro forza educativa.
Di poi, ad ogni momento pubblicheremo articoli paragonando il nostro
governo benefico a quello del passato. Lo stato di beatitudine e
di pace che esisterà allora, servirà anche ad illustrare il benefico
effetto del nostro governo, sebbene sia stato ottenuto mediante
disturbi secolari. Dimostreremo con colori intensi gli errori amministrativi
commessi dai Gentili. Provocheremo con tutto ciò un tale sentimento
di avversione per il regime precedente, che le nazioni preferiranno
uno stato di pace in condizioni di schiavitù, ai diritti della tanta
lodata "libertà", che le ha così crudelmente torturate, esaurendone
perfino le fonti dell'esistenza umana, ed alla quale furono trascinate
da una folla di avventurieri che non sapevano quel che facevano.
I cambiamenti inutili di governo che abbiamo sempre suggerito ai
Gentili, e che sono stati il mezzo col quale abbiamo minato il loro
edificio di Stato, avranno in allora talmente stancato le nazioni,
che esse preferiranno sopportare qualunque cosa da noi, piuttosto
che ritornare ai tumulti ed alle disgrazie attraversate. Attireremo
specialmente l'attenzione su gli errori storici con i quali i governi
dei Gentili tormentarono l'umanità per tanti secoli, nella loro
mancanza di comprensione per tutto ciò che riguarda il vero benessere
della vita umana, e nella loro ricerca di piani fantastici per la
prosperità sociale. Giacché i Gentili non si sono resi conto che
i loro piani, invece di migliorare le relazioni fra uomo e uomo,
non hanno fatto altro che farle andare di male in peggio. E queste
relazioni sono la vera base dell'esistenza umana. Tutta la forza
dei nostri principi e delle nostre misure consisterà nel fatto,
che saranno spiegati da noi quale un luminoso contrasto con le condizioni
sociali esistenti sotto l'antico regime da noi infranto.
I nostri filosofi dimostreranno tutti gli svantaggi delle religioni
cristiane, ma nessuno potrà mai giudicare la nostra religione nel
suo vero significato, perché nessuno ne avrà mai una completa cognizione
fuorché i nostri che non si arrischieranno mai a svelarne i misteri.
Nei cosiddetti paesi dirigenti abbiamo fatto circolare una letteratura
squilibrata, sudicia e ripugnante. Per un breve periodo dopo il
riconoscimento del nostro regno, continueremo a incoraggiare questa
letteratura, acciocché essa dimostri, più esplicitamente che mai,
il suo contrasto con le dottrine che metteremo in circolazione dal
nostro seggio elevato. I nostri sapienti, educati allo scopo di
guidare i Gentili, faranno conferenze, concreteranno piani, scriveranno
appunti e articoli, per mezzo dei quali influiremo sugli spiriti
degli uomini, piegandoli verso quella scienza e quelle idee che
ci converranno.
PROTOCOLLO XV
Quando, infine, avremo ottenuto il potere per mezzo di numerosi
colpi di Stato, che saranno da noi preparati in modo che abbiano
luogo simultaneamente in tutti i paesi; e quando i governi di questi
saranno stati dichiarati ufficialmente incapaci di reggere la pubblica
cosa (potrà trascorrere un periodo di tempo considerevole prima
che tutto ciò avvenga: magari un secolo): faremo ogni sforzo per
impedire che siano fatte delle congiure contro di noi. Per raggiungere
questo intento applicheremo la pena capitale, senza pietà, per coloro
che prendessero le armi per impedire lo stabilimento del nostro
potere.
Sarà passibile della pena capitale la fondazione di qualunque nuova
società segreta; scioglieremo, mandandone i membri in esilio nelle
parti più remote del mondo, le società segrete tuttora esistenti,
che ci sono ben conosciute e che servono ed hanno servito al nostro
scopo. L'esilio sarà la sorte di quei frammassoni Gentili che per
avventura sapessero più di quello che a noi convenga. E quei massoni
che, per una ragione o per un'altra potremo perdonare, li terremo
sempre nel continuo timore d'essere esiliati. Decreteremo una legge
per condannare tutti i preesistenti membri delle società segrete
all'esilio fuori di Europa perché quivi noi avremo il centro del
nostro governo.
Le decisioni del nostro governo saranno definitive e nessuno avrà
il diritto d'appellarsi. Per mettere al dovere le società dei Gentili
nelle quali abbiamo profondamente inculcato i dissidi ed i dogmi
della religione protestante, prenderemo provvedimenti spietati i
quali dimostreranno alle nazioni che il nostro potere non può essere
violato. Non dobbiamo preoccuparci delle numerose vittime che saranno
sacrificate per ottenere una prosperità futura. Un governo il quale
è convinto che la propria esistenza dipende non solo dai privilegi
di cui gode, ma anche dall'adempimento del suo dovere, ha l'obbligo
di conseguire la prosperità anche a costo di molti sacrifici. La
condizione principale della sua stabilità consiste nel rafforzamento
del prestigio del suo potere, e questo prestigio si ottiene soltanto
per mezzo di una maestosa ed incrollabile potenza, che deve mostrarsi
inviolabile, nonché circondata da un potere mistico. Ad esempio,
dimostrare che sussiste per mandato divino. Questi sono i requisiti
goduti finora dall'Autocrazia russa, l'unica nostra nemica pericolosa,
se non teniamo conto della Santa Sede. Ricordate che l'Italia. quando
grondava sangue, non toccò un capello di Silla: eppure egli era
l'uomo che l'aveva dissanguata. Per la sua forza di carattere, Silla
diventò un Dio agli occhi della popolazione, ed il suo ritorno intrepido
in Italia lo rese inviolabile. La plebe non nuocerà mai all'uomo
che la ipnotizza col suo coraggio e con la sua superiorità mentale.
Fino a quando non avremo conseguito il potere, cercheremo di fondare
e moltiplicare le logge massoniche in tutte le parti del mondo.
Alletteremo a farne parte coloro che possono diventare, o sono di
già, animati da amore per il pubblico bene. Queste logge saranno
la fonte principale ove attingeremo le nostre informazioni; saranno
pure i nostri centri di propaganda. Centralizzeremo tutte queste
logge sotto una direzione unica, conosciuta a noi soli e costituita
dai nostri uomini più sapienti. Queste logge avranno anche i loro
rappresentanti, per mascherarne la vera direzione. Questa soltanto
avrà diritto di decidere a chi spetti di parlare e di preparare
l'ordine del giorno. In queste logge annoderemo tutte le classi
socialiste e rivoluzionarie della società. I piani politici più
segreti. ci saranno subito noti appena formulati e ne guideremo
l'esecuzione. Quasi tutti gli agenti della polizia internazionale
segreta faranno parte delle nostre logge. È per noi sommamente importante
di assicurarci i servizi della polizia, perché essi possono mascherare
le nostre imprese, inventare ragioni plausibili per spiegare il
malcontento delle masse, come pure colpire coloro che rifiutano
di sottomettersi a noi.
La maggior parte degli individui che entrano nelle società segrete
sono avventurieri, i quali desiderano di farsi strada in un modo
o in un altro e non hanno serie intenzioni. Con gente simile, ci
sarà facile perseguire il nostro scopo: essi metteranno in moto
il nostro meccanismo. Se il turbamento diventerà mondiale, ciò significherà
soltanto che era necessario per noi di produrre questa agitazione,
allo scopo di distruggere la troppo grande solidità del mondo. Se
nasceranno congiure nel suo seno, significherà che uno dei nostri
agenti più fedeli è il capo di questa cospirazione. E' naturale
che noi dobbiamo essere gli unici a dirigere le imprese massoniche.
Noi soltanto sappiamo dirigerle. Noi conosciamo lo scopo finale
di ogni azione, mentre i Gentili ignorano la massima parte di ciò
che riguarda la massoneria: essi non sono neppur capaci di vedere
i risultati immediati di quello che fanno. Generalmente essi considerano
soltanto i vantaggi immediati; si contentano se il loro orgoglio
personale è soddisfatto per l'adempiersi del loro intento; non si
accorgono che l'idea originale era nostra e non loro.
I Gentili frequentano le Logge Massoniche per pura curiosità, o
nella speranza di ricevere la loro parte delle spoglie; alcuni di
essi vi entrano pure per poter discutere le loro stupide idee davanti
ad un pubblico qualunque. I Gentili vanno alla ricerca delle emozioni
procurate dal successo e dagli applausi; noi glie ne diamo fin che
ne vogliono. Questo è il motivo per cui permettiamo ad essi di avere
successi; cioè allo scopo di volgere a nostro vantaggio gli uomini
che credono orgogliosamente di valer qualche cosa, e che senza accorgersene
s'imbevono delle nostre idee, fiduciosi di essere infallibili e
convinti di non andar soggetti alle influenze altrui. Non avete
idea di quanto sia facile ridurre anche il più intelligente dei
Gentili in una condizione ridicola di ingenuità agendo sulla
sua presunzione, e quanto, d'altra parte, sia fucile scoraggiarlo
mediante il più piccolo insuccesso, od anche semplicemente cessando
di applaudirlo; oppure anche di ridurlo in uno stato di servile
sottomissione, allettandolo con la promessa di qualche nuovo successo.
Per quanto il nostro popolo disprezza il successo, bramando soltanto
la realizzazione dei suoi piani, altrettanto i Gentili amano il
successo e sono disposti a sacrificare tutti i loro piani per raggiungerlo.
Questo lato del carattere dei Gentili rende facile di fare d'essi
quello che ci piace. Quelli che sembrano tigri, sono invece stupidi
come pecore, ed hanno la testa assolutamente vuota.
Lasceremo che cavalchino in sogno il corsiero delle vane speranze
di poter distruggere l'individualità umana mediante idee simboliche
di collettivismo. Essi non hanno ancora compreso, e non comprenderanno
mai, che questo sogno fantastico è contrario alla principale legge
della natura, la quale, fin dall'inizio del mondo, creò ogni essere,
diverso da tutti gli altri, perché ciascuno avesse un'individualità.
Il fatto che fummo capaci di far concepire un'idea così errata ai
Gentili, è la prova lampante del meschino concetto che essi hanno
della vita umana, paragonato a quello che ne abbiamo noi. In questo
consiste la maggiore speranza del nostro successo. Quanto furono
previdenti i nostri sapienti d'un tempo quando ci dissero che, pur
di raggiungere uno scopo veramente grandioso, dovevamo ricorrere
a qualunque mezzo senza fermarci a contare le che si dovessero sacrificare
al successo della causa! E noi non abbiamo mai contato le vittime
uscite dal seme di quei bruti di Gentili, e pur avendo sacrificato
molta gente nostra, abbiamo dato al nostro popolo una posizione
tale nel mondo, che esso non si sarebbe mai sognato di raggiungere.
