SERGYEI NILUS
L'INTERNAZIONALE EBRAICA
PROTOCOLLI
DEI "SAVI ANZIANI" DI SION
VERSIONE ITALIANA CON APPENDICE
ROMA
LA VITA ITALIANA
RASSEGNA MENSILE DI POLITIC
Via dell'Unità, 25
1921
|
|
INTRODUZIONE
Uomini siate, e non pecore matte,
Sì che 'l giudeo tra voi di voi non rida.
(Dante: Par. c. V; v. 80, 81)
Il Times di Londra l'8 maggio 1920 dava un largo sunto
dei "Protocolli dei Savi Anziani di Sion", annunziando che questi
furono pubblicati in Russia a Tsarkoye Sielo nel 1905 e che la
biblioteca del British Museum ne possedeva una copia col timbro
di entrata del 10 agosto 1906, n. 3926 d 17.
L'autorità del giornale richiamava sulla pubblicazione l'attenzione
degli studiosi e degli uomini politici, l'opinione pubblica ne
fu commossa e le edizioni si vennero moltiplicando mentre quelle
esistenti si diffondevano rapidamente. Tra queste le più notevoli
sono: quella tedesca di Gottfried Zur Beek: Die Geheimnisse
der Weisen von Zion (I misteri dei saggi di Sion) edita a
Charlottenburg dall'Auf Vorposten (1919, 4° piccolo pp. 256) con
una importante bibliografia sulla quistione ebraica, e due edizioni
inglesi, la prima edita sui primi del 1920 a Boston (Small Majnard
and C.), la seconda edita a Londra (The Britons: 62 Oxford Street)
Protocols of the Learned Elders of Zion. Sono poi seguite
numerose edizioni in Francia, Polonia, ecc.
Una grave quistione si è dibattuta recentemente sull'autenticità
dei Protocolli. Noi non vogliamo dissimularla, sia per omaggio
alla verità, sia perché i poco scrupolosi non ne abusino. Anzi
noi eviteremo di voler risolvere quella quistione nel senso formale,
e d'altronde la discussione è troppo lunga e complessa perché
qui possiamo riprodurla, tanto più che vi sono sempre convinti
sostenitori d'ambo le parti. A mo' di esempio rammenteremo questo
punto: il fatto indiscutibile innanzi accennato che i Protocolli
furono pubblicati in Russia nel 1905 (l'anno seguente il British
Museum ne registrava una copia) è citato dagli assertori dell'autenticità
come una prova, giacché nessuno potrà dire che la prodigiosa realizzazione
odierna dei Protocolli sia il volgare trucco di una opera stampata
après coup con una data anteriore. I negatori dell'autenticità
citano questo stesso fatto per la loro tesi, dicendo che quando
in Russia comparvero i Protocolli, e poi furono ripubblicati,
essi non furono presi in considerazione dagli stessi giornali
e circoli antisemiti russi che pur avevano tutto l'interesse di
farlo: segno, dicono i negatori della autenticità, che si sapeva
esser quello un prodotto della celebre "Okhrana".
Come vedono i nostri lettori, c'è da continuare per un pezzo sulla
stessa strada. Ebbene noi taglieremo corto con questa semplice
affermazione: il suddetto dibattito verte materialmente sull'autenticità
propriamente detta del documento, cioè se realmente gli "Anziani
di Sion" si siano radunati nel tale anno e luogo, ed abbiano redatto,
parola per parola, quei Protocolli. Ma un'altra quistione, meno
formale e più sostanziale, s'impone: quella della loro veridicità.
Nessuno nega che un programma reso pubblico nel 1905 abbia oggi
il suo pieno, stupefacente, spaventoso adempimento, e non solo
in genere ma in molti punti particolari. O il documento è formalmente
autentico, od esso fu compilato su varii documenti autentici e
su informazioni sicure, dando a queste membra sparse una unità
di corpo.
Ora, ogni onesto e intelligente lettore troverà che nell'uno e
nell'altro caso il documento è prezioso. E come tale lo presentiamo
al pubblico italiano.
Quando nel 1905 il professor Sergyei Nilus rivelava, con la pubblicazione
dei Protocolli, il piano di conquista politica del Sionismo ribelle
ed oppresso, era ben lungi dal supporre che - quindici anni dopo
- la sua pubblicazione sarebbe apparsa come la voce profetica
alla quale il mondo ebbe il torto di non dare a suo tempo ascolto.
Oggi una parte del terribile piano è attuata.
PREFAZIONE ALLA TRADUZIONE INGLESE
Londra, 2 dicembre 1919.
In questo momento in cui tutta l'Europa Occidentale
si occupa dei benefici derivanti dai governi costituzionali e discute
da un lato i meriti e dall'altro le iniquità del Massimalismo (Bolscevismo),
ritengo di poter presentare con profitto al pubblico la traduzione
di un libro stampato a Tsarkoye Sielo in Russia, nell'anno 1905.
Si può vedere una copia del documento originale alla biblioteca
del British Museum, sotto il N. 3926 d 17, che porta il bollo di
entrata: "10 agosto 1906 British Museum". Quante altre copie di
questo libro si trovino per il mondo non sono in grado di dire,
giacché sembra, che poco dopo la sua comparsa, nel I905, quasi tutte
le copie esistenti siano state comperate simultaneamente ed apparentemente
con uno scopo prefisso. Debbo inoltre prevenire i miei lettori,
che non devono portare una copia di questa traduzione in Russia,
giacché chiunque ivi ne fosse trovato in possesso sarebbe immediatamente
fucilato dai Bolscevichi, quale portatore di "propaganda reazionaria".
Il libro fu presentato al popolo russo dal professore Sergyei Nilus.
Esso consiste di:
1) Un'introduzione al testo principale, scritta dal Sergyei Nilus
nel 1905.
2) Appunti su conferenze fatte a studenti ebrei a parigi nell'anno
1901.
3) Una parte di un epilogo scritto dallo stesso Sergyei Nilus che
non ho ritenuto necessario riprodurre totalmente, giacché in gran
parte non interesserebbe il pubblico e non riguarda il tema che
mi propongo e cioè: il Pericolo Ebraico.
Chiedo ai miei lettori di tener presente, che le conferenze sopra
accennale furono fatte nel 1901, e che l'introduzione di Nilus,
nonché l'epilogo furono scritti nel 1905.
È impossibile leggere qualsiasi parte di questo volume, oggi, senza
esser colpiti dalla nota fortemente profetica che lo domina; non
solo per quanto riguarda la ex Santa Russia, ma anche rispetto a
talune sinistre evoluzioni che si osservano in tutto il mondo nel
momento attuale.
Gentili. - In guardia!
INTRODUZIONE DEL
PROF. SERGYEI NILUS (1905)
Mi è stato dato, da un amico personale ora defunto, un manoscritto
il quale, con una precisione e chiarezza straordinaria, descrive
il piano e lo sviluppo di una sinistra congiura mondiale, che ha
il preciso scopo di. determinare lo smembramento inevitabile del
mondo non rigenerato [Dal punto di vista ebraico, s'intende. - N.
d. t.]. Questo documento venne nelle mie mani circa quattro anni
fa (1901) insieme con l'assoluta garanzia che è la traduzione verace
di documenti (originali), rubati da una donna ad uno dei capi più
potenti, e più altamente iniziati della Massoneria [Massoneria Orientale].
Il furto fu compiuto alla fine di un'assemblea segreta degli "Iniziati"
in Francia - paese che è il nido della "cospirazione massonica ebraica".
A coloro che desiderano di vedere e udire oso svelare questo manoscritto
col titolo di "Protocolli degli Anziani di Sionne".
Chi esamina questi appunti può, a prima vista, riportarne l'impressione
che essi contengano ciò che di solito chiamiamo assiomi; vale a
dire delle verità più o meno conosciute, quantunque espresse con
un'asprezza ed un sentimento d'odio che di solito non accompagnano
le manifestazioni di simili verità. Ribolle fra le righe quell'arrogante
e profondo odio di razza e di religione che per lungo tempo è riuscito
a nascondersi; ora questo odio gorgoglia, si riversa e sembra che
trabocchi da un recipiente colmo di furore e di vendetta, odio pienamente
conscio della meta agognata che si avvicina!
Debbo avvertire che il titolo di questo libro non corrisponde esattamente
al contenuto. Non si tratta precisamente di verbali di adunanze,
ma bensì di. un rapporto, diviso in sezioni non sempre logicamente
seguentisi, presentate da un potente personaggio. Il documento dà
l'impressione di essere una parte di un complesso minaccioso e di
maggiore importanza, del quale manca il principio. L'origine, già
menzionata, di questo documento è evidente.
Secondo le profezie dei Santi Padri, le gesta degli Anti-Cristo
devono sempre essere una parodia della vita di Cristo, ed essi pure
debbono avere il loro Giuda. Ma, ben inteso, dal punto di vista
terrestre questo Giuda non raggiungerà il suo scopo; e perciò, -
benché di breve durata, - una vittoria completa di questo "Sovrano
del mondo" (l'Anti-Cristo) è assicurata. Si comprende che questo
accenno alle parole di W. Soloviev non è adoperato qui come prova
della loro autorità scientifica. Dal punto di vista escatologico,
non è la scienza che lavora, ma bensì il destino che eseguisce la
propria parte importante. Soloviev ci fornisce il canovaccio, sarà
il manoscritto che eseguirà il ricamo.
Ci si potrà rimproverare la natura apocrifa di questo documento,
ma se fosse possibile di provare l'esistenza di questo complotto
mondiale per mezzo di lettere e di testimonianze, e di smascherare
i capi tenendone i fili sanguinolenti per le mani, i "Misteri dell'iniquità"
sarebbero violati. Secondo la tradizione non devono essere smascherati
completamente sino al giorno della incarnazione del "Figlio della
perdizione" (l'Anticristo). Non possiamo, nell'attuale complicazione
di procedimenti delittuosi, sperar di avere prove dirette, ma dobbiamo
contentarci della certezza acquistata mediante l'insieme delle circostanze,
per cui non rimarrà alcun dubbio nella mente di ogni osservatore
cristiano. Ciò che segue dovrebbe esser prova sufficiente per tutti
coloro che hanno "orecchi per sentire": è lo scopo che ci siamo
prefissi, di spingere tutti a proteggersi a tempo e a tenersi in
guardia. La nostra coscienza sarà soddisfatta se, coll'aiuto di
Dio, potremo raggiungere il nostro scopo, senza tuttavia suscitare
ira contro il popolo accecato d'Israele. Confidiamo che i Gentili
non nutriranno sentimenti di odio verso la massa credenzona degli
israeliti, inconsapevole del peccato satanico dei suoi capi - gli
Scribi e i Farisei - i quali hanno di già una volta dato la prova
di essere la distruzione di Israele. Per scansare l'ira di Dio rimane
una sola via - l'unione di tutti i cristiani in Nostro Signore Gesù
Cristo, il pentimento nostro e degli altri - oppure lo sterminio
totale. Ma è questo possibile date le condizioni attuali del mondo
non rigenerato? Non è possibile per il mondo, ma lo è ancora per
la Russia credente. La condizione politica degli Stati Europei Occidentali
e dei loro possedimenti o domini in altri continenti, fu profetizzata
dal Principe degli Apostoli. L'umanità che aspira al perfezionamento
della sua vita terrestre va in cerca di una realizzazione maggiore
dell'idea di potenza, che dovrebbe assicurare il benessere di tutti;
e brama un regno di sazietà universale, essendo questo diventato
il più alto ideale della vita umana. Essa ha cambiato l'indirizzo
dei suoi ideali, dichiarando completamente screditata la Fede Cristiana
perché essa non ha giustificato le speranze che si riponevano in
essa. L'umanità rovescia i suoi idoli di ieri, ne crea dei nuovi,
innalza nuovi Dei sugli altari, erige loro tempî, più lussuosi e
magnifici gli uni degli altri; poi li depone e li distrugge nuovamente.
Il genere umano ha perduto perfino il concetto del potere dato da
Dio ai suoi Eletti e si avvicina sempre più allo stato di anarchia.
Fra poco il pernio della bilancia repubblicana e costituzionale
sarà consumato; la bilancia crollerà, e crollando trascinerà tutti
i Governi nell'abisso dell'anarchia furente.
L'ultima barricata, l'ultimo rifugio del mondo contro l'uragano
che viene è la Russia. In essa la vera fede vive ancora e l'Imperatore
consacrato rimane il suo protettore sicuro.
Tutti gli sforzi di distruzione dei servi sinistri e palesi dell'Anticristo,
tutti gli sforzi dei suoi lavoratori coscienti e incoscienti, sono
concentrati contro la Russia. Le ragioni di questo sforzo sono conosciute,
l'obiettivo è conosciuto e deve essere conosciuto dalla Russia fedele
e credente. Quanto più è minaccioso il momento che si approssima
e più spaventevoli sono gli avvenimenti che si avvicinano nascosti
nelle dense nubi, tanto più devono battere con coraggio e determinazione
sempre maggiore i cuori russi intrepidi ed audaci. Devono coraggiosamente
unirsi intorno allo stendardo sacro della loro Chiesa ed al Trono
del loro Imperatore. Fintanto che vive l'anima, fintanto che il
cuore batte nel petto non deve trovar posto lo spettro mortale della
disperazione; tocca a noi con la nostra fede di ottenere la misericordia
dell'Onnipotente e di ritardare l'ora della caduta della Russia.
PROTOCOLLO I
Parleremo apertamente, discuteremo il significato di ogni riflessione
e, per mezzo di paragoni e deduzioni, arriveremo a dare una spiegazione
completa esponendo così il concetto della nostra politica e di quella
dei Goys (parola ebraica per definire tutti i Gentili). Si deve
anzitutto notare che gl'individui corrotti sono assai più numerosi
di coloro che hanno nobili istinti, perciò nel governare il mondo
i migliori risultati sono ottenuti colla violenza e l'intimidazione,
anziché con le discussioni accademiche. Ogni uomo mira al potere,
ognuno vorrebbe essere un dittatore e sono, in vero, assai rari
coloro che non sono pronti a sacrificare il benessere altrui pur
di raggiungere le proprie finalità. Che cosa ha frenato quelle belve
che chiamiamo uomini? Che cosa li ha governati? Nei primordi della
civiltà si sono sottomessi alla forza cieca e brutale, poi alla
legge la quale - in realtà - è la stessa forza, ma mascherata. Da
ciò debbo dedurre che, secondo la legge della natura, il diritto
sta nella forza. La libertà politica non è un fatto, ma una idea.
Si deve sapere come applicare questa idea quando necessita, allo
scopo di servirsene come di un'esca per attirare la forza della
plebe al proprio partito, se detto partito ha deciso di usurpare
il potere di un rivale. Il problema viene semplificato, se questo
rivale diventa infetto da idee di "libertà" - dal cosiddetto liberalismo
- e se per questo ideale cede una parte del suo potere. In queste
circostanze trionfa il nostro concetto. Una nuova mano afferra le
abbandonate redini del Governo, secondo vuole la legge vitale, perché
la forza cieca del popolo non può esistere per un solo giorno senza
un Capo che la guidi, ed il nuovo Governo non fa che sostituire
il vecchio indebolito dal suo liberalismo.
Oggi giorno la potenza dell'oro ha sopraffatto i regimi liberali.
Vi fu un tempo in cui la religione governava. Il concetto della
libertà non è realizzabile perché nessuno sa adoperarla con discrezione.
Basta dare l'autonomia di governo ad un popolo, per un periodo brevissimo,
perché esso diventi una ciurmaglia disorganizzata. Da quel momento
stesso cominceranno i dissidi, i quali presto si trasformano in
guerre civili, l'incendio si appicca ovunque e gli Stati cessano
virtualmente di esistere. Lo stato, sia che si esaurisca in convulsioni
interne, sia che la guerra civile lo dia in mano a un nemico esterno
- può considerarsi definitivamente e totalmente distrutto e sarà
in nostro potere. Il dispotismo capitalista, che è interamente nelle
nostre mani, gli tenderà un fuscello al quale lo Stato dovrà inevitabilmente
aggrapparsi per evitare di cadere inesorabilmente nell'abisso.
Se qualcuno per motivo di liberalismo asserisce che simili discussioni
sono immorali farò una domanda: perché non è immorale per uno Stato
che ha due nemici, uno esterno e l'altro interno, il servirsi contro
l'uno di mezzi difensivi diversi da quelli che usa contro l'altro,
formando cioè piani segreti di difesa, e di attacco di notte o con
forze superiori? Dunque, perché dovrebbe essere immorale per lo
Stato di servirsi di questi medesimi mezzi contro ciò che rovina
le sue fondamenta ed il benessere della sua stessa esistenza? Può
una mente sana e logica sperare di governare una massa con successo
per mezzo di argomenti e ragionamenti, quando sussiste la possibilità
che essi siano contraddetti da altri i quali, anche se assurdi e
ridicoli, vengano presentati in guisa attraente a quella parte della
plebe, che non è capace di ragionare o di approfondire, guidata
come è interamente da piccole passioni e convenzioni, o da teorie
sentimentali?
Il grosso della plebe, non iniziata ed ignorante, assieme a coloro
che sono sorti e saliti da essa, vengono avviluppati in dissensi
di partito, che rendono impossibile qualsiasi accordo anche sulla
base di argomenti sani e convincenti. Ogni decisione della massa
dipende da una maggioranza casuale o predisposta la quale, nella
sua totale ignoranza dei misteri politici, approva risoluzioni assurde,
seminando in questo modo i germi dell'anarchia. La politica non
ha niente di comune con la morale; un sovrano che si lascia guidare
dalla morale non è un accorto politico, conseguentemente non è sicuramente
assiso sul trono. Chi vuol regnare deve ricorrere all'astuzia ed
all'ipocrisia. L'onestà e la sincerità, grandi qualità umane, diventano
vizi in politica. Esse fanno perdere il trono più certamente che
non il più acerrimo nemico. Queste qualità devono essere gli attributi
delle nazioni Gentili, ma noi non siamo affatto costretti a lasciarci
andare da esse. Il nostro diritto sta nella forza. La parola "diritto"
rappresenta un'idea astratta senza base alcuna, e significa né più
né meno che: "datemi quello che voglio perché io possa dimostrarvi
in conseguenza che io son più forte di voi".