Un numero relativamente piccolo di vittime da parte nostra ha salvato
la nostra nazione dalla distruzione. Ogni uomo deve inevitabilmente
morire. E' preferibile affrettare la morte di coloro che ostacolano
la nostra causa, che di quelli che la promuovono. Noi facciamo morire
i frammassoni in maniera tale che nessuno, fuorché gli adepti, può
averne il minimo sospetto. Neppure le stesse vittime ne sospettano
prima del tempo. Muoiono tutti, quando è necessario, di morte apparentemente
naturale. E neppure gli iniziati, conoscendo questi fatti, osano
protestare! Con questi mezzi abbiamo tagliato fino alle radici ogni
velleità di protesta contro i nostri ordini almeno per quanto riguarda
i frammassoni. Predichiamo il liberalismo ai Gentili, ma d'altra
parte teniamo la nostra propria nazione in assoluta sottomissione.
Per effetto della nostra influenza, le leggi dei Gentili vengono
osservate il meno possibile. Il prestigio delle loro leggi è stato
minato dalle idee liberali che vi abbiamo introdotto. Le più importanti
quistioni, sia politiche, sia morali, vengono decise dai Tribunali
nel modo stabilito da noi. Il Gentile amministratore di giustizia,
esamina le cause in quel modo che a noi pare e piace. Questo risultato
lo abbiamo ottenuto mediante i nostri agenti e persone colle quali
apparentemente non siamo in relazione, e per mezzo di opinioni propagate
con la stampa e con altri mezzi. Persino i senatori ed altri funzionari
elevati seguono ciecamente i nostri consigli. La mentalità dei Gentili
essendo di natura puramente bestiale, è incapace di osservare e
di analizzare checchessia e più ancora di prevedere le conseguenze
alle quali può condurre una causa se presentata sotto una certa
luce. Ed è precisamente in questa differenza di mentalità tra noi
e i Gentili, che possiamo facilmente riconoscere di essere gli eletti
di Dio nonché la nostra natura sovrumana, in paragone con la mentalità
istintiva e bestiale dei Gentili. Costoro non vedono che i fatti,
ma non li prevedono e sono incapaci di inventare qualsiasi cosa,
eccetto le materiali. Da tutto questo risulta nettamente, che la
natura stessa ci ha destinato a guidare ed a governare il mondo.
Quando verrà per noi l'ora di governare apertamente, sarà giunto
il momento di dimostrare la bontà del nostro governo. Allora miglioreremo
tutte le leggi. Le nostre leggi saranno brevi, chiare, e concise:
non avranno bisogno di interpretazioni; sicché tutti potranno conoscerle
da cima a fondo, dentro e fuori. La caratteristica predominante
di queste leggi sarà l'obbedienza dovuta all'autorità; e questo
rispetto all'autorità sarà spinto al massimo grado. Allora cesserà
ogni genere di abuso di potere, perché ognuno sarà responsabile
di fronte all'unico potere supremo, cioè a quello del sovrano. L'abuso
di potere da parte di chiunque, che non sia il sovrano, sarà così
severamente punito, che tutti perderanno la voglia di provare la
loro forza in tale direzione.
Sorveglieremo molto da vicino ogni atto del nostro corpo amministrativo,
da cui dipenderà il funzionamento della macchina statale, perché
se l'amministrazione diventa fiacca, il disordine sorge dovunque.
Non un singolo atto illegale, od abuso di potere rimarrà impunito.
Tutti gli atti di simulazione, o di volontaria trascuratezza da
parte degli impiegati amministrativi, cesseranno dopo che costoro
avranno veduto i primi esempi di punizione.
La grandezza della nostra potenza esigerà che siano inflitte punizioni
adeguate ad essa. Ciò vuol dire che esse saranno durissime, anche
nel caso del più piccolo tentativo di violare il prestigio della
nostra autorità allo scopo di lucro personale. L'uomo che soffrirà
per le sue colpe, anche se troppo severamente, sarà come un soldato
che muore sul campo battaglia dell'amministrazione per la causa
del potere, dei principî e della legge, che non ammette alcuna deviazione
dal sentiero pubblico per un vantaggio personale, neanche per coloro
che guidano il carro dello stato. Per esempio, i nostri giudici
sapranno che, cercando di essere indulgenti, violeranno la legge
della giustizia, la quale è fatta per infliggere punizioni esemplari
agli uomini per le colpe che hanno commesso, e non per dare ad un
giudice l'occasione di mostrare la sua clemenza. Questa buona qualità
della clemenza dovrebbe essere esibita soltanto nella vita privata,
e non nella qualità ufficiale di giudice, che influisce su tutta
la base dell'educazione del genere umano.
I membri della magistratura non serviranno più nei tribunali dopo
i cinquantacinque anni di età, per le seguenti ragioni:
1° Perché i vecchi sono più tenacemente attaccati alle idee preconcette
e meno capaci di ubbidire ai nuovi ordini.
2° Perché una tale misura ci metterà in grado di fare dei cambiamenti
frequenti nel corpo della magistratura, che conseguentemente sarà
soggetta a qualunque pressione da parte nostra.
Chiunque desideri mantenere il suo posto dovrà, per assicurarselo,
ubbidirci ciecamente. Generalmente sceglieremo i nostri giudici
fra uomini i quali capiscano che il loro dovere è di punire e di
fare rispettare le leggi, e non di permettersi il lusso di sognare
il liberalismo, che potrebbe recar danno al piano educativo del
nostro governo, come succede ora con i giudici Gentili. Il nostro
progetto di mutare spesso i giudici, ci gioverà anche per impedire
la formazione di qualsiasi associazione fra essi; quindi lavoreranno
soltanto nell'interesse del governo, ben sapendo che da ciò dipende
il loro avvenire. La futura generazione di giudici sarà educata
in tal modo, che preverranno istintivamente qualsiasi azione atta
a danneggiare le relazioni reciproche esistenti fra i nostri sudditi.
Attualmente i giudici dei Gentili sono indulgenti verso tutti i
delinquenti, perché non hanno il giusto concetto del loro dovere,
ed anche per il semplice fatto, che i governanti, quando nominano
i giudici, non imprimono in essi il concetto del dovere, come sarebbe
necessario.
I governanti dei Gentili, quando nominano i loro sudditi a cariche
importanti, non si danno la pena di spiegar loro l'importanza delle
medesime, né per quale ragione dette cariche sono state istituite;
essi agiscono come le bestie quando mandano la loro prole in cerca
dì preda. In questo modo i governi dei Gentili vanno in pezzi per
opera dei loro stessi amministratori. Dai risultati del sistema
adottato dai Gentili ricaveremo ancora un insegnamento morale e
ce ne serviremo per migliorare il nostro governo. Gradiremo le tendenze
liberali di ciascuna delle importanti istituzioni di propaganda
nel nostro governo, dalle quali possa dipendere l'educazione di
coloro che diventeranno i nostri sudditi. Questi posti importanti
saranno riservati esclusivamente a coloro che furono da noi educati
allo scopo prefisso per l'amministrazione.
Qualora si osservasse, che il mettere in ritiro troppo presto i
nostri impiegati ci costerebbe troppo caro, risponderei, che anzi
tutto cercheremo di trovare una occupazione privata a questi pensionati,
per compensarli della perdita del loro posto governativo, ed in
secondo luogo che il nostro governo possiederà in ogni caso tutto
il denaro del mondo, e perciò la spesa non va presa in considerazione.
La nostra autocrazia sarà coerente in tutte le sue azioni, quindi
il nostro alto comando sarà sempre considerato con la massima deferenza
e obbedito senza riserva, qualunque sia la decisione che gli piacerà
di prendere. Ignoreremo qualunque espressione di rammarico o di
malcontento e puniremo così severamente chiunque mostrasse di non
essere soddisfatto, che gli altri, vedendo questo esempio, si cheteranno.
Aboliremo il diritto di appello, riservandolo per noi stessi; e
ciò per la ragione che non dobbiamo permettere al popolo di credere
che i nostri giudici possano sbagliare nelle loro decisioni. E,
nell'eventualità di un giudizio che richiede la revisione, destituiremo
immediatamente il giudice che lo avrà emesso, castigandolo pubblicamente,
affinché un errore simile non abbia a ripetersi.
Ripeto quello che ho già detto, cioè che uno dei nostri principî
fondamentali sarà l'attenta sorveglianza dei nostri impiegati amministrativi:
e questo si farà principalmente per soddisfare la nazione, la quale
ha pieno diritto di insistere che un buon governo abbia buoni impiegati
amministrativi.
Il nostro governo avrà l'aspetto di una fede patriarcale nella persona
del suo sovrano. La nostra Nazione ed i nostri sudditi considereranno
il sovrano come un padre, il quale si cura di tutti i loro bisogni,
si occupa delle loro azioni, sistema le relazioni reciproche dei
suoi sudditi, nonché quelle di essi verso il governo. Così che il
sentimento di venerazione per il regnante si radicherà tanto profondamente
nella nazione, che questa non potrà esistere senza le sue cure e
la sua guida. Il popolo non potrà vivere in pace senza il sovrano
e finalmente lo riconoscerà come autocrate. Il popolo nutrirà per
il sovrano un sentimento di venerazione talmente profondo da avvicinarsi
alla adorazione, specialmente quando si convincerà che i suoi dipendenti
seguono i suoi ordini ciecamente e che egli solo regna su di essi.
Il popolo si rallegrerà vedendoci regolare la nostra esistenza come
se fossimo genitori desiderosi di educare la propria prole in un
sentimento profondo del dovere e dell'ubbidienza.
Per quanto poi riguarda la nostra politica segreta, tutte le nazioni
sono in uno stato d'infanzia ed i loro governi pure. Come potete
vedere da voi stessi, io baso il nostro dispotismo sul Diritto e
sul Dovere. Il diritto del governo di pretendere che la gente faccia
il suo dovere è in sé stesso un obbligo di chi regna, perché egli
è il padre dei suoi sudditi. Il diritto della forza gli viene concesso
perché conduca l'umanità nella direzione stabilita dalle leggi naturali,
vale a dire verso l'ubbidienza.
Ogni creatura in questo mondo è in suggezione se non di un uomo,
di qualche circostanza, oppure della sua stessa natura: insomma
di qualche cosa che è più forte di lei. Quindi noi dobbiamo essere
la forza assoggettatrice, pel bene della causa comune. Dobbiamo
sacrificare senza esitazione quegli individui che possono violare
la legge esistente, perché la soluzione del grande problema educativo
sta nella punizione esemplare.
Il Re di Israele, nel giorno che porrà sul suo capo consacrato la
corona che gli verrà presentata da tutta l'Europa, diventerà il
Patriarca Mondiale.
Il numero delle vittime che il nostro Re dovrà sacrificare, non
sorpasserà mai quello delle vittime che i sovrani Gentili hanno
sacrificato nella loro ricerca di grandezza e per le loro rivalità
reciproche.
Il nostro sovrano sarà costantemente in contatto col popolo, al
quale parlerà dall'alto delle tribune. I suoi discorsi saranno immediatamente
messi in circolazione in tutto il mondo.
PROTOCOLLO XVI
Allo scopo di distruggere qualunque specie di impresa collettiva
che non sia la nostra, annienteremo sul loro nascere le opere collettive;
vale a dire, che trasformeremo le università e le riedificheremo
secondo i nostri piani.
I rettori delle università, nonché i professori di esse, saranno
preparati in modo speciale per mezzo di elaborati e segreti programmi
d'azione, nei quali saranno istruiti e dai quali non potranno deviare
impunemente. La massima cura sarà posta nella loro scelta, e dipenderanno
interamente dal governo. Escluderemo dal nostro sillabo ogni insegnamento
di diritto civile, nonché qualunque altra materia politica. Queste
scienze saranno insegnate soltanto a pochi uomini iniziati, scelti
per le loro abilità cospicue. Le università non potranno più lanciare
nel mondo dei giovani inesperti, imbevuti di idee circa nuove forme
costituzionali, come se queste fossero commedie o tragedie; oppure
dediti ad occuparsi di questioni politiche che neppure i loro padri
comprendevano. Quando la massa del popolo ha delle idee politiche
sbagliate, si volge a concezioni utopistiche con il risultato di
diventare un insieme di pessimi sudditi. Ciò potete giudicare da
voi vedendo il sistema educativo dei Gentili; abbiamo dovuto introdurre
tutti questi principi nel sistema educativo allo scopo di distruggere
la loro struttura sociale: cosa che abbiamo fatto con pieno successo;
ma quando saremo al potere, toglieremo dai programmi educativi tutte
le materie che potrebbero turbare lo spirito dei giovani, e li ridurremo
ad essere dei bimbi obbedienti, i quali ameranno il loro sovrano
ed in lui riconosceranno il sostegno principale della pace e del
benessere pubblico.
Invece di far studiare i classici e la storia antica, che contengono
più esempi cattivi che buoni, faremo studiare i problemi del futuro.
Dalla memoria degli uomini cancelleremo il ricordo dei secoli passati,
che potrebbe essere sgradevole per noi, ad eccezione di quei fatti
che mostrano a colori vivaci gli errori dei governi Gentili. La
base fondamentale del nostro programma educativo sarà l'insegnamento
di ciò che si riferisce alla vita pratica, alla organizzazione sociale,
alle relazioni fra uomo e uomo; faremo pure conferenze contro i
cattivi esempi egoistici, che sono contagiosi e causa di mali; come
anche su altre questioni simili relative all'istinto. Questi programmi
saranno tracciati in modo differente per le differenti classi e
caste, perché l'educazione di esse dovrà essere ben distinta. Importa
moltissimo di insistere su questo punto, che ogni classe, o casta,
dovrà essere educata separatamente, secondo la sua speciale condizione
ed il suo lavoro. Eventualmente, un uomo di genio ha sempre saputo
e saprà sempre penetrare in una casta più elevata della sua; ma
per amore di un caso affatto eccezionale, non conviene mescolare
l'educazione delle varie caste e ammettere gli uomini di basso ceto
nelle classi più elevate, soltanto perché occupino i posti di coloro
che son chiamati dalla nascita ad occuparli. Sapete da voi che i
Gentili, quando cedettero all'idea assurda di non ammettere differenza
fra le diverse classi sociali, andarono incontro al disastro.
Affinché il sovrano abbia un posto sicuro nel cuore dei suoi sudditi,
è necessario che, durante il suo regno, siano insegnate nelle pubbliche
scuole e nei pubblici ritrovi, l'importanza della sua attività e
la buona intenzione delle sue imprese. Aboliremo ogni specie di
educazione privata. Nei giorni di vacanza gli scolari ed i loro
genitori avranno il diritto di intervenire nei loro collegi, come
se questi fossero dei "clubs", a riunioni nelle quali alcuni professori
faranno delle conferenze, apparentemente libere, parlando sulle
quistioni dei rapporti reciproci fra gli uomini, delle leggi, dei
malintesi che generalmente sono la conseguenza di una concezione
erronea intorno la posizione sociale degli uomini. Infine essi faranno
delle lezioni sulle nuove teorie filosofiche, che non sono ancora
state rivelate al mondo. Noi faremo di queste dottrine degli articoli
di fede, servendocene come di gradini per l'ascendere della Fede
nostra.
Quando avrò finito di mettervi completamente al corrente del nostro
programma, e quando avremo finito di discutere i nostri piani per
il presente e l'avvenire, vi leggerò lo schema di tale nuova teoria
filosofica. L'esperienza di molti secoli ci insegna che gli uomini
vivono per le idee e ne sono guidati e che la gente viene ispirata
da tali idee soltanto per mezzo dell'educazione, che può essere
impartita con i medesimi risultati agli uomini di tutti i secoli,
ma naturalmente con mezzi diversi. Con una metodica educazione sapremo
eliminare i residui di quella indipendenza di pensiero della quale
ci siamo serviti per i nostri fini da molto tempo. Abbiamo già istituito
il sistema di soggiogare la mente degli uomini col così detto metodo
di educazione dimostrativa (l'insegnamento oculare), il quale rende
i Gentili incapaci di pensare indipendentemente, e così essi - come
animali ubbidienti - attenderanno la dimostrazione di un idea prima
di afferrarla. Uno dei nostri migliori agenti in Francia è il Bouroy;
egli vi ha già introdotto il nuovo metodo d'insegnamento dimostrativo.
PROTOCOLLO XVII
La professione il giureconsulto rende coloro che la esercitano freddi,
crudeli ed ostinati, li priva di tutti i principi e li obbliga a
formarsi un concetto della vita che non è umano ma puramente legale.
Si abituano anche a vedere le circostanze soltanto dal punto di
vista di quanto si può guadagnare facendo una difesa, senza badare
alle conseguenze che essa può avere sul bene pubblico.
Un avvocato non si rifiuta mai di difendere una causa. Egli farà
di tutto per ottenere l'assoluzione a qualunque costo, attaccandosi
ai più meschini cavilli della giurisprudenza, e con questi mezzi
egli demoralizza il tribunale.
Perciò noi limiteremo la sfera d'azione di questa professione e
metteremo gli avvocati sulla stessa base dei funzionari esecutivi.
Tanto gli avvocati patrocinatori, quanto i giudici, non avranno
il diritto di intervistare i loro clienti e riceveranno il loro
mandato difensivo a seconda dell'assegnazione che ne farà il tribunale
[Vale a dire che i difensori saranno nominati d'ufficio e non scelti
dagli accusati. (N. d. T. inglese)]. Essi studieranno la causa esclusivamente
attraverso i documenti ed i rapporti, e difenderanno i loro clienti
dopo che questi saranno stati interrogati in tribunale dal pubblico
ministero, basando la difesa di essi sui risultati di questo interrogatorio.
Il loro onorario sarà fisso senza tener conto se la difesa sia,
o pur no, riuscita. Essi diventeranno dei semplici relatori in favore
della giustizia, agendo in senso opposto al pubblico ministero,
il quale sarà un relatore in favore dell'accusa. In questo modo
la procedura legale sarà considerevolmente abbreviata. Inoltre,
con questi mezzi otterremo una difesa onesta ed imparziale, la quale
non sarà promossa dagli interessi materiali, ma bensì dalla convinzione
personale dell'avvocato. Si avrà inoltre il grande vantaggio di
metter fine a qualunque forma di subornamento e di corruzione, che
all'epoca attuale può aver luogo nei tribunali di alcuni paesi.
Abbiamo messo molto impegno nello screditare il clero dei Gentili
agli occhi del popolo, e siamo così riusciti a nuocere alla sua
missione che avrebbe potuto ostacolare molto il nostro cammino.
L'Influenza del clero sul popolo diminuisce di giorno in giorno.
Attualmente la libertà di religione prevale ovunque, e l'epoca che
il Cristianesimo cadrà in frantumi non è oramai troppo distante.
Sarà ancora più facile per noi di distruggere le altre religioni.
Ma è prematuro per ora di discutere questo argomento.
Noi ridurremo il clero e le sue dottrine a tener così poco posto
nella vita, e renderemo la loro influenza così antipatica alla popolazione,
che i loro insegnamenti avranno risultati opposti a quelli che avevano
una volta. Quando sarà arrivata l'ora di annientare la Corte papale,
una mano ignota, additando il Vaticano, darà il segnale dell'assalto.
Allorquando il popolo, nella sua ira si scaglierà sul Vaticano,
noi ci atteggeremo a suoi protettori per evitare lo spargimento
di sangue. Con questo atto penetreremo fino al cuore di tale Corte,
e nessuno potrà più scacciarcene finché non avremo distrutto la
potenza papale. Il Re di Israele diventerà il vero Papa dell'universo:
il Patriarca della Chiesa Internazionale.
Ma finché non avremo compiuto la rieducazione della gioventù per
mezzo di nuove religioni temporanee, per condurla alla nostra, non
attaccheremo apertamente le Chiese esistenti, ma le combatteremo
con la critica, la quale ha già suscitato e continuerà a suscitare
dissensi fra esse.
Genericamente parlando, la nostra stampa denuncierà i governi e
le istituzioni dei Gentili, sia religiose che d'altro genere, mediante
articoli d'ogni specie spogli di qualunque scrupolo, allo scopo
di screditarli al massimo grado così come noi soli sappiamo fare.
Il nostro governo somiglierà al dio centimane Vichnu degli Indiani.
Ognuna delle sue cento mani terrà una delle molle della macchina
sociale dello Stato.
Sapremo tutto senza l'aiuto della polizia ufficiale, che è stata
così insidiosamente corrotta da noi, da non servire ad altro che
impedire ai governi dei Gentili di venire alla conoscenza dei fatti
veri. Il nostro programma persuaderà una terza parte della popolazione
a sorvegliare il resto, per un alto senso di dovere ed in base al
principio del servizio governativo volontario. Allora non sarà più
considerato come un disonore, ma anzi come cosa lodevole il fare
la spia. D'altra parte, chi porterà notizie false sarà veramente
punito, per evitare che l'alto privilegio del rapporto diventi un
abuso. I nostri agenti verranno scelti tanto fra le classi alte
quanto fra le basse. Li prenderemo fra gli amministratori, editori,
stampatori, librai, impiegati, operai, cocchieri, lacchè ecc. Questa
forza poliziesca, non avrà nessun potere indipendente di azione
e nessun diritto di prendere qualsiasi misura di sua iniziativa;
quindi il dovere di questa polizia impotente consisterà semplicemente
nel fare dei rapporti e delle testimonianze. La verifica dei suoi
rapporti, e gli arresti, dipenderanno da un gruppo di ispettori
di polizia responsabili. Gli arresti saranno fatti da gendarmi e
da guardie di città. Qualunque persona, che avendone l'incarico,
ometta di far rapporto d'una mancanza qualsiasi, anche piccola,
in fatto di politica, sarà punita per delittuoso nascondimento di
delitto, se potrà provarsi che ne è colpevole. Analogamente devono
agire ora i nostri fratelli, devono cioè di loro iniziativa denunziare
alle autorità competenti tutti gli apostati, nonché tutte le azioni
che potrebbero essere contrarie alla nostra legge. Nel nostro Governo
Universale, tutti i nostri sudditi avranno il dovere di servire
il nostro sovrano agendo nel modo suddetto.