Dove principia il diritto e dove termina? In uno Stato dove il potere
è male organizzato, ove le leggi e le personalità del regnante sono
resi inefficaci dal continuo liberalismo invadente, io mi servo
di una nuova forma di attacco usando del diritto della forza per
distruggere i canoni e i regolamenti già esistenti, impadronirmi
delle leggi, riorganizzare tutte le istituzioni, e diventare così
il dittatore di coloro i quali hanno spontaneamente rinunciato al
loro potere conferendolo a noi. La nostra forza, nelle attuali traballanti
condizioni dell'autorità civile, sarà maggiore di qualsiasi altra,
perché sarà invisibile, sino al momento che saremo diventati tanto
forti da non temere più nessun attacco per quanto astutamente preparato.
Dal male temporaneo, al quale siamo obbligati a ricorrere, emergerà
il benefizio in un regime incrollabile che reintegrerà il funzionamento
dell'esistenza naturale, distrutto dal liberalismo.
Il fine giustifica i mezzi.
Nel formulare i nostri piani, dobbiamo fare attenzione non tanto
a ciò che è buono e morale, quanto a ciò che è necessario e vantaggioso.
Abbiamo davanti un piano dove è tracciata una linea strategica dalla
quale non dobbiamo deviare, altrimenti distruggeremo il lavoro di
secoli. Per stabilire uno schema d'azione adeguato, dobbiamo tener
presente la meschinità, l'incostanza e la mancanza di equilibrio
morale della folla, nonché l'incapacità sua di comprendere e di
rispettare le condizioni stesse del suo benessere e della sua esistenza.
Si deve comprendere, che la forza della folla è cieca e senza acume;
che porge ascolto ora a destra ora a sinistra. Se il cieco guida
il cieco, ambedue cadranno nella fossa. Conseguentemente quei membri
della folla che sono venuti su da essa, non possono, anche essendo
degli uomini d'ingegno, guidare le masse senza rovinare la Nazione.
Solamente chi è stato educato alla sovranità autocratica può leggere
le parole formate con l'alfabeto politico. Il popolo abbandonato
a sé stesso, cioè in balìa di individui saliti su dalla plebe, viene
rovinato dai dissensi di partito che hanno origine dall'avidità
di potere e dalla bramosia di onori, generatrici di agitazioni e
disordini.
È forse possibile che le masse possano giungere tranquillamente
ed amministrare senza gelosia gli affari di Stato che non devono
confondere con i loro interessi personali? Possono le masse organizzare
la difesa contro il nemico esterno? Ciò è assolutamente impossibile,
perché un piano suddiviso in tante parti quante sono le menti della
massa, perde il suo valore e quindi diventa inintelligibile ed ineseguibile.
Soltanto un autocrate può concepire piani vasti, assegnando la sua
parte a ciascun ente del meccanismo della macchina statale. Quindi
concludiamo essere utile per il benessere del paese, che il governo
del medesimo sia nelle mani di un solo individuo responsabile. Senza
il dispotismo assoluto la civiltà non può esistere, perché la civiltà
può essere promossa solamente sotto la protezione del regnante,
chiunque egli sia, e non dalla massa.
La folla è barbara, ed agisce barbaramente in ogni occasione. La
turba, appena acquista la libertà, rapidamente la trasforma in anarchia,
la quale è per sé stessa la massima delle barbarie. Date uno sguardo
a quei bruti alcoolizzati ridotti all'imbecillità dalle bevande
il cui consumo illimitato è tollerato dalla libertà! Dovremo noi
permettere a noi stessi ed ai nostri simili di fare altrettanto?
I popoli della Cristianità sono fuorviati dall'alcool; la loro gioventù
è resa folle dalle orgie classiche e premature alle quali l'hanno
istigata i nostri agenti - e cioè i precettori, i domestici, le
istitutrici, gli impiegati, i commessi e via dicendo -; dalle nostre
donne nei loro luoghi di divertimento; ed a queste ultime aggiungo
anche le cosiddette "Signore della Società" - loro spontanee seguaci
nella corruzione e nella lussuria.
Il nostro motto deve essere: "Qualunque mezzo di forza ed ipocrisia!".
In politica vince soltanto la forza schietta, specialmente se essa
si nasconde nell'ingegno indispensabile per un uomo di Stato. La
violenza deve essere il principio; l'astuzia e l'ipocrisia debbono
essere la regola di quei governi che non desiderano di deporre la
loro corona ai piedi degli agenti di una potenza nuova. Il male
è l'unico mezzo per raggiungere il bene. Pertanto non dobbiamo arrestarci
dinanzi alla corruzione, all'inganno e al tradimento, se questi
mezzi debbono servire al successo della nostra causa.
In politica dobbiamo saper confiscare le proprietà senza alcuna
esitazione, se con ciò possiamo ottenere l'assoggettamento altrui
e il potere per noi. Il nostro Stato, seguendo la via della conquista
pacifica, ha il diritto di sostituire agli orrori della guerra le
esecuzioni, meno appariscenti e più utili, che sono i mezzi necessari
per mantenere il terrore, producendo una sottomissione cieca. La
severità giusta ed implacabile è il fattore principale della potenza
dello Stato. Non solo perché è vantaggioso, ma altresì per dovere
e per la vittoria, dobbiamo attenerci al programma della violenza
e dell'ipocrisia. I nostri principi sono altrettanto potenti quanto
i mezzi coi quali li mettiamo in atto. Questo è il motivo per cui
non solo con questi mezzi medesimi ma anche con la severità delle
nostre dottrine, trionferemo ed assoggetteremo tutti i Governi al
nostro Super-Governo. Basta che si sappia che siamo implacabili
per prevenire ogni recalcitranza. Anche nel passato noi fummo i
primi a gettare al popolo le parole d'ordine: "Libertà, uguaglianza,
fratellanza". Parole così spesso ripetute, da quel tempo in poi,
da pappagalli ignoranti accorrenti in folla da ogni dove intorno
a quest'insegna. Costoro, ripetendole, tolsero al mondo la prosperità
ed all'individuo la vera libertà personale, che prima era stata
così bene salvaguardata, impedendo alla plebaglia di soffocarla.
I Gentili sedicenti dotti e gli intelligenti, non percepirono quanto
fossero astratte le parole che pronunciavano e non si accorsero
che queste parole non solo non si accordavano, ma si contraddicevano
addirittura.
Essi non seppero vedere che l'eguaglianza non esiste nella natura,
la quale crea calibri diversi e disuguali di mente, carattere e
capacità. Così è d'uopo assoggettarsi alle leggi della natura. Questi
sapientoni non seppero intuire che la massa è una potenza cieca
e che coloro i quali, emergendo da essa, vengono chiamati al governo,
sono ugualmente ciechi in fatto di politica; che un uomo destinato
a regnare può governare, anche se sia uno sciocco, ma che un uomo
il quale non è stato preparato a tale compito, non comprenderebbe
nulla di politica anche se fosse un genio. I Gentili hanno messo
da parte tutto ciò, mentre è su questa base, che fu fondato il governo
dinastico.
Il padre soleva istruire il figlio nel significato e nello svolgimento
delle evoluzioni politiche in maniera tale che nessuno, fuorché
i membri della dinastia, potesse averne conoscenza e che pertanto
nessuno potesse svelarne i segreti al popolo governato. Col tempo
il significato dei veri insegnamenti politici, quali erano trasmessi
nelle dinastie da una generazione all'altra, andò perduto, e questa
perdita contribuì al successo della nostra causa. Il nostro appello
di: "libertà, uguaglianza, fratellanza", attirò intiere legioni
nelle nostre file dai quattro canti del mondo attraverso i nostri
inconsci agenti, e queste legioni portarono i nostri stendardi estaticamente.
Nel frattempo queste parole rodevano, come altrettanti vermi, il
benessere dei Cristiani e distruggevano la loro pace, la loro costanza,
la loro unione, rovinando così le fondamenta degli Stati. Come vedremo
in seguito, questa azione determinò il nostro trionfo. Esso ci dette,
fra l'altro, la possibilità di giocare l'asso di briscola, vale
a dire di ottenere l'abolizione di privilegi; ossia, in altre parole,
l'abolizione dell'aristocrazia dei Gentili, la quale era l'unica
difesa che le Nazioni ed i paesi possedevano contro di noi. Sopra
le rovine di una aristocrazia naturale ed ereditaria, costruimmo
un'aristocrazia nostra a base plutocratica. Fondammo questa nuova
aristocrazia sulla ricchezza, che noi controllavamo, e sulla scienza
promossa dai nostri dotti. Il nostro trionfo fu facilitato dal fatto,
che noi, mediante le nostre relazioni con persone che erano indispensabili,
abbiamo sempre agito sulla parte suscettibile della mente umana;
cioè sfruttando l'avidità di guadagno delle nostre vittime, la loro
ingordigia, la loro instabilità, nonché profittando delle esigenze
naturali dell'uomo, poiché ognuna di queste debolezze, presa da
sé, è capace di distruggere l'iniziativa, ponendo così la potenza
volitiva del popolo in balìa di coloro che vorrebbero privarlo di
tutto il suo potere di iniziativa. Il significato astratto della
parola libertà rese possibile di convincere le turbe che il Governo
non è altro che un gerente rappresentante il possessore - vale a
dire la Nazione -; e pertanto può essere messo da parte come un
paio di guanti usati. Il fatto che i rappresentanti della Nazione
possono essere destituiti li diede in nostro potere e fece sì che
la loro nomina è praticamente nelle nostre mani.