Un'organizzazione come la nostra sradicherà ogni abuso di potere
nonché le varie forme di subornamento e di corruzione. Insomma,
essa distruggerà tutte le idee con le quali abbiamo contaminato
la vita dei Gentili mediante le nostre teorie sopra i diritti sovrumani.
Come avremmo potuto riuscire al nostro intento di creare il disordine
nelle istituzioni amministrative dei Gentili, se non con mezzi simili?
Fra i più importanti mezzi per corrompere le loro istituzioni, vi
è l'uso di quegli agenti che sono in grado - per la loro attività
distruttiva individuale - di contaminare gli altri, svelando e sviluppando
le loro tendenze corrotte, quali l'abuso del potere e l'uso sfacciato
della corruzione.
PROTOCOLLO XVIII
Quando verrà per noi il momento di prendere delle misure speciali
di polizia imponendo l'attuale sistema russo dell'"Okhrana" (il
più pericoloso veleno per il prestigio dello Stato) susciteremo
dei tumulti fittizi fra la popolazione, oppure la indurremo a mostrare
una irrequietezza prolungata, al che riusciremo con l'aiuto di buoni
oratori i quali troveranno molti simpatizzanti, ciò che ci fornirà
la scusa di perquisire le abitazioni, nonché di sottoporre le persone
a restrizioni speciali, servendoci dei nostri dipendenti che contiamo
nella polizia dei Gentili.
Siccome la più gran parte dei cospiratori sono spinti dalla passione
che hanno sia per la congiura, sia per le chiacchiere, non li toccheremo
fin tanto che non li vedremo sul punto di mettersi ad agire contro
di noi, e ci limiteremo ad introdurre fra essi un - per così dire
- elemento delatore. Dobbiamo ricordarci che un potere perde di
prestigio ogni qual volta scopre una congiura pubblica diretta contro
di esso. In simile rivelazione è implicita la presunzione della
sua debolezza, nonché, cosa ancora più dannosa, l'ammissione dei
suoi errori. Dovete sapere che abbiamo distrutto il prestigio dei
Gentili regnanti, mediante numerosi assassini privati, compiuti
dai nostri agenti, pecore cieche del nostro gregge, che possono
facilmente essere indotte a commettere un delitto purché sia di
carattere politico.
Obbligheremo i governanti a riconoscere la propria debolezza coll'introdurre
apertamente delle misure speciali di polizia, tipo "Okhrana", e
così scuoteremo il prestigio del loro potere.
Il nostro sovrano sarà protetto da una guardia segretissima, giacché
non permetteremo mai che si possa credere possibile una congiura
contro il nostro sovrano, che egli non sia in grado di sventarla
personalmente, o dalla quale egli sia costretto a nascondersi. Se
permettessimo che prevalesse un'idea simile, come prevale fra i
Gentili, firmeremmo la condanna a morte del nostro sovrano, e se
non di lui personalmente, della sua dinastia.
Il nostro sovrano, osservando scrupolosamente le apparenze userà
del suo potere soltanto per il beneficio della nazione, e giammai
per il suo bene personale, o della sua dinastia.
Con questo severo mantenimento del suo decoro, otterrà il risultato
che la sua potenza sarà onorata e protetta dai suoi stessi sudditi.
Essi adoreranno la potenza del sovrano, ben sapendo che ad esso
è collegato il benessere dello Stato perché da esso dipende l'ordine
pubblico. Far la guardia al Re apertamente, equivale ad ammettere
la debolezza del suo potere.
Il nostro sovrano sarà sempre in mezzo al suo popolo ed avrà l'apparenza
di essere circondato da una folla indiscreta di uomini e di donne,
che per puro caso, in apparenza, occuperà sempre le file più prossime
a lui, tenendo così indietro il resto della gente, soltanto per
conservare l'ordine. Questo esempio insegnerà agli altri la padronanza
di sé stessi. Nel caso che un supplicante fra il popolo, volendo
presentargli una domanda, arrivi a farsi strada attraverso alla
folla, coloro che sono nelle prime file prenderanno la sua petizione
e la consegneranno al sovrano alla presenza del supplicante stesso,
acciocché ognuno sappia che tutte le petizioni giungono al Sovrano
e che egli stesso controlla tutti gli affari. Il prestigio del potere
deve, per sussistere, occupare una posizione tale che il popolo
possa dire: "Se il Re solamente potesse sapere!" oppure: "Quando
il Re lo saprà!".
Il misticismo che circonda la persona del sovrano svanisce appena
lo si vede attorniato da una guardia di polizia. Quando viene fatto
uso di una simile guardia, qualunque assassino con una certa audacia,
può considerarsi più forte della guardia e quindi, realizzando la
sua forza, basta che egli attenda il momento propizio e potrà assalire
il re. Non predichiamo questa dottrina ai Gentili; potete constatare
da voi stessi il risultato che ha avuto il sistema di circondare
di guardie visibili i sovrani dei Gentili. Il nostro Governo arresterà
tutti gli individui che più o meno giustamente sospetterà di essere
delinquenti politici. Non è prudente che, per il timore di giudicare
erroneamente qualcuno, si dia l'opportunità di fuggire alle persone
sospette di tali delitti verso di esse saremo spietati. Si potrà
forse, in casi eccezionali, prendere in considerazione alcune circostanze
attenuanti a favore di delinquenti comuni, ma non vi possono essere
attenuanti per un delitto politico; vale a dire che non esiste giustificazione
per un uomo che si lasci trascinare ad occuparsi di politica, cosa
che nessuno, fuorché il regnante, ha il diritto di comprendere.
Ed invero neppure tutti i governanti sono capaci di comprendere
la vera politica.
PROTOCOLLO XIX
Sarà proibito a tutti di lasciarsi coinvolgere in faccende politiche;
ma d'altra parte incoraggeremo ogni genere di rapporti e di petizioni
sottoponenti all'approvazione del Governo proposte relative a miglioramenti
della vita sociale e nazionale. Con questi mezzi conosceremo gli
errori del nostro governo e le aspirazioni dei nostri sudditi. Risponderemo
a questi suggerimenti accettandoli, oppure, se non saranno accettabili,
confutandoli con validi argomenti per dimostrare che la loro realizzazione
è impossibile e basata sopra una concezione miope degli affari.
La sedizione non ha più importanza dell'abbaiare di un cane contro
un elefante. In un governo bene organizzato dal punto di vista sociale,
ma non dal punto di vista della sua polizia, il cane abbaia contro
l'elefante senza comprenderne la forza, ma basta che l'elefante
glie la dimostri dandogli una buona lezione, perché tutti i cani
smettano di abbaiare.
Per togliere al colpevole politico la sua corona di eroismo, lo
metteremo al livello degli altri delinquenti, alla pari con i ladri,
gli assassini ed i più ripugnanti malfattori. Abbiamo fatto il possibile
per impedire ai Gentili di adottare questo sistema. Per raggiungere
lo scopo ci siamo serviti della stampa, di discorsi in pubblico
e di libri scolastici di storia ingegnosamente compilati; abbiamo
così fatto nascere l'idea che ogni assassino politico sia un martire,
morto per l'ideale del benessere umano. Una "reclame" così estesa
ha moltiplicato il numero dei liberali e ha ingrossato le file dei
nostri agenti di migliaia di Gentili.
PROTOCOLLO XX
Oggi mi occuperò del nostro programma finanziario, che ho riservato
per la fine della mia relazione, in quanto è il problema più difficile
ed anche perché costituisce la clausola finale dei nostri piani.
Prima di discuterlo, vorrei rammentarvi ciò che vi ho già accennato,
e cioè che tutta la nostra politica si riduce ad una quistione di
cifre.
Quando assumeremo il potere, il nostro governo autocratico eviterà,
per il suo interesse personale, di imporre al popolo delle tasse
pesanti e terrà sempre presente la parte che deve rappresentare;
quella cioè, di un padre, di un protettore. Ma siccome l'organizzazione
del governo assorbirà vaste somme di denaro, sarà tanto più necessario
di procacciare i mezzi necessari per mantenerla. Quindi dovremo
studiare e risolvere questo problema con la massima cura, procurando
che il peso delle imposte sia distribuito equamente.
Per mezzo di una finzione legale il nostro sovrano sarà proprietario
di tutti i possedimenti dello Stato (ciò si mette in pratica colla
massima facilità). Egli potrà prelevare quelle somme di denaro che
saranno necessarie per regolare la circolazione monetaria del Paese.
Quindi il metodo più adatto per soddisfare le spese governative
sarà la tassazione progressiva della proprietà. Così le imposte
saranno pagate senza l'oppressione e la rovina del popolo, e l'ammontare
relativo dipenderà dal valore di ciascuna proprietà individuale.
I ricchi dovranno comprendere che hanno il dovere di dare una parte
della loro soverchia ricchezza al governo, perché questo garantisce
loro il possesso sicuro del rimanente, ed inoltre dà loro di diritto
di guadagnare del denaro onestamente. Dico onestamente, perché il
controllo della società impedirà i furti sul terreno legale.
Questa riforma sociale deve essere la prima e più importante del
nostro programma, essendo la garanzia principale della pace. Essa
non ammette indugi di sorta.
La tassazione dei poveri è l'origine di tutte le rivoluzioni e produce
sempre un grave danno al governo, perché questo, sforzandosi di
estorcere denaro dal popolo, perde l'occasione di ottenerlo dai
ricchi. La tassazione del capitale farà diminuire le ricchezze dei
privati, nelle cui mani le abbiamo lasciate accumulare sino ad ora
appositamente, perché i plutocrati agissero da contrappeso ai governi
dei Gentili e alle loro finanze. La tassazione progressiva applicata
proporzionalmente alle fortune individuali, produrrà assai più del
sistema attuale di tassare tutti egualmente. Questo sistema è, al
momento attuale (1901) essenziale per noi, perché genera il malcontento
fra i Gentili [Si noti che questa conferenza fu tenuta nel 19O1.
(Nota del T. inglese)]. Il potere del nostro sovrano si baserà principalmente
sul fatto, che egli sarà garante dell'equilibrio del potere e della
pace perpetua del mondo. Quindi, per ottenere questa pace, i capitalisti
dovranno rinunciare ad una parte delle loro ricchezze, salvaguardando
così l'azione del governo. Le spese dello Stato devono essere pagate
da coloro che sono meglio in grado di sostenerle e col denaro che
si potrà togliere ad essi. Tale misura farà cessare l'odio delle
classi popolari per i ricchi, perché esse vedranno in costoro i
necessari sostegni finanziari del governo, riconosceranno in essi,
inoltre, i sostenitori della pace e del benessere pubblico. Le classi
povere comprenderanno che i ricchi forniscono i mezzi per i benefizi
sociali.
Per evitare che le classi intelligenti, vale a dire i contribuenti,
si lagnino soverchiamente del nuovo sistema di tassazione, daremo
ad esse dei resoconti particolareggiati, esponendo chiaramente il
modo come il loro denaro viene speso; eccettuato, si capisce, quella
parte che sarà impiegata per i bisogni privati del Sovrano e per
le esigenze dell'amministrazione.
Il Sovrano non avrà alcuna proprietà privata, perché tutto ciò che
è nello Stato gli apparterà. Se al Sovrano fosse concesso di possedere
privatamente, sembrerebbe che non è di sua proprietà tutto ciò che
è nello Stato.
I congiunti del Sovrano, eccettuato il Suo erede, il quale sarà
anche mantenuto a spese del governo, dovranno servire come funzionari
governativi, oppure lavorare, allo scopo di conservare il diritto
di possedere: il privilegio di essere di sangue reale non concederà
loro il diritto di vivere alle spalle dello Stato.
Vi sarà una tassa di bollo progressiva su tutte le vendite e compere,
nonché tasse di successione. Qualunque contratto senza il bollo
necessario sarà considerato illegale, ed il proprietario antecedente
sarà obbligato a pagare al Governo una percentuale sulla tassa dal
giorno della vendita. Ogni documento di garanzia del trasferimento
di un diritto di una proprietà, ecc., da una persona ad un'altra,
dovrà essere portato ogni settimana all'ispettore locale delle tasse,
unendovi una dichiarazione con nome e cognome del possessore attuale
e del precedente, nonché l'indirizzo permanente di ambedue.
Simile procedura sarà necessaria per i trasferimenti sorpassanti
un certo valore; eccedenti cioè l'ammontare della spesa media giornaliera.
La vendita delle cose più necessarie sarà soggetta soltanto ad una
marca da bollo di valore stabilito.
Calcolate quante volte il valore di una simile tassazione sorpasserà
la rendita dei governi Gentili.
Lo Stato dovrà tenere in riserva una certa quota di capitale, e
nel caso che la rendita proveniente della tassazione venisse a sorpassare
questa somma specificata, la somma risultante in più dovrà essere
rimessa in circolazione. Queste somme in eccesso saranno spese organizzando
ogni sorta di lavori pubblici.
La direzione di questi lavori dipenderà da un dipartimento governativo,
e quindi gli interessi delle classi operaie saranno strettamente
collegati a quelli del governo e del loro Sovrano. Una parte di
questo denaro soverchio sarà destinato a premiare le invenzioni
e le produzioni.
È di prima importanza d'impedire che la moneta rimanga inattiva
nelle banche dello Stato, al disopra di una somma specificata che
possa essere destinata a qualche scopo speciale; perché il denaro
è fatto per circolare, e qualunque congestione di denaro ha sempre
un effetto disastroso sul corso degli affari dello Stato, giacché
la moneta agisce quale lubricante del meccanismo statale, e se il
lubricante si condensa, il funzionamento della macchina si arresta
in conseguenza. Il fatto che le cartelle di rendita hanno sostituito
la moneta in gran parte, ha creato una congestione simile a quella
ora descritta. Le conseguenze di questo fatto sono abbastanza evidenti.
Istituiremo pure un dipartimento per la revisione dei conti, sicché
il Sovrano possa a qualunque momento ricevere un rendiconto completo
delle spese del governo e delle sue rendite. Ogni rendiconto sarà
tenuto rigorosamente al corrente, fuorché quelli del mese in corso
e del precedente. L'unica persona che non avrebbe alcun interesse
a derubare la banca dello Stato è il suo proprietario - il Sovrano
-. Per questa ragione il suo controllo impedirà qualunque possibilità
di perdite o di spese non necessarie.
Saranno aboliti i ricevimenti di etichetta, che sciupano il tempo
prezioso del Sovrano, e ciò per dargli maggiori opportunità di attendere
agli affari dello Stato. Sotto il nostro governo il Sovrano non
sarà circondato da cortigiani, i quali generalmente si pavoneggiano
intorno alla sua persona soltanto per vanità, e si preoccupano esclusivamente
dei propri interessi, trascurando, come fanno, il benessere dello
Stato.
Tutte le crisi economiche da noi combinate con tanta astuzia nei
paesi dei Gentili, sono state determinate ritirando il denaro dalla
circolazione. Lo Stato si è trovato nella necessità per i suoi prestiti
di fare appello alle grandi fortune che sono congestionate pel fatto
che la moneta è stata ritirata dal governo. Questi prestiti hanno
imposto dei pesanti carichi sui governi, obbligandoli a pagare interessi,
e così sono legati mani e piedi.
La concentrazione della produzione nelle mani del capitalismo ha
prosciugato tutta la forza produttrice del popolo insieme alle ricchezze
dello Stato. La moneta, al momento attuale, non può soddisfare i
bisogni della classe operaia, perché non è sufficiente per tutti.
L'emissione della moneta deve corrispondere all'aumento della popolazione,
e bisogna considerare i bambini come consumatori di moneta fino
dal giorno della loro nascita. Una verifica della moneta di tanto
in tanto è una quistione vitale per il mondo intero.
Sapete, io credo, che la moneta aurea è stata la distruzione di
tutti gli Stati che l'hanno adottata, perché non poteva soddisfare
ai bisogni della popolazione; tanto più che noi abbiamo fatto del
nostro meglio, perché fosse congestionata e tolta dalla circolazione.
Il nostro governo avrà una moneta basata sul valore della potenza
di lavoro del paese; essa sarà di carta, e magari anche di legno.
Emetteremo una quantità di moneta sufficiente per ogni suddito,
aumentandone la quantità alla nascita di ogni bambino e diminuendola
per la morte di ogni individuo. I conti governativi saranno tenuti
da governi locali separati e da uffici provinciali. Per evitare
ritardi nei pagamenti delle spese governative, il Sovrano in persona
emetterà ordini regolanti i termini di pagamento di dette somme,
mettendo così fine ai favoritismi usati qualche volta dai ministri
delle finanze ad alcuni dipartimenti.
I resoconti degli introiti e delle spese dello Stato saranno tenuti
insieme, perché si possa sempre confrontarli.
I piani che faremo per la riforma delle istituzioni di finanza dei
Gentili saranno applicati in maniera tale che essi non se ne accorgeranno
mai. Metteremo in evidenza la necessità di riforme, come se siano
dovute allo Stato disordinato raggiunto dalle finanze dei Gentili.
Dimostreremo che la prima ragione di questa cattiva condizione finanziaria,
sta nel fatto che essi principiano il loro anno finanziario facendo
un calcolo approssimativo pel bilancio annuo governativo, l'ammontare
del quale aumenta di anno in anno, e per la ragione seguente: si
riesce a stento a far durare le somme assegnate al bilancio governativo
annuale sino alla metà dell'anno; quindi si presenta un nuovo bilancio
governativo riveduto, e la somma relativa viene spesa generalmente
in tre mesi. Dopo questo viene votato un bilancio supplementare,
e alla fine dell'anno i conti sono sistemati mediante un bilancio
di liquidazione.
Il bilancio di un anno è basato sulla spesa totale dell'anno precedente,
quindi in ogni anno avviene una deviazione di circa il 50 per cento
sulla somma nominale, ed il bilancio annuo alla fine di un decennio
è triplicato. Grazie a simile procedura, tollerata dai Gentili negligenti,
le loro riserve sono state prosciugate. Quindi, quando giunse il
periodo dei prestiti, questo periodo vuotò le banche statali, portandole
sull'orlo del fallimento.
Potete facilmente comprendere, che un'amministrazione delle finanze
di questo genere, che abbiamo indotto i Gentili a seguire, non può
essere adottato dal nostro governo. Ogni prestito dimostra la debolezza
del governo e la sua incapacità a comprendere i suoi diritti. Ogni
prestito, come la spada di Damocle, pende sulla testa dei governanti,
che invece di prelevare certe somme direttamente dalla nazione per
mezzo di una tassazione temporanea, vanno dai nostri banchieri col
cappello in mano.
I prestiti all'estero sono come sanguisughe che non si possono distaccare
dal corpo del governo, finché non cascano da sé, o finché il governo
non riesce a sbarazzarsene. Ma i governi dei Gentili non desiderano
di togliersi di dosso queste sanguisughe; al contrario ne aumentano
il numero, ed è perciò che il loro Stato è destinato a morire dissanguato
e per colpa loro. Perché, cosa è un prestito all'estero se non un
sanguisugo? Un prestito è una emissione di carta governativa che
implica l'impegno di pagare un interesse ammontante ad una certa
percentuale della somma totale di denaro preso in prestito. Se un
prestito è al cinque per cento, in venti anni il governo avrà inutilmente
pagato una somma equivalente a quella del prestito per coprirne
la percentuale. In 40 anni avrà pagato due volte ed in 60 anni tre
volte la somma iniziale, ma il prestito resterà sempre un debito
non pagato.
Da questo calcolo è evidente che simili prestiti, dato l'attuale
sistema di tassazione (1901), toglieranno fino l'ultimo centesimo
al povero contribuente per pagare gl'interessi ai capitalisti stranieri,
dai quali lo Stato ha preso in prestito il denaro invece di raccogliere
dalla nazione, per mezzo di tasse, la somma necessaria libera di
interessi.
Fin tanto che i prestiti erano interni, i Gentili non facevano che
trasferire il denaro dalle tasche dei poveri in quelle dei ricchi;
ma da quando riuscimmo, corrompendo chi di ragione, a far sostituire
prestiti all'estero a quelli all'interno, tutte le ricchezze degli
Stati affluirono nelle nostre casseforti, e tutti i Gentili principiarono
a pagarci ciò che si può chiamare tributo.
A causa della loro trascuratezza nella scienza del governo, o a
causa della corruzione dei loro ministri, o della loro ignoranza
in fatto di finanza, i sovrani Gentili hanno reso i loro paesi debitori
delle nostre banche ad un punto tale, che non potranno mai redimere
le loro ipoteche. Dovete comprendere quante fatiche e quante pene
abbiamo sopportato per riuscire a produrre un simile stato di affari.
Nel nostro governo avremo grande cura che non succeda una congestione
di danaro e quindi non avremo prestiti di Stato, eccezione fatta
di buoni del Tesoro all'uno per cento, per impedire che il pagamento
della percentuale esponga il paese ad essere succhiato dalle mignatte.