PROTOCOLLO II
Per il nostro scopo è indispensabile che le guerre non producano
modificazioni territoriali. In tal modo, senza alterazioni territoriali,
la guerra verrebbe trasferita sopra una base economica. Allora le
nazioni dovranno riconoscere la nostra superiorità per l'assistenza
che sapremo dare ad esse, e questo stato di cose metterà entrambe
le parti alla mercè dei nostri intermediarii internazionali dagli
occhi di lince, i quali hanno inoltre mezzi assolutamente illimitati.
Allora i nostri diritti internazionali cancelleranno le leggi del
mondo e noi governeremo i paesi nello stesso modo che i singoli
governi governano i loro sudditi.
Sceglieremo fra il pubblico amministratori che abbiano tendenze
servili. Essi non avranno esperienza dell'arte di governare, e perciò
saranno facilmente trasformati in altrettante pedine del nostro
giuoco; pedine che saranno nelle mani dei nostri astuti ed eruditi
consiglieri, specialmente educati fino dall'infanzia nell'arte di
governare il mondo. Come già sapete, questi uomini hanno studiato
la scienza del governo dai nostri piani politici, dall'esperienza
dataci dalla storia e dalla osservazione degli avvenimenti che si
susseguono. I Gentili non traggono profitto da costanti osservazioni
storiche, ma seguono una routine teorica senza considerare
quali possano esserne le conseguenze, quindi non occorre prenderli
in considerazione. Lasciamo che si divertano finché l'ora suonerà,
oppure lasciamoli vivere nella speranza di nuovi divertimenti, o
nel ricordo di godimenti che furono. Lasciamoli nella convinzione
che le leggi teoriche, che abbiamo ispirato loro, siano per essi
di suprema importanza. Con questa mèta in vista e coll'aiuto della
nostra stampa, aumentiamo continuamente la loro cieca fiducia in
queste leggi. Le classi istruite dei Gentili si vanteranno della
propria erudizione e metteranno in pratica, senza verificarle, le
cognizioni ottenute dalla scienza che i nostri agenti scodellarono
loro allo scopo prefisso di educarne le menti secondo le nostre
direttive. Non crediate che le nostre asserzioni siano parole vane:
notate il successo di Darwin, di Marx e di Nietsche, che fu intieramente
preparato da noi. L'azione demoralizzatrice di queste scienze sulle
menti dei Gentili dovrebbe certamente esserci evidente. Per evitare
di commettere errori nella nostra politica e nel nostro lavoro di
amministrazione, è per noi essenziale di studiare e di tener presente
l'attuale andamento del pensiero, le caratteristiche e le tendenze
delle nazioni.
Il successo del nostro piano consiste nella sua adattabilità al
temperamento delle nazioni colle quali veniamo a contatto. Esso
non può riuscire se la sua applicazione pratica non è basata sull'esperienza
del passato, integrata con le osservazioni dell'ora presente. La
stampa è una grande forza nelle mani dei presenti Governi, i quali
per suo mezzo controllano le menti popolari. La stampa dimostra
le pretese vitali della popolazione, ne rende note le lagnanze e
talvolta crea lo scontento nella plebe. La realizzazione della libertà
di parola nacque nella stampa, ma i governi non seppero usufruire
di questa forza ed essa cadde nelle nostre mani. Per mezzo della
stampa acquistammo influenza pur rimanendo dietro le quinte. In
virtù della stampa accumulammo l'oro: ci costò fiumi di sangue ed
il sacrificio di molta gente nostra, ma ogni sacrificio dal lato
nostro, vale migliaia di Gentili nel cospetto di Dio.
PROTOCOLLO III
Oggi vi posso assicurare che siamo a pochi passi dalla nostra mèta.
Rimane da percorrere ancora una breve distanza e poi il ciclo del
Serpente Simbolico - emblema della nostra gente - sarà completo.
Quando questo ciclo sarà chiuso, tutti gli Stati Europei vi saranno
costretti come da catene infrangibili. La bilancia sociale ora esistente
andrà presto in isfacelo, perché noi ne alteriamo continuamente
l'equilibrio, allo scopo di logorarla e distruggerne l'efficienza
al più presto possibile.
I Gentili credettero che tale bilancia fosse forte e resistente
e confidavano di tenerla sempre accuratamente in equilibrio, ma
i suoi sostegni, cioè i capi degli Stati, trovano un impedimento
nei loro servitori i quali non giovano nulla ad essi, perché sono
trascinati dalla loro illimitata forza d'intrigo, causata dai terrori
che prevalgono nelle Corti. Il Sovrano, siccome non ha i mezzi per
penetrare nel cuore del suo popolo, non può difendersi contro gli
intriganti avidi di potere. Dacché noi abbiamo scisso il potere
vigile dal potere cieco della popolazione, entrambi hanno perduto
il loro significato, perché una volta divisi, sono spersi l'uno
e l'altro come un cieco al quale manchi il suo bastone. Per indurre
gli amanti del potere a fare cattivo uso dei loro diritti, aizzammo
tutte le Potenze, le une contro le altre, incoraggiandone le tendenze
liberali verso l'indipendenza. Abbiamo fomentato ogni impresa in
questo senso, ponendo così delle armi formidabili nelle mani di
tutti i partiti, e abbiamo fatto sì che il potere fosse la mèta
di ogni ambizione. I governi li abbiamo trasformati in arene dove
si combattono le guerre di partito. Fra poco il disordine ed il
fallimento appariranno ovunque. Chiacchieroni irrefrenabili trasformarono
le assemblee parlamentari ed amministrative in riunioni di controversia.
Giornalisti audaci, e sfacciati scrittori di opuscoli, attaccano
continuamente i poteri amministrativi. L'abuso del potere preparerà
definitivamente il crollo di tutte le istituzioni e tutto cadrà
sotto i colpi della popolazione inferocita. Il popolo è assoggettato
nella miseria dal sudore della sua fronte in un modo assai più formidabile
che non dalle leggi della schiavitù. Da quest'ultima i popoli poterono
affrancarsi in un modo o in un altro, mentre nulla li potrà liberare
dalla tirannide della completa indigenza. Ponemmo cura di inserire
nelle costituzioni molti diritti che per le masse sono puramente
fittizi. Tutti i cosidetti "diritti del popolo" possono esistere
solo in teorie le quali non sono praticamente applicabili. Qual
vantaggio deriva ad un operaio del proletariato, curvato dalle sue
dure fatiche ed oppresso dal destino, dal fatto che un ciarlone
ottiene il diritto di parlare, od un giornalista quello di stampare
qualsiasi sciocchezza? A che giova una costituzione al proletariato,
se da essa non riceve altro benefizio che le briciole che gli gettiamo
dalla nostra tavola quale ricompensa perché dia i suoi voti ai nostri
agenti? I diritti repubblicani sono un'ironia per il povero, perché
la dura necessità del lavoro quotidiano gli impedisce di ricavare
qualsiasi beneficio da diritti di tal genere e non fa che togliergli
la garanzia di uno stipendio fisso e continuo rendendolo schiavo
degli scioperi, di chi gli dà lavoro e dei suoi compagni. Sotto
i nostri auspici la plebe ha completamente distrutto l'aristocrazia,
la quale sempre la sovvenne e la custodì per il vantaggio proprio,
che era inseparabile dal benessere della popolazione. Oggi giorno
il popolo, avendo distrutto i privilegi dell'aristocrazia, è caduto
sotto il giogo di furbi sfruttatori e di gente venuta su dal nulla.
Noi abbiamo l'intenzione di assumere l'aspetto di liberatori dell'operaio,
venuti per affrancarlo da ciò che lo opprime, quando gli suggeriremo
di unirsi alla fila dei nostri eserciti di socialisti, anarchici
e comunisti. Sosteniamo i comunisti, fingendo di amarli giusta i
principii di fratellanza e dell'interesse generale dell'umanità,
promosso dalla nostra massoneria socialista. L'aristocrazia, la
quale - per diritto - spartiva il guadagno delle classi operaie,
si interessava perché queste classi fossero ben nutrite, sane e
robuste. Il nostro scopo è invece l'opposto, vale a dire che ci
interessiamo alla degenerazione dei Gentili. La nostra forza consiste
nel tenere continuamente l'operaio in uno stato di penuria ed impotenza,
perché, così facendo, lo teniamo assoggettato alla nostra volontà
e, nel proprio ambiente, egli non troverà mai la forza e l'energia
di insorgere contro di noi. La fame conferirà al Capitalismo dei
diritti sul lavoratore infinitamente più potenti di quelli che il
legittimo potere del Sovrano potesse conferire alla aristocrazia.
Noi governiamo le masse mediante i sentimenti di gelosia ed odio
fomentati dall'oppressione e dalla miseria. Ed è facendo uso di
questi sentimenti che togliamo di mezzo tutti coloro che ci ostacolano.
Quando verrà il giorno dell'incoronazione del nostro Sovrano Mondiale,
provvederemo con questi stessi mezzi, e cioè servendoci della plebe,
a distruggere tutto ciò che potrebbe ostacolare il nostro cammino.
I Gentili non sono più capaci di ragionare in materia di scienza,
senza il nostro aiuto. Per questo motivo essi non comprendono la
necessità vitale di certe condizioni, che noi ci facciamo un dovere
di tener nascoste sino al momento in cui giungerà la nostra ora;
specialmente, che nelle scuole si dovrebbe insegnare la sola vera
e più importante di tutte le scienze, e cioè la scienza della vita
dell'uomo e delle condizioni sociali, le quali richiedono entrambe
la spartizione del lavoro e conseguentemente la classificazione
degli individui in caste e classi.