Il diritto di emettere obbligazioni sarà concesso esclusivamente
alle ditte commerciali, le quali non avranno alcuna difficoltà a
pagare le percentuali con i loro profitti, perché prendono in prestito
il denaro per imprese commerciali. Ma il governo non può trarre
profitto da denaro preso in prestito, perché si rende debitore unicamente
per spendere ciò che si è fatto imprestare.
Il nostro governo compererà anche azioni commerciali, diventando
così un creditore invece di esser come ora un debitore e pagatore
di tributi. Questa misura metterà fine all'indolenza e alla negligenza,
che ci furono utili fintanto che i Gentili furono indipendenti,
ma sarebbero dannose al nostro governo. La vacuità del cervello
puramente animale dei Gentili è dimostrata dal fatto, che quando
prendevano denaro ad imprestito da noi con interessi essi non riuscirono
a capire, che ogni somma così ottenuta avrebbero dovuto in ultima
analisi farla uscir fuori dalle risorse del loro paese, insieme
coi relativi interessi. Sarebbe stato assai più semplice di prelevare
senz'altro tale danaro dal popolo, senza doverne pagare gli interessi
ad altri. Questo dimostra il nostro genio ed il fatto che il nostro
è il popolo eletto da Dio. Siamo riusciti a presentare ai Gentili
il problema dei prestiti sotto una buona luce così favorevole, che
essi hanno persino creduto di ricavarne profitto.
I nostri conti presuntivi, che produrremo al momento opportuno,
che sono stati elaborati coll'esperienza dei secoli, e che ponderavamo
mentre i Gentili governavano, differiscono da quelli di costoro
per la loro straordinaria lucidità, dimostreranno quanto siano benefici
i nostri piani. Questi metteranno fine ad abusi come quelli per
mezzo dei quali siamo diventati i padroni dei Gentili e che non
possono essere permessi nel nostro regno. Il nostro bilancio governativo
sarà sistemato in modo tale che nessuno, dal regnante in persona
all'impiegato più insignificante, potrà stornarne la più piccola
somma e servirsene per qualsiasi altro uso diverso da quello primieramente
prestabilito, senza essere scoperto. È impossibile governare con
successo senza un piano definitivamente prestabilito. Persino i
cavalieri e gli eroi muoiono, quando prendono una strada senza sapere
dove conduca e quando partono per un viaggio senza essere bene equipaggiati.
I sovrani dei Gentili, che furono, anche col nostro aiuto, indotti
a trascurare l'adempimento dei loro doveri governativi per mezzo
di rappresentazioni, divertimenti, pompe ed altri svaghi, non furono
altro che dei paraventi per nascondere i nostri intrighi.
Le relazioni dei nostri seguaci, che venivano mandati a rappresentare
il Governo nei suoi doveri pubblici, furono compilate dai nostri
agenti. In ogni occasione queste relazioni riuscirono gradite alle
menti poco accorte dei Sovrani, perché erano sempre accompagnate
dai vari suggerimenti per future economie. Essi avrebbero potuto
domandarsi come fosse possibile far economie mettendo nuove tasse;
ma essi non chiesero nulla.
Voi sapete in quali condizioni di caos finanziario si sono ridotti
per colpa loro, con la loro negligenza. Essi hanno finito per fallire
malgrado le ardue fatiche dei loro sudditi.
PROTOCOLLO XXI
Aggiungerò ora qualche parola a ciò che vi dissi alla nostra ultima
assemblea, e vi farò una spiegazione dettagliata dei prestiti all'interno.
Ma non discuterò ulteriormente i prestiti all'estero, perché essi
hanno riempito i nostri forzieri di denaro tolto ai Gentili ed anche
perché il nostro governo universale non avrà vicini esteri dai quali
esso possa prendere a prestito.
Ci siamo serviti della corruzione degli amministratori e della negligenza
dei sovrani Gentili per raddoppiare e triplicare il denaro imprestato
da noi ai loro governi e del quale in realtà non abbisognavano.
Chi potrebbe fare altrettanto a noi? Quindi mi occuperò soltanto
dei prestiti all'interno.
Quando il governo annunzia un prestito di questo genere, apre una
sottoscrizione per i certificati relativi. Questi, perché siano
alla portata di tutte le borse, saranno di tagli piccolissimi. I
primi sottoscrittori possono comprare sotto alla pari. Il giorno
seguente il prezzo dei titoli viene alzato, per dare l'impressione
che tutti desiderano comprarli.
Nel corso di pochi giorni le casseforti dell'erario sono colme con
tutto denaro che è stato sottoscritto in più. (Perché continuare
ad accettare denaro per un prestito già soverchiamente sottoscritto?).
La sottoscrizione ha evidentemente sorpassato di molto la somma
richiesta; in questo consiste tutto il risultato; evidentemente
il pubblico ha fiducia nel governo.
Ma quando la commedia è finita, rimane il fatto che vi è un grosso
debito, e che per pagarne gli interessi il governo deve ricorrere
ad un nuovo prestito, il quale alla sua volta non annulla il debito
dello Stato; ma anzi lo aumenta. Quando la capacità governativa
di prendere in prestito è esaurita, gli interessi dei nuovi prestiti
debbono essere pagati con nuove tasse; le quali non sono altro che
nuovi debiti contratti per coprirne altri.
Allora viene il periodo di conversione dei prestiti; ma dette conversioni
non fanno che diminuire la quantità dell'interesse da pagare, senza
cancellare il debito. Inoltre si possono fare solamente col consenso
dei creditori. I Governi quando danno l'avviso di queste conversioni,
accordano ai creditori il diritto di accettarle, o di essere rimborsati
dei loro denari se non desiderano di accettarle; ma se ognuno reclamasse
il proprio denaro, i Governi sarebbero presi nella propria rete
e non potrebbero rimborsare tutto il denaro. Fortunatamente i sudditi
dei governi Gentili non si intendono molto di finanza, ed hanno
sempre preferito di subire un ribasso nel valore dei loro titoli
ed una diminuzione di interessi, piuttosto che rischiare un nuovo
investimento. Così hanno spesse volte dato la possibilità ai loro
governi di sbarazzarsi di un debito, che probabilmente ammontava
a parecchi milioni.
I Gentili non oserebbero fare una cosa simile con i prestiti all'estero,
ben sapendo che in tal caso noi tutti richiederemo il rimborso del
nostro denaro.
Con un'azione simile il governo dichiarerebbe apertamente il suo
fallimento, e ciò dimostrerebbe chiaramente al popolo che i suoi
interessi non hanno nulla di comune con quelli del suo governo.
Desidero di fermare la vostra attenzione in modo speciale su quanto
ho detto, ed anche sul seguente fatto, che attualmente tutti i prestiti
all'interno sono consolidati dai cosidetti prestiti temporanei;
vale a dire, da debiti a breve scadenza, formati dal denaro depositato
nelle Banche dello Stato e nelle Casse di Risparmio. Questo denaro,
essendo a disposizione del Governo per un periodo di tempo considerevole,
serve a pagare gli interessi dei prestiti all'estero, ed il Governo
deposita nelle Banche, invece di esso, dei titoli di Stato, i quali
coprono tutti i deficit nelle casseforti statali dei Gentili.
Quando il nostro sovrano sarà sul suo trono mondiale, tutte queste
scaltre operazioni finanziarie svaniranno. Distruggeremo il mercato
dei valori pubblici, perché non permetteremo che il nostro prestigio
sia scosso dal rialzo e ribasso dei nostri titoli, il cui valore
sarà stabilito per legge alla pari, senza possibilità alcuna di
qualsiasi variazione di prezzo. Il rialzo origina il ribasso, ed
è per mezzo dei rialzi che abbiamo cominciato a discreditare i titoli
pubblici dei Gentili.
Alle Borse sostituiremo enormi organizzazioni governative, che avranno
il dovere di tassare le imprese commerciali in quel modo che il
governo crederà opportuno. Queste istituzioni saranno in grado di
gettare sul mercato milioni e milioni di azioni commerciali, o di
comperarle in un sol giorno. Quindi tutte le imprese commerciali
dipenderanno da noi, e vi potete immaginare quale forza sarà la
nostra.
PROTOCOLLO XXII
Con tutto quello che ho detto sino ad ora, ho cercato di farvi un
quadro dal vero del mistero degli avvenimenti attuali nonché dei
passati, i quali scorrono tutti nel fiume del destino, e se ne vedranno
le conseguenze nel futuro prossimo. Vi ho mostrato i nostri piani
segreti, per mezzo dei quali agiamo sui Gentili, nonché la nostra
politica finanziaria: devo aggiungere ancora solo poche parole.
Nelle nostre mani è concentrata la più grande potenza del momento
attuale, vale a dire la potenza dell'oro. In due soli giorni possiamo
estrarre qualsiasi somma dai depositi segreti dei nostri tesori.
È ancora necessario per noi di provare che il nostro regno è voluto
da Dio? È possibile che, possedendo così vaste ricchezze, non riusciamo
a dimostrare che tutto l'oro da noi ammassato in tanti secoli, non
aiuterà la nostra vera causa per il bene, cioè per il ripristinamento
dell'ordine sotto il nostro regime? Forse bisognerà ricorrere in
certa misura alla violenza; ma tale ordine sarà certamente ristabilito.
Dimostreremo di essere i benefattori che hanno restituito la libertà
e la pace al mondo torturato. Offriremo al mondo questa possibilità
di pace e di libertà, ma certamente ad una condizione sola, e cioè
che il mondo aderisca strettamente alle nostre leggi. Inoltre faremo
chiaramente comprendere a tutti, che la libertà non consiste nella
dissolutezza, né nel diritto di fare ciò che si vuole. Dimostreremo
pure che né la posizione, né il potere, dànno ad un uomo il diritto
di propugnare principi perniciosi, come ad esempio la libertà di
religione, l'uguaglianza, o idee simili. Renderemo inoltre ben chiaro,
che la libertà individuale non dà il diritto a chicchessia di eccitarsi
o di eccitare altri facendo dei discorsi ridicoli alle masse turbolenti.
Insegneremo al mondo che la vera libertà consiste unicamente nell'inviolabilità
di persona, di domicilio e di proprietà per chiunque aderisce onestamente
a tutte le leggi della vita sociale. Insegneremo che la posizione
di un uomo sarà in relazione al concetto che egli ha dei diritti
altrui, e che la sua dignità personale deve vietargli fantasticherie
circa sé stesso.
La nostra potenza sarà gloriosa, perché sarà immensa e regnerà e
guiderà e certamente non darà ascolto ai caporioni popolari, o a
qualunque altro oratore vociferante parole insensate alle quali
si attribuisce l'altosonante titolo di "principii elevati", mentre
non sono altro che utopie. La nostra potenza sarà l'organizzatrice
dell'ordine in cui consiste la felicità dei popoli. Il prestigio
di questa potenza sarà tale, che avrà l'adorazione mistica, nonché
la soggezione di tutte le nazioni. Una potenza vera non si piega
ad alcun diritto, neanche a quello di Dio. Nessuno oserà avvicinarsi
ad essa allo scopo di toglierle sia pure un briciolo della sua forza.
PROTOCOLLO XXIII
Perché il popolo si abitui all'ubbidienza, deve essere educato alla
modestia e alla moderazione; quindi diminuiremo la produzione degli
oggetti di lusso. Con questi mezzi introdurremo per forza la moralità,
che ora viene corrotta dalla continua rivalità nel campo del lusso.
Patrocineremo le industrie casalinghe, per danneggiare le fabbriche
private. La necessità di tali riforme è anche nel fatto che i padroni
di grandi fabbriche private spesse volte incitano, forse anche inconsciamente,
i loro operai contro il governo.
La popolazione impiegata nelle industrie locali non conosce il significato
delle parole: "senzalavoro" ; e questo fa sì che essa è attaccata
al regime esistente e la invoglia ad appoggiare il governo. La disoccupazione
è il più grande pericolo per il Governo; essa avrà servito al nostro
scopo appena, per mezzo suo, saremo giunti al potere.
L'ubriachezza sarà pure proibita e considerata un delitto contro
l'umanità e come tale punita, perché sotto l'influenza dell'alcool
l'uomo somiglia alla bestia.
Le nazioni si sottomettono ciecamente soltanto ad una potenza forte
che sia totalmente indipendente da esse e nelle cui mani esse vedano
scintillare una spada che serva come arma di difesa contro tutte
le insurrezioni sociali. Perché dovrebbero desiderare che il loro
sovrano abbia l'anima di un angelo? Anzi, esse devono vedere in
lui la personificazione della forza e della potenza. Deve sorgere
un regnante che sostituisca i governi esistenti, viventi sopra una
folla che abbiamo demoralizzato colle fiamme della anarchia. Questo
regnante dovrà anzitutto spegnere queste fiamme, che senza tregua
sprizzano da ogni lato. Per raggiungere questo scopo, egli dovrà
distruggere tutte le società che possono dar origine a queste fiamme,
anche a costo di versare il suo proprio sangue. Egli dovrà costituire
un esercito bene organizzato, che lotterà energicamente contro l'infezione
anarchica che può avvelenare il corpo del governo.
Il nostro Sovrano sarà prescelto da Dio e consacrato dall'alto allo
scopo di distruggere tutte le idee influenzate dall'istinto e non
dalla ragione, da principî brutali e non dall'umanità. Al momento
attuale questi concetti prevalgono con grande successo, e le conseguenze
sono i furti e la violenza compiuti sotto lo stendardo del diritto
e della libertà.
Queste idee hanno distrutto tutte le organizzazioni sociali, conducendo
così al regno del Re di Israele. Ma la loro azione nefasta sarà
finita appena il regno del nostro Sovrano comincerà. Allora le spazzeremo
via tutte, perché sulla strada del nostro Sovrano non possa esservi
del fango.
Allora potremo dire alla nazione: "Pregate Iddio e prosternatevi
a Colui che porta il segno della predestinazione del mondo, di Cui
Iddio in persona ha guidato la stella affinché nessuno fuorché Lui
potesse liberare l'umanità da ogni peccato".
PROTOCOLLO XXIV
Ora parlerò del mezzo di cui ci serviremo per rafforzare la dinastia
del Re Davide, affinché essa possa durare fino al giorno del giudizio
finale.
Il nostro modo di render sicura la dinastia consisterà, in massima,
nell'applicazione dei medesimi principii che hanno posto il maneggio
degli affari del mondo nelle mani dei nostri savi; cioè la direzione
e l'educazione dell'intera razza umana. Diversi membri del seme
di David prepareranno i Re ed i loro Successori, i quali saranno
eletti non per diritto ereditario, ma per la loro capacità individuale.
Questi successori saranno iniziati ai nostri misteri segreti politici
ed ai nostri piani di governo avendo massima cura perché nessun
altro possa averne conoscenza.
Queste misure saranno necessarie perché tutti sappiano che sono
degni di regnare solamente gli iniziati ai misteri dell'alta politica.
Solo a tali uomini sarà insegnata l'applicazione pratica dei nostri
piani, servendosi dell'esperienza di molti secoli. Saranno iniziati
alle conclusioni dedotte dalle osservazioni sul nostro sistema politico
ed economico, nonché a tutte le scienze sociali. Insomma, apprenderanno
il vero spirito delle leggi che sono state stabilite dalla natura
stessa per governare l'umanità.
I successori diretti del Sovrano saranno scartati, se durante la
loro educazione daranno prova di essere frivoli o di cuore mite,
oppure qualora mostrino qualche altra tendenza che potrebbe essere
deleteria al loro potere, che potrebbe renderli incapaci di governare,
o anche essere pericolosa al prestigio della corona.
Solamente agli uomini capaci di governare con fermezza, benché forse
con crudeltà, saranno affidate le redini del governo dai nostri
anziani.
In caso di malattia, o di perdita di energia, il nostro Sovrano
sarà costretto a cedere le redini del governo a quelli della sua
famiglia che avranno dimostrato di essere più capaci di lui. I progetti
immediati del Re, e tanto più quelli per il futuro, non saranno
conosciuti neanche dai suoi più intimi Consiglieri. Solamente il
nostro Sovrano ed i Tre che lo avranno iniziato, conosceranno il
futuro. Nella persona del Sovrano, che regnerà con una volontà incrollabile,
controllando sé stesso come l'umanità, il popolo vedrà - per così
dire - il destino personificato e le sue vie umane. Nessuno conoscerà
i fini dei Sovrano quando emetterà i suoi ordini, quindi nessuno
oserà ostacolare il suo misterioso cammino.
S'intende che il Sovrano dovrà essere capace di eseguire i nostri
piani. Quindi non salirà al trono fino a che la sua intelligenza
non sia stata accertata dai nostri savi.
Perché tutti i sudditi amino e venerino il loro Sovrano, egli dovrà
spesso parlare in pubblico. Questo farà armonizzare le due potenze,
vale a dire, quella della popolazione e quella del regnante, che
abbiamo scisso nei paesi gentili, facendo sì che si temessero vicendevolmente
questo noi facemmo perché queste due potenze, una volta scisse,
cadessero sotto la nostra influenza.
Il Re di Israele non deve essere sotto l'influenza delle sue passioni
e specialmente di quelle dei sensi. Egli non deve permettere agli
istinti animali di avere il sopravvento sullo spirito. La sensualità,
più di qualunque altra passione, distrugge sicuramente tutte le
forze mentali e di preveggenza; essa distrae il pensiero degli uomini
verso il lato peggiore della natura umana.
Il Sostegno dell'Universo nella persona del Regnante Mondiale, germogliato
dal Seme Santo di Davide, deve rinunciare a tutte le passioni personali
per il bene del suo popolo.
Il nostro Sovrano deve essere irreprensibile.
Firmato dai rappresentanti
di Sion
del 33° grado.
Questi appunti furono tolti clandestinamente da un grande libro
di appunti per conferenze. Il mio amico li trovò nella cassaforte
del quartiere generale della società di Sionne che attualmente è
in Francia.
La Francia obbligò la Turchia a concedere vari privilegi alle scuole
ed alle istituzioni religiose di tutte le denominazioni, che saranno
sotto il protettorato del corpo diplomatico francese in Asia Minore.
Naturalmente non sono comprese in queste le scuole e le istituzioni
cattoliche, che furono espulse dalla Francia dai governi passati.
Questo fatto dimostra semplicemente che la diplomazia della scuola
di Dreyfus si preoccupa solamente di proteggere gli interessi di
Sionne e lavora per la colonizzazione dell'Asia Minore per mezzo
di Ebrei francesi. Gli Ebrei hanno sempre saputo raggiungere l'intento
per mezzo di coloro che il Talmud chiama i loro "bruti lavoratori":
parole che indicano i Gentili in genere.
Secondo gli archivi del Sionismo ebraico segreto, Salomone ed altri
dotti Ebrei, già sin dal 929 avanti Cristo studiarono in teoria
un progetto per la conquista pacifica dell'intero universo da parte
di Sionne. Mentre la storia si svolgeva, questo progetto fu studiato
in tutti i suoi particolari e completato da uomini che erano successivamente
iniziati a questo problema. Questi sapienti decisero di conquistare
il mondo per Sionne adoperando mezzi pacifici, e cioè coll'astuzia
del serpente simbolico, la cui testa doveva rappresentare gli iniziati
ai piani dell'Amministrazione Giudaica, ed il corpo il popolo ebraico.
L'amministrazione fu sempre tenuta segreta, persino alla stessa
nazione ebraica.
Questo serpente, penetrando a mano a mano nel cuore delle nazioni
che incontrava, scalzò e divorò tutto il potere non Ebraico di questi
Stati. È predetto che il serpente deve continuare il suo lavoro
seguendo strettamente il piano prestabilito, fino a che il cammino
che deve percorrere non sia chiuso col ritorno del suo capo a Sionne,
finché, con questo mezzo, il serpente non abbia completato il suo
anello intorno all'Europa, e - dopo aver incatenato l'Europa - non
abbia accerchiato il mondo intero. Questo compito deve condurre
a termine sforzandosi di soggiogare gli altri paesi con la conquista
economica. Il ritorno della testa del serpente a Sionne può aver
luogo solennemente quando il potere di tutti i Sovrani dell'Europa
sia stato abbattuto; vale a dire quando, per mezzo di crisi economiche
e di distruzioni in massa, effettuate ovunque, sarà avvenuta la
demoralizzazione spirituale e la corruzione morale, principalmente
coll'aiuto di donne ebree, truccate da francesi, italiane, spagnuole.
Queste sono le più sicure spargitrici di libertinaggio nella vita
degli uomini più in vista ed alla testa delle nazioni.
Le donne che sono al servizio di Sionne servono da attrattiva a
coloro che, grazie ad esse, hanno sempre bisogno di denaro, e quindi
sono sempre pronti a vendersi per denaro, che in realtà è solo imprestato
dagli ebrei, perché ritorna, attraverso le stesse donne, nelle mani
dei giudaismo corruttore. Ma mediante queste transazioni, esso acquista
schiavi per la sua causa.
È naturale che per la riuscita di un'impresa simile né i funzionarii
pubblici, né gli individui privati, debbano sospettare la parte
rappresentata dalle donne impiegate dal Ghetto. Perché i direttori
della causa di Sionne formarono una specie di casta religiosa, costituita
da ardenti seguaci della legge mosaica e degli statuti del Talmud.
Tutto il mondo credette che la maschera della legge di Mosè fosse
la vera regola di vita degli Ebrei. Nessuno pensò di indagare gli
effetti di questa regola di vita, specialmente perché tutti gli
occhi erano rivolti all'oro che la casta poteva provvedere e che
le dava la più assoluta libertà per intrigare economicamente e politicamente.