È indispensabile che tutti sappiamo che la vera eguaglianza non
può esistere, data la natura diversa delle varie qualità di lavoro;
e che pertanto coloro i quali agiscono a detrimento di tutta una
casta incorrono in una responsabilità ben diversa, davanti alla
legge, di quelli che commettono un delitto nocivo soltanto al loro
onore personale.
La vera scienza delle condizioni sociali, ai segreti della quale
non ammettiamo i Gentili, convincerebbe il mondo che il lavoro e
gli impieghi si dovrebbero assegnare a caste ben distinte, allo
scopo di evitare insofferenze umane derivanti da una educazione
non corrispondente al lavoro che gli individui sono chiamati ad
eseguire. Se essi studiassero questa scienza, il popolo si sottometterebbe
volontariamente ai poteri governativi e alle caste di governo classificate
da essi.
Date le condizioni attuali della scienza, che segue una linea tracciata
da noi, la plebe, nella sua ignoranza, crede ciecamente nelle parole
stampate e nelle illusioni erronee opportunamente ispirate da noi,
ed odia tutte le classi che crede più elevate della sua. Ciò perché
essa non comprende l'importanza di ogni singola casta. Questo odio
diventerà ancora più acuto quando si tratterrà di crisi economiche,
perché allora arresterà i mercati e la produzione. Determineremo
una crisi economica universale con tutti i mezzi clandestini possibili
coll'aiuto dell'oro, che è tutto nelle nostre mani. In pari tempo
getteremo sul lastrico folle enormi di operai, in tutta l'Europa.
Allora queste masse si getteranno con gioia su coloro dei quali,
nella loro ignoranza, sono stati gelosi sin dall'infanzia, ne saccheggeranno
gli averi e ne verseranno il sangue. A noi non recheranno danno,
perché il momento dell'attacco ci sarà ben noto, e prenderemo le
misure necessarie per proteggere i nostri interessi. Siamo riusciti
a persuadere i Gentili che il liberalismo avrebbe dato loro il regno
della ragione. Il nostro dispotismo sarà di questa specie perché
avrà il potere di sopprimere le ribellioni e di sradicare con giusta
severità ogni idea liberale dalle istituzioni.
Quando la plebe si avvide che in nome della libertà le venivano
concessi diritti di ogni genere, si immaginò di essere la padrona
e tentò di assumere il potere. Naturalmente s'imbatté come un cieco
qualsiasi, in ostacoli innumerevoli. Allora, non volendo tornare
al regime di prima, depose il suo potere ai nostri piedi.
Ricordatevi della rivoluzione francese, che chiamiamo la Grande
Rivoluzione: ebbene, tutti i segreti della sua preparazione organica
ci sono ben noti, essendo lavoro delle nostre mani. Da allora in
poi abbiamo fatto subire alle nazioni una delusione dopo l'altra,
cosicché esse dovranno perfino rinnegarci, in favore del Re Despota,
uscito dal sangue di Sionne, che stiamo preparando al mondo.
Nel momento attuale noi come forza internazionale siamo invulnerabili,
perché quando siamo assaliti da uno dei governi dei Gentili, altri
ci sostengono. Nella loro immensa bassezza, i popoli Cristiani aiutano
la nostra indipendenza. Ciò fanno quando si prosternano davanti
alla forza; quando sono senza pietà per i deboli; crudeli per le
colpe e indulgenti per i delitti; quando si rifiutano di ammettere
le contraddizioni della libertà; quando sono pazienti fino al martirio
nel sopportare la violenza di una tirannia audace.
Essi tollerano da parte dei loro attuali dittatori, Presidenti dei
Consigli e Ministri, degli abusi per il più piccolo dei quali avrebbero
ucciso cento re. Come si spiega questo stato di cose? Perché le
masse sono tanto illogiche nel farsi un concetto degli avvenimenti?
La ragione è che i despoti persuadono il popolo, per mezzo dei loro
agenti, che l'abuso del potere con evidente danno allo Stato è compiuto
per uno scopo elevato, vale a dire per ottenere la prosperità della
popolazione e per l'amore della fratellanza internazionale, dell'unione
e dell'eguaglianza. Si capisce che questi agenti non dicono al popolo,
che tale unificazione può essere ottenuta soltanto sotto il nostro
dominio; di modo che vediamo la popolazione condannare gl'innocenti
ed assolvere i colpevoli, convinta che potrà sempre fare ciò che
le pare e piace. La plebe, data questa sua condizione mentale, distrugge
tutto ciò che è stabile e crea lo scompiglio ovunque. La parola
"libertà" porta la società a lottare contro tutte le potenze, persino
contro le potenze della Natura e di Dio. Questo è il motivo per
cui, quando noi arriveremo al potere, dovremo cancellare la parola
"libertà" dal dizionario umano, essendo essa il simbolo della forza
bestiale che trasforma le popolazioni in belve assetate di sangue.
Occorre però tener presente che queste belve si addormentano appena
saziate di sangue e che in quel momento è facile affascinarle e
ridurle in ischiavitù. Se non si procura ad esse del sangue, non
si addormenteranno ma lotteranno fra di loro.
PROTOCOLLO IV
Ogni Repubblica attraversa varie fasi. La prima fase è rappresentata
dai primi giorni di furia cieca, quando le turbe annientano e distruggono
a destra e a sinistra. La seconda è il regno del demagogo che promuove
l'anarchia ed impone il potere assoluto. Questo dispotismo non è
ufficialmente legale ed è, pertanto, irresponsabile; esso è nascosto
ed invisibile, ma nel medesimo tempo si fa sentire. Esso è generalmente
controllato da una organizzazione segreta la quale agisce dietro
le spalle di qualche agente ed è conseguentemente tanto più audace
e senza scrupoli. A questa forza segreta non importerà di mutare
gli agenti che la mascherano. Questi mutamenti aiuteranno persino
l'organizzazione, la quale con questo mezzo si sbarazzerà dei suoi
vecchi servitori, ai quali avrebbe dovuto dare un forte premio,
data la durata del loro servizio. Chi o che cosa può detronizzare
una potenza segreta? Ebbene tale è appunto il nostro Governo. La
loggia massonica in ogni parte del mondo agisce inconsciamente da
maschera al nostro scopo. Ma l'uso che faremo di questa potenza
nel nostro piano di azione, come i nostri quartieri generali, restano
perpetuamente sconosciuti all'universo.
La libertà potrebbe non essere danno e sussistere nei governi e
nei paesi senza pregiudicare il benessere del popolo, se fosse basata
sulla religione, sul timore di Dio e sulla fratellanza umana, scevra
da quei concetti di uguaglianza che sono in contraddizione diretta
con le leggi della creazione che hanno ordinato la sottomissione.
Retto da una fede simile, il popolo sarebbe governato dalle parrocchie
e vivrebbe tranquillamente ed umilmente sotto la tutela dei suoi
pastori spirituali, sottomettendosi all'ordinamento da Dio stabilito
sulla terra. Ed è perciò che dobbiamo cancellare persino il concetto
di Dio dalle menti dei Cristiani, rimpiazzandolo con calcoli aritmetici
e bisogni materiali. Allo scopo di stornare le menti Cristiane dalla
nostra politica è assolutamente necessario di tenerle occupate nell'industria
e nel commercio. Così tutte le nazioni lavoreranno incessantemente
per il loro proprio vantaggio, ed in questa lotta universale non
si accorgeranno del nemico comune. Ma perché la libertà sconnetta
e rovini completamente la vita sociale dei Gentili, dobbiamo mettere
il commercio sopra una base di speculazione. Il risultato di ciò
sarà che le ricchezze della terra, ricavate per mezzo della produzione,
non rimarranno nelle mani dei Gentili, ma passeranno, attraverso
la speculazione, nelle nostre casseforti. La lotta per la supremazia
e la speculazione continua nel mondo degli affari, produrrà una
società demoralizzata, egoista e senza cuore. Questa società diventerà
completamente indifferente e persino nemica della religione e disgustata
dalla politica. La bramosia dell'oro sarà l'unica sua guida. E questa
società lotterà per l'oro, facendo un vero culto dei piaceri materiali
che esso può procacciarle. Allora le classi inferiori si uniranno
a noi contro i nostri rivali - cioè contro i Gentili privilegiati
- senza neppur fingere di essere animate da un motivo nobile, e
neppure per amore delle ricchezze, ma unicamente per il loro odio
schietto contro le classi più elevate.
PROTOCOLLO V
Che genere di governo si può dare ad una società nella quale il
subornamento e la corruzione sono penetrate ovunque; dove le ricchezze
si possono ottenere solamente di sorpresa o con mezzi fraudolenti;
dove il dissenso prevale in tutto, e la moralità si mantiene unicamente
per mezzo del castigo e di leggi severe, e non in conseguenza di
principi volontariamente accettati; dove il sentimento patriottico
e religioso affoga nelle convinzioni cosmopolitane? Quale altra
forma di governo si può dare a simili società, fuorché quella despotica
che vi descriverò ora?
Organizzeremo un governo fortemente centralizzato, in modo da acquistare
le forze sociali per noi. Per mezzo di nuove leggi regoleremo la
vita politica dei nostri sudditi come se fossero tanti pezzi di
una macchina. Tali leggi limiteranno gradatamente tutte le franchigie
e le libertà accordate dai Gentili. In questo modo il nostro regno
si svilupperà in un dispotismo così possente, da essere in grado
di schiacciare i Gentili malcontenti o recalcitranti in qualunque
ora ed in qualunque luogo.
Ci diranno che il genere di potere assoluto che suggerisco non si
confà col progresso attuale della civiltà, ma vi dimostrerò, invece,
che è proprio vero il contrario. Allorquando i popoli consideravano
i loro sovrani come l'espressione della volontà di Dio, si sottomettevano
tranquillamente al dispotismo dei loro monarchi. Ma dal giorno in
cui infondemmo nelle popolazioni il concetto dei loro diritti, esse
cominciarono a considerare i Re come semplici mortali. Al cospetto
della plebe la Santa unzione cadde dal capo dei monarchi, e quando
ad essa togliemmo anche la religione, il potere fu gettato sulla
via come pubblica proprietà e venne afferrato da noi. Oltre a ciò,
fra le nostre doti amministrative contiamo quella di saper governare
le masse e gl'individui per mezzo di fraseologie astute, di teorie
confezionate furbamente, di regole di vita e di ogni altro mezzo
d'inganno allettante. Tutte queste teorie, che i Gentili non comprendono
affatto, sono basate sull'analisi e sull'osservazione unite ad una
così sapiente argomentazione, che non trova l'uguale fra i nostri
rivali, così come essi non possono competere con noi nella costruzione
di piani di solidarietà e di azione politica. L'unica società da
noi conosciuta che sarebbe capace di farci concorrenza in queste
arti potrebbe essere quella dei Gesuiti. Ma siamo riusciti a screditare
i Gesuiti agli occhi della plebe stupida per la ragione che questa
società è un'organizzazione palese, mentre noi ci teniamo dietro
le quinte, mantenendo il segreto della nostra. Al mondo, in fin
dei conti, importerà poco se diventerà suo padrone il capo della
Chiesa Cattolica, oppure un tiranno del sangue di Sionne. Ma per
noi "popolo prediletto" la questione non è indifferente. Per un
certo periodo i Gentili potrebbero forse esser capaci di tenerci
testa. Ma a questo riguardo non abbiamo da temere perché siamo salvaguardati
dall'odio profondamente radicato che nutrono gli uni verso gli altri
e che non si può estirpare. Abbiamo messo in contrasto gli uni con
gli altri tutti gli interessi personali e nazionali dei Gentili,
fomentandone tutti i pregiudizi religiosi e nazionali per quasi
venti secoli. A tutto questo lavorìo si deve il fatto, che nessun
governo troverebbe appoggio nei suoi vicini, se si appellasse ad
essi per opporsi a noi, perché ognuno di essi sarebbe convinto che
un'azione contro di noi potrebbe essere disastrosa per la sua esistenza
individuale. Noi siamo troppo potenti; il mondo intero deve fare
i conti con noi. I Governi non possono fare il più piccolo trattato
senza il nostro intervento segreto. "Per me reges regunt"
- i sovrani regnano per mezzo mio -. Leggiamo nella Legge dei Profeti,
che siamo prescelti da Dio per governare il mondo. Dio ci ha dato
l'ingegno e la capacità di compiere questo lavoro. Se vi fosse un
genio nel campo nemico, egli potrebbe forse ancora combatterci,
ma un nuovo venuto non potrebbe competere con dei vecchi lottatori
come noi, e il conflitto fra lui e noi assumerebbe un carattere
tale, che il mondo non ne avrebbe ancora visto l'eguale. Oramai
è troppo tardi per il loro Genio. Tutte le ruote del meccanismo
statale sono messe in moto da una forza che è nelle nostre mani:
l'oro!
La scienza dell'economia politica studiata dai nostri grandi sapienti
ha già dimostrato che la forza del capitale supera il prestigio
della Corona.
Il capitale per avere il campo libero, deve ottenere l'assoluto
monopolio dell'industria e del commercio. Questo scopo viene già
raggiunto da una mano invisibile in tutte le parti del mondo. Questo
privilegio farà sì che tutta la forza politica sarà nelle mani dei
commercianti, i quali col profitto abusivo opprimeranno la popolazione.
Oggi giorno conviene disarmare i popoli piuttosto che condurli alla
guerra. È più importante sapersi servire per la nostra causa delle
passioni ardenti che spegnerle. Incoraggiare le idee altrui e farne
uso pel piano nostro piuttosto che disperderle. Il problema principale
per il nostro governo è questo: come indebolire il cervello pubblico
mediante la critica; come fargli perdere la facoltà di ragionare
che è fomite d'opposizione; come distrarre la mentalità del pubblico
per mezzo di fraseologie insensate.
In tutti i tempi le nazioni, al pari degli individui, hanno preso
le parole per fatti, perché si contentano di quello che odono e
ben di rado si curano di verificare se le promesse siano state adempiute,
o pur no. Conseguentemente noi, soltanto per darla ad intendere,
organizzeremo delle istituzioni i cui membri dimostreranno e loderanno,
con eloquenti discorsi, le loro contribuzioni al "progresso".
Prenderemo un atteggiamento liberale per tutti i partiti e per tutte
le tendenze e lo comunicheremo a tutti i nostri oratori, i quali
saranno talmente loquaci, da stancare il pubblico, il quale sarà
stufo e ristucco di qualunque genere d'eloquenza e ne avrà abbastanza.
Per impadronirci della pubblica opinione dovremo anzitutto confonderla
al massimo grado mediante la espressione da tutte le parti delle
opinioni più contraddittorie, affinché i Gentili si smarriscano
nel labirinto delle medesime. Ed allora essi comprenderanno, che
la miglior via da seguire è quella di non avere opinioni in fatto
di politica; la politica non essendo cosa da essere intesa dal pubblico,
ma riservata soltanto ai dirigenti gli affari. E questo è il primo
segreto.
Il secondo segreto, necessario al successo completo del nostro governo,
consiste nel moltiplicare ad un punto tale gli errori, i vizi, le
passioni e le leggi convenzionali del paese, che nessuno possa vederci
chiaro in simile caos. Quindi gli uomini cesseranno di comprendersi
a vicenda. Questa politica ci aiuterà pure a seminare la zizzania
in tutti i partiti; a dissolvere tutte le forze collettive, a scoraggiare
ogni iniziativa individuale, la quale potrebbe in qualche modo intralciare
i nostri progetti. Non vi è nulla di più dannoso dell'iniziativa
individuale: se è assecondata dall'intelligenza essa ci può recare
maggior danno dei milioni di esseri che abbiamo aizzato a dilaniarsi
vicendevolmente.
Dobbiamo dare all'educazione di tutta la società cristiana un indirizzo
tale, che le cadano le braccia per disperazione in tutti i casi
nei quali un'impresa domandi dell'iniziativa individuale. La tensione
prodotta dalla propria libertà d'azione, perde di forza quando incontra
la libertà d'azione altrui. Ne conseguono le scosse morali, le disillusioni
ed i fallimenti. Con questi mezzi opprimeremo i Cristiani ad un
tale punto, che li obbligheremo a chiederci di governarli internazionalmente.
Quando raggiungeremo una simile posizione, potremo immediatamente
assorbire tutti i poteri governativi del mondo e formare un Super-governo
universale; al posto dei governi ora esistenti, metteremo un colosso
che si chiamerà l'"Amministrazione del Supergoverno". Le sue mani
si allungheranno come immense tanaglie e disporrà di una tale organizzazione,
che otterrà certamente la completa sottomissione di tutti i paesi.
PROTOCOLLO VI
Fra breve principieremo ad organizzare vasti monopoli - serbatoi
di ricchezze colossali - nei quali persino le grandi fortune dei
Gentili saranno coinvolte in modo tale che crolleranno insieme al
credito del loro governo il giorno dopo che avrà avuto luogo la
crisi politica [L'intenzione degli Ebrei di ritirare il loro denaro
all'ultimo momento è evidente. (Nota del T. inglese)].
Coloro fra gli astanti che sono economisti, calcolino l'importanza
di questo progetto.
Dobbiamo adoperare ogni mezzo per sviluppare la popolarità del nostro
supergoverno, presentandolo come il protettore e il rimuneratore
di tutti coloro che volontariamente si sottometteranno a noi.
L'aristocrazia dei Gentili non esiste più quale potenza politica,
di modo non dobbiamo ulteriormente tenerne conto da questo punto
di vista. Però essa, in quanto proprietaria di terreni, costituisce
sempre un pericolo per noi, giacché le sue rendite le assicurano
l'indipendenza. Pertanto è essenziale per noi di privare l'aristocrazia
delle sue terre, a qualunque costo. Per raggiungere questo scopo,
il modo migliore è quello di aumentare continuamente le tasse e
le imposte, e con ciò il valore dei terreni si manterrà al più basso
livello possibile.
Gli aristocratici dei Gentili, i quali, date le loro abitudini ereditarie,
sono incapaci di accontentarsi di poco, andranno presto in rovina.
Nel medesimo tempo dobbiamo dare con ogni impegno la massima protezione
possibile alle industrie ed al commercio e specialmente alla speculazione,
il cui compito principale è di agire come contrappeso alle industrie.
Senza la speculazione, l'industria aumenterebbe il capitale privato
e tenderebbe a sollevare l'agricoltura, liberando le terre dai debiti
e dalle ipoteche per gli anticipi delle banche agricole. E' invece
essenziale che l'industria prosciughi la terra di tutte le sue ricchezze,
e che la speculazione concentri nelle nostre mani tutte le ricchezze
del mondo ottenute con questi mezzi. In questo modo tutti i Gentili
verranno ridotti nelle file del proletariato, ed allora essi si
piegheranno davanti a noi per ottenere il diritto di esistere.
Allo scopo di rovinare le industrie dei Gentili e di aiutare la
speculazione, incoraggeremo l'amore pel lusso sfrenato, che abbiamo
già sviluppato. Aumenteremo i salari, ciò che non porterà beneficio
all'operaio, perché contemporaneamente accresceremo il prezzo delle
sostanze più necessarie, col pretesto dei cattivi risultati dei
lavori agricoli. Con astuzia mineremo le basi della produzione,
seminando i germi della anarchia fra gli operai ed incoraggiandoli
nell'abuso degli alcoolici. Nel tempo stesso adopreremo tutti i
mezzi possibili per iscacciare dal paese tutti i Gentili intelligenti.
Per evitare che i Gentili realizzino prematuramente il vero stato
delle cose, nasconderemo il nostro piano sotto l'apparente desiderio
di aiutare le classi lavoratrici alla soluzione dei grandi problemi
economici: questa nostra propaganda viene aiutata in tutto e per
tutto dalle nostre teorie economiche.
PROTOCOLLO VII
L'intensificazione del servizio militare, nonché l'aumento della
polizia sono pure essenziali alla riuscita dei progetti sovraindicati.
Per noi è essenziale aggiustare le cose in modo, che oltre noi,
in tutti i paesi non siavi altro che un enorme proletariato, cioè
altrettanti soldati e poliziotti fedeli alla nostra causa.
In tutta l'Europa, e con l'aiuto dell'Europa, sugli altri continenti
dobbiamo fomentare sedizioni, dissensi e ostilità reciproche. In
questo havvi un doppio vantaggio: in primo luogo, con tali mezzi
otteniamo il rispetto di tutti i paesi, i quali si rendono ben conto
che abbiamo il potere o di suscitare qualunque rivolta a piacer
nostro, oppure di ristabilire l'ordine. Tutti i paesi hanno l'abitudine
di rivolgersi a noi per la necessaria pressione quando essa occorre.
In secondo luogo, a furia di intrighi imbroglieremo i fili tessuti
da noi nei ministeri di tutti i Governi, non solo mediante la nostra
politica, ma altresì con i trattati di commercio e le obbligazioni
finanziarie. Per riuscire in quest'intento, dobbiamo usare molta
astuzia e sottigliezza durante le trattative e gli accordi; ma in
quello che chiamasi "il linguaggio ufficiale", assumeremo la tattica
opposta, vale a dire avremo l'apparenza di essere onestissimi e
disposti a sottometterci. Così i governi dei Gentili, ai quali abbiamo
insegnato a vedere solamente la parte pomposa degli affari, pel
modo come glieli presentiamo, ci terranno perfino in conto di benefattori
e di salvatori dell'umanità. Dobbiamo metterci in condizioni tali
da poter rispondere ad ogni opposizione, con una dichiarazione di
guerra da parte del paese confinante a quello Stato che osasse attraversarci
la strada; e qualora tali confinanti alla loro volta decidessero
di unirsi contro noi, dovremo rispondere promuovendo una guerra
universale.
Il principale successo in politica consiste nel grado di segretezza
impiegato nel conseguirlo. Le azioni di un diplomatico non devono
corrispondere alle sue parole. Per giovare al nostro piano mondiale,
che si avvicina al termine desiderato, dobbiamo impressionare i
governi dei Gentili mediante la cosidetta pubblica opinione, che
in realtà viene dovunque preparata da noi per mezzo di quel massimo
fra i poteri che è la stampa, la quale - fatte insignificanti eccezioni
di cui non è il caso tener conto - è completamente nelle nostre
mani. In breve: per dimostrare che tutti i governi dei Gentili sono
nostri schiavi, faremo vedere il nostro potere ad uno di essi
per mezzo di atti di violenza, vale a dire, con un regno
di terrore [Notate lo stato attuale della Russia (Nota del T.
inglese)], e qualora tutti i governi insorgessero contro di noi,
la nostra risposta sarà data dai cannoni americani, cinesi e giapponesi.
PROTOCOLLO VIII
Dobbiamo impadronirci di tutti i mezzi che i nostri nemici potrebbero
rivolgere contro noi. Ricorreremo alle più intricate e complicate
espressioni del dizionario della legge, allo scopo di scolparci
nella eventualità che fossimo costretti a pronunciare decisioni
che potessero sembrare eccessivamente audaci, oppure ingiuste. Perché
sarà sommamente importante esprimere queste decisioni in guisa così
efficace, che si presentino alle genti come la massima manifestazione
di moralità, equità e giustizia. Il nostro governo deve essere circondato
da tutte le forze della civiltà in mezzo alle quali esso dovrà agire.
Attirerà a sé i pubblicisti, gli avvocati, i praticanti, gli amministratori,
i diplomatici ed infine gli individui preparati nelle nostre scuole
avanzate speciali. Questi individui conosceranno i segreti della
vita sociale; saranno padroni di tutte le lingue messe insieme con
le lettere e le parole politiche; avranno una perfetta conoscenza
della parte intima e segreta della natura umana, con tutte le sue
corde più sensibili, che essi dovranno far risuonare e vibrare secondo
la loro volontà. Queste corde costituiscono l'insieme del cervello
dei Gentili; delle loro qualità buone o cattive, delle loro tendenze
e dei loro vizi, nonché delle loro peculiarità di caste e di classi.
S'intende che questi sapienti consiglieri della nostra potenza non
saranno scelti fra i Gentili, che sono abituati a fare il loro lavoro
amministrativo senza tener presenti i risultati che devono conseguire,
e persino senza sapere lo scopo per cui tali risultati sono richiesti.
Gli amministratori dei Gentili formano i documenti senza leggerli
e prestano servizio o per amore o per ambizione.
Circonderemo il nostro governo con un vero esercito di economisti.
Questo è il motivo per cui si insegna principalmente agli Ebrei
la scienza dell'economia. Saremo circondati da migliaia di banchieri,
di commercianti e, cosa ancora più importante, di milionarii, perché,
in realtà, ogni cosa sarà decisa dal danaro. Nel frattempo, fintanto
che non sarà prudente riempire gli incarichi di governo con i nostri
fratelli Giudei, affideremo i posti importanti a individui la cui
fama e il cui carattere siano così cattivi da scavare un abisso
fra essi e la Nazione, ed anche a gente di tal risma, che abbia
timore di finire in galera se ci disobbedirà. E tutto questo allo
scopo di obbligare costoro a difendere i nostri interessi finché
abbiano fiato in corpo.
PROTOCOLLO IX
Nell'applicare questi nostri principi dovete badare specialmente
alle caratteristiche della nazione nella quale vi trovate e nella
quale .dovete operare. Non dovete aspettarvi di applicare genericamente
con successo i nostri principi, fino a che la nazione di cui si
tratta non sarà stata rieducata secondo le nostre dottrine. Procedendo
con cautela nell'applicazione dei nostri principi, vedrete, prima
che siano passati dieci anni, cambiati i caratteri più ostinati,
e noi così avremmo aggiunto un'altra nazione alle file di quelle
che ci sono già sottomesse.
Alle parole liberali della nostra divisa massonica: "libertà, uguaglianza
e fratellanza", sostituiremo, non quelle del nostro vero motto,
ma bensì delle parole esprimenti semplicemente un'idea, e diremo:
"il diritto della libertà, il dovere dell'uguaglianza ed il concetto
della fratellanza" e così prenderemo il toro per le corna. In realtà
noi abbiamo già distrutto tutte le forze di governo fuorché la nostra,
benché esistano ancora in teoria. Al momento attuale, se un Governo
assume un atteggiamento a noi contrario si tratta di una pura formalità;
esso agisce essendo noi pienamente informati del suo operato e col
nostro consenso, accordato perché le dimostrazioni anti-semitiche
ci sono utili per mantenere l'ordine fra i nostri fratelli minori.
Non amplierò di più questo argomento, perché lo abbiamo già discusso
molte altre volte.
Il fatto sta ed è, che non incontriamo ostacoli di sorta. Il nostro
Governo occupa una posizione così eccessivamente forte di fronte
alla legge, che quasi possiamo, per designarlo, adoperare la potente
parola: dittatura. Posso onestamente asserire che al momento
attuale noi siamo legislatori; giudichiamo e castighiamo, giustiziamo
e perdoniamo; siamo, per così dire, il comandante in capo di tutti
gli eserciti e cavalchiamo alla loro testa.
Governiamo con una forza potentissima, perché abbiamo nelle mani
i frammenti di un partito che una volta fu forte ed è ora soggetto
a noi. Abbiamo un'ambizione senza limiti, un'ingordigia divoratrice,
un desiderio di vendetta spietato ed un odio intenso. Siamo
la sorgente di un terrore che esercita la sua influenza a grande
distanza. Abbiamo al nostro servizio individui di tutte le opinioni
e di tutti i partiti: uomini che desiderano ristabilire le monarchie,
socialisti, comunisti, e tutti coloro che aderiscono ad ogni genere
di utopie. Tutti costoro sono aggiogati al nostro carro. Ciascuno
di essi mina, a modo proprio, i residui del potere cercando di distruggere
le leggi tuttora esistenti. Con questi procedimenti tutti i governi
sono tormentati, urlano tranquillità e per amor di pace sono disposti
a qualunque sacrificio. Ma noi negheremo ad essi tranquillità e
pace finché non riconosceranno umilmente il nostro super-governo
internazionale.
Le plebi proclamano a gran voce la necessità di risolvere il problema
sociale, mediante l'internazionale. I dissensi fra i partiti li
danno nelle nostre mani, perché, per condurre un'opposizione è essenziale
aver del denaro, e questo lo controlliamo noi.
Temevamo che il potere esperimentato dei sovrani Gentili facesse
alleanza con la potenza cieca della plebe; ma abbiamo preso tutte
le misure preventive necessarie per evitare che ciò avvenisse. Fra
queste due potenze abbiamo edificato una muraglia che consiste nel
terrore che ambedue nutrono l'una verso l'altra. Di modo che il
potere cieco della plebe è diventato il sostegno del nostro partito.
Noi soli ne saremo i capi e lo guideremo verso l'adempimento del
nostro scopo. Perché la mano del cieco non si liberi dalla nostra
stretta, dobbiamo tenerci costantemente in contatto colle masse,
se non di persona, per lo meno mediante i fedeli fratelli. Quando
diventeremo una potenza riconosciuta, arringheremo la popolazione
di persona, nelle piazze, e la istruiremo nella politica in quel
modo e con quell'indirizzo che giudicheremo conveniente.
Come potremo verificare ciò che sarà insegnato al popolo nelle scuole
di campagna? In ogni caso le parole pronunciate dall'inviato governativo
o dal sovrano stesso, saranno conosciute certamente dall'intera
nazione, perché le diffonderà la voce stessa del popolo.
Per non distruggere prematuramente le istituzioni dei Gentili, noi
vi abbiamo posto sopra le nostre mani esperte impadronendoci delle
molle motrici dei loro meccanismi. Questi erano, una volta, congegnati
con severità e giustizia; ma noi abbiamo sostituito a tutto ciò
amministrazioni liberali e disordinate.
Abbiamo messo le nostre mani ovunque: nella giurisdizione, nelle
elezioni, nell'amministrazione della stampa, nel promuovere la libertà
individuale, e, cosa ancor più importante, nell'educazione, che
costituisce il sostegno principale della libera esistenza.
Abbiamo corbellato e corrotto la nuova generazione dei Gentili,
insegnandole principii e teorie di cui conoscevamo la falsità assoluta,
pur avendoli inculcati con assidua cura. Pur senza veramente alterare
le leggi in vigore, ma soltanto deformandone il significato ed interpretandole
in senso diverso da quello che avevano in mente coloro che le formularono,
abbiamo ottenuto dei risultati estremamente utili. Si è potuto ciò
ottenere principalmente per il fatto, che l'interpretazione nostra
nascose il vero significato delle leggi, ed in seguito le rese talmente
incomprensibili, che diventò impossibile per i Governi il dipanare
un codice di leggi così confuso. Da ciò ebbe origine la teoria di
non badare alla lettera della legge, ma di giudicare secondo la
coscienza.
Ci si contesta, che le nazioni possono insorgere contro di noi qualora
i nostri piani siano scoperti prematuramente; ma noi, anticipando
questo avvenimento, possiamo esser sicuri di mettere in azione una
forza talmente formidabile da far rabbrividire anche gli uomini
più coraggiosi.
In quel tempo tutte le città avranno ferrovie metropolitane e passaggi
sotterranei: da questi faremo saltare in aria tutte le città del
mondo, insieme alle loro istituzioni e ai loro documenti [Probabilmente
è una affermazione da intendersi al figurato, con allusione al bolscevismo
(Nota del T. inglese)].
PROTOCOLLO X
Oggi comincerò ripetendo ciò che è stato già detto e vi prego tutti
di tener presente che i governi e le nazioni si contentano, in politica,
del lato appariscente di qualunque cosa.
E, dove troverebbero il tempo di esaminare la parte recondita degli
avvenimenti se i loro rappresentanti non pensano che a divertirsi?
Per la nostra politica è sommamente importante di tener presente
il particolare sopradetto, perché ci sarà di grande aiuto quando
discuteremo taluni problemi, come ad esempio la distribuzione del
potere, la libertà di parola, di stampa e di religione, il diritto
di fondare associazioni, l'eguaglianze di fronte alla legge, l'inviolabilità
della proprietà e del domicilio, la quistione della tassazione (il
concetto della tassazione segreta) e la forza retroattiva delle
leggi. Tutti gli argomenti di questo genere sono di tale natura,
che non è prudente di discuterli apertamente in cospetto del pubblico.
Ma nel caso in cui saremo obbligati di farne cenno alla folla, gli
argomenti non dovranno essere enumerati bensì, senza entrare in
particolari, si dovranno fare al popolo delle dichiarazioni circa
i principii del diritto moderno riconosciuti da noi.
L'importanza della reticenza sta nel fatto, che un principio il
quale non sia stato palesato apertamente, ci lascia una grande libertà
d'azione; mentre il principio stesso, una volta dichiarato, acquista
il carattere di una cosa stabilita.
La Nazione tiene in considerazione speciale la potenza di un genio
politico e tollera tutte le sue prepotenze commentandole in questo
modo: "Che tiro birbone, ma con che abilità lo ha eseguito!". Oppure:
"Che canagliata, ma come ben fatta, e con quanto coraggio!".
Noi speriamo di attirare tutte le nazioni a lavorare per mettere
le fondamenta del nuovo edificio da noi progettato. Per questa ragione,
dobbiamo assicurarci i servizi di agenti audaci e temerarii, capaci
di abbattere qualunque ostacolo al nostro avanzare.
Quando faremo il nostro colpo di Stato, diremo al popolo: "Tutto
andava in malora; tutto avete sofferto, ma ora noi distruggiamo
le cause delle vostre sofferenze; vale a dire le nazionalità, le
frontiere, e le monete nazionali. Certamente sarete liberi di condannarci,
ma il vostro verdetto non può esser giusto se lo pronunciate prima
di esperimentare ciò che possiamo fare per il vostro bene". Allora
il popolo, esultante e pieno di speranza, ci porterà in trionfo.
La potenza del voto, al quale abbiamo addestrato i membri più insignificanti
dell'umanità per mezzo di comizi organizzati e di accordi prestabiliti,
adempirà allora il suo ultimo compito. Questa potenza, che è stato
il mezzo con cui "ci siamo messi sul trono", ci pagherà l'ultimo
suo debito nella sua ansia di vedere il risultato delle nostre proposte,
prima di pronunciare il suo giudizio in proposito. Per raggiungere
la maggioranza assoluta dobbiamo indurre tutti a votare senza distinzione
di classe; una maggioranza simile non si potrebbe ottenere dalle
classi educate o da una società divisa in caste.
Dunque, avendo inculcato in ogni uomo il concetto della propria
importanza, distruggeremo la vita familiare dei Gentili e la sua
influenza educatrice. Impediremo agli uomini di cervello di farsi
avanti, ed il popolo, guidato da noi, non solo li terrà sottomessi,
ma non permetterà neppure ad essi di manifestare i loro piani.
La turba è abituata a darci ascolto, perché la paghiamo per avere
l'attenzione e l'obbedienza. Con tutti questi mezzi creeremo una
forza così cieca; che non sarà mai capace di prendere una decisione
senza la guida dei nostri agenti, incaricati di guidarla.
La plebe si sottometterà a questo stato di cose perché saprà che
dal beneplacito di questi capi dipenderanno i suoi salari, i suoi
guadagni e tutti gli altri benefizi.
Questo sistema di governo deve essere il lavoro di una mente sola,
perché sarebbe impossibile di consolidarlo se fosse il lavoro combinato
di molte intelligenze. Questo è il motivo per cui ci è concesso
soltanto di conoscere il piano d'azione, .ma non dobbiamo in nessuno
modo discuterlo, per evitare di distruggerne l'efficacia, il funzionamento
delle sue singole parti ed il valore pratico di ogni suo punto.
Tali piani, se fossero posti in discussione e modificati in seguito
a successivi scrutini, essi verrebbero deformati dall'insieme dei
malintesi mentali, derivanti dal fatto che i votanti non ne avrebbero
penetrato profondamente il significato.
Pertanto è necessario che i nostri piani siano decisivi e logicamente
ponderati. Questa è la ragione per cui dobbiamo evitare ad ogni
costo che l'opera grandiosa del nostro duce sia lacerata e fatta
in pezzi dalla plebe, o anche da una camarilla qualsiasi. Per ora
questi piani non sconvolgeranno le istituzioni esistenti; ne altereranno
soltanto le teorie economiche e conseguentemente tutto il corso
delle loro procedure, che dovranno seguire inevitabilmente la via
tracciata dai nostri piani.
In ogni paese esistono le stesse istituzioni, quantunque sotto nomi
diversi, e sono le camere dei rappresentanti del popolo, i ministeri,
il senato, una qualunque specie di consiglio privato, nonché tutti
i dipartimenti legislativi e amministrativi.
Non occorre che io vi spieghi il meccanismo connettente