Un abbozzo del percorso del serpente simbolico è il seguente: La
sua prima tappa in Europa avvenne nel 429 avanti Cristo, in Grecia,
dove, all'epoca di Pericle, il serpente cominciò a divorare la potenza
di quel paese. La seconda fu a Roma, al tempo di Augusto, circa
l'anno 69 a. C. La terza a Madrid, al tempo di Carlo quinto, nel
1552. La quarta a Parigi, nel 1700 circa, al tempo di Luigi XIV.
La quinta a Londra dal 1814 in poi (dopo la caduta di Napoleone).
La sesta a Berlino, nel 1871, dopo la guerra Franco Prussiana. La
settima a Pietroburgo, su cui è disegnata la testa del serpente
con la data 1881.
Tutti questi Stati che il serpente ha attraversato, sono stati scossi
nelle fondamenta delle loro costituzioni, non eccettuato la Germania,
malgrado la sua apparente potenza. Le condizioni economiche dell'Inghilterra
e della Germania sono state risparmiate, ma solo fino a quando il
serpente non sarà riuscito a conquistare la Russia, contro la quale
tutti i suoi sforzi sono concentrati attualmente (1905). La corsa
futura del serpente non è segnata su questa carta, ma delle freccie
ci indicano il suo prossimo movimento verso Mosca, Kieff e Odessa.
Sappiamo ora perfettamente che queste ultime città costituiscono
i centri della razza Ebraica militante.
Su questa carta Costantinopoli è segnata come l'ultima tappa del
corso del serpente, prima che esso raggiunga Gerusalemme [Notate
che questa carta fu disegnata molti anni prima della Rivoluzione
in Turchia. (Nota del T. inglese)].
Il serpente deve percorrere ancora un breve cammino per completare
il suo corso, unendo la sua testa alla sua coda.
Per facilitare il corso del serpente, Sionne prese le seguenti misure,
allo scopo di rimodellare la società e di convertire le classi operaie.
Anzitutto la razza Ebraica fu organizzata in maniera tale, che nessuno
vi potesse entrare e quindi svelarne i segreti. Viene presupposto
che Iddio stesso abbia detto agli Ebrei che essi sono destinati
a governare su tutta la terra in forma di un Regno indivisibile
di Sionne. È stato insegnato agli Ebrei, che essi sono la sola razza
meritevole di essere chiamata umana, tutte le altre essendo destinate
a rimanere "bestie da lavoro" e schiavi degli Ebrei e che lo scopo
ebraico deve essere la conquista del mondo e l'erezione del Trono
di Sionne sull'universo (Cfr. Sanh. 91, 21, 1051).
A gli Ebrei venne insegnato che sono dei Super uomini e che si devono
mantenere distinti dalle altre nazioni. Queste teorie ispirò ad
essi il concetto dell'autoglorificazione perché, per diritto, sono
i figli di Dio. (Cfr. Jihal, 67, I; Sanh. 58, 2).
La razza ebraica, vivendo separata dalle altre, aderisce strettamente
al sistema del "Kaghal", il quale fa obbligo ad ogni Ebreo di aiutare
i suoi consanguinei indipendentemente dall'assistenza che costoro
ricevono dalle amministrazioni locali di Sion che portano diversi
nomi: Kaghal, Concistori, Commissioni d'affari ebraici, Uffici per
esazioni di tasse ecc. Tutte queste amministrazioni servono a mascherare
il governo di Sionne agli occhi dei governi di quegli Stati Gentili,
che alla loro volta difendono sempre vigorosamente il diritto degli
Ebrei di governarsi da sé, perché li considerano erroneamente come
una comunità puramente religiosa. Le suddette idee instillate negli
Ebrei, ne hanno anche considerevolmente influenzato la vita materiale.
Quando leggiamo delle opere come il "Gobayon" 14, pag. 1; "Eben
Gaizar", 44, pag. 81; "XXXVI Ebamot", 98; "XXV Ketubat" 36; "XXXIV
Sanudrip" 746; "XXX Kadushin", 68 A - che furono tutte scritte coll'intento
di glorificare la razza ebraica vediamo che esse trattano realmente
tutti i Gentili come se fossero delle bestie, create unicamente
per servire gli Ebrei. Costoro credono che i popoli, le proprietà
di essi e persino le loro vite, appartengono agli Ebrei e che Iddio
permette alla sua razza prediletta di farne l'uso che vuole.
Secondo le leggi ebraiche, tutti i maltrattamenti fatti subire ai
Gentili son perdonati nel giorno del Capodanno ebraico, nel quale
gli Ebrei ricevono anche il permesso di peccare nello stesso modo
durante l'anno entrante.
Per eccitare l'odio dei loro contro tutti i Gentili, i capi degli
Ebrei agiscono da "agenti provocatori" durante le agitazioni antisemitiche,
permettendo ai Gentili di scoprire alcuni dei segreti del Talmud.
Le manifestazioni antisemitiche furono anche molto utili ai caporioni
Ebrei, perché destarono compassione nel cuore di alcuni Gentili
verso un popolo il quale, apparentemente, veniva maltrattato. Ciò
servì ad accaparrare conseguentemente molte simpatie tra i Gentili
per la causa di Sionne.
L'antisemitismo, che si manifestò con la persecuzione degli Ebrei
di basso ceto, ne aiutò i capi a controllarli e tenerli in suggezione.
Essi potevano permettere queste persecuzioni, perché al momento
opportuno intervenivano e salvavano i loro correligionari. Notate
che i capi Ebrei non soffrirono mai, né nei loro progressi, né nelle
loro posizioni ufficiali di amministratori, durante le agitazioni
antisemitiche. Questo fatto non deve far meraviglia, perché furono
questi stessi capi che aizzarono i "mastini cristiani" contro gli
Ebrei più umili. I mastini mantenevano l'ordine nelle loro greggi
e perciò aiutavano a rafforzare la stabilità di Sionne.
Secondo la loro opinione, gli Ebrei hanno già raggiunto la posizione
di Super-governo mondiale ed ora si tolgono la maschera. Naturalmente,
la maggior forza di conquista degli Ebrei era costituita dal loro
oro; pertanto essi non dovevano far altro che lavorare per dargli
un valore. L'alto valore dell'oro dipende specialmente dal fatto
che la moneta d'oro regola tutti gli scambi. La sua accumulazione
nelle mani degli Ebrei dipende dal fatto che essi hanno saputo approfittare
di qualunque crisi internazionale per monopolizzarlo. Di questo
si ha la prova nella storia della famiglia Rothschild, pubblicata
a Parigi dalla "Libre Parole".
Per mezzo di queste crisi, fu stabilita la potenza del capitalismo
sotto lo stendardo del liberalismo, proteggendolo con teorie economiche
e sociali astutamente congegnate. Gli Anziani di Sion ottennero
un successo straordinario dando un'apparenza scientifica a queste
teorie.
Il sistema degli scrutinii di voto conferisce sempre agli Ebrei
la possibilità di introdurre, per mezzo della corruzione, quelle
leggi che possono essere utili allo scopo loro. La forma di governo
dei Gentili che più corrisponde ai desideri degli Ebrei è la repubblicana,
perché dove essa vige, riescono con più facilità a comperarsi una
maggioranza. Inoltre il sistema repubblicano conferisce una libertà
sconfinata ai loro agenti ed all'esercito di anarchici che hanno
al loro soldo. Questo è il motivo per cui gli Ebrei sono così ardenti
sostenitori del liberalismo; ed i Gentili sciocchi, che essi abbindolano,
ignorano il fatto, già così evidente, che sotto una repubblica non
vi è maggiore libertà che sotto un'autocrazia, anzi si verifica
il contrario, perché avviene che i pochi sono oppressi dalla plebe
la quale è sempre istigata dagli agenti degli Ebrei.
Secondo il testamento di Montefiore, Sionne non risparmia, né denaro,
né mezzi, per riuscire a questi intenti. Ogni giorno i governi di
tutto il mondo, incoscientemente, o scientemente, sono soggetti
ai comandi di quel grande Super-governo che è Sionne, perché tutte
le loro cartelle di rendita sono nelle mani degli Ebrei e tutti
i paesi sono talmente in debito con essi, da non potersene mai liberare.
Tutto il commercio, l'industria, come pure la diplomazia, sono in
mano degli Ebrei. Per mezzo dei suoi capitali il Ghetto ha rese
schiave tutte le nazioni dei Gentili. A forza di un'educazione materialistica
intensiva, gli Ebrei misero delle pesanti catene a tutti i Gentili
e con queste li legarono al loro Supergoverno.
La fine delle libertà nazionali è prossima, e quindi anche la libertà
individuale cesserà, perché la vera libertà non può esistere dove
la leva del denaro rende possibile al Ghetto di governare la plebe
e di regnare sulla parte più degna e più responsabile della comunità.
….. "Coloro che hanno orecchi ascoltino"!
Fra poco saranno quattro anni che i "Protocolli degli Anziani di
Sion" sono in mio possesso. Dio solo sa quanto sono stati numerosi
gli sforzi che ho fatto per portarli alla luce, ed anche per mettere
in guardia coloro che sono al potere rivelando loro le cause della
tempesta che si addensa sulla Russia apatica, la quale, disgraziatamente,
sembra che abbia perso la conoscenza di ciò che le sta succedendo
intorno.
Solamente ora, e temo che sia troppo tardi, sono riuscito a pubblicare
il mio lavoro, nella speranza che potrò mettere sull'avviso coloro
che ancora hanno orecchi per sentire ed occhi per vedere.
Non vi può essere alcun dubbio. Con tutta la potenza ed il terrore
di Satana, il regno del Re trionfatore di Israel si avvicina al
nostro mondo non rigenerato; il Re nato dal sangue di Sionne, l'Anti
Cristo, si avvicina al trono della potenza universale.
Gli eventi nel mondo precipitano con vertiginosa velocità, i dissensi,
le guerre, i rumori, le carestie, l'epidemie, gli sconquassi, tutto
ciò che fino a ieri era impossibile, oggi è compiuto. I giorni volano,
per così dire, a vantaggio del popolo prescelto. Non ho il tempo
di esaminare minuziosamente la storia dell'umanità dal punto di
vista dei "misteri di iniquità" che sono già stati messi a nudo,
per dimostrare storicamente l'influenza nefasta che gli "Anziani
di Israele" hanno avuto sulle disgrazie dell'umanità; mi manca anche
il tempo di predire il prossimo destino del genere umano e di svelare
l'atto finale della tragedia mondiale.
La luce di Cristo solamente, e quella della Sua Santa Chiesa Universale,
possono penetrare negli abissi Satanici e svelarne tutta l'estensione
malvagia.
Nel mio cuore sento che l'ora è suonata per convocare l'ottavo Consiglio
Ecumenico, nel quale, dimentichi delle contese che li hanno divisi
per tanti secoli, si raccoglieranno i pastori e i rappresentanti
dell'intero Cristianesimo per affrontare la venuta dell'Anticristo.
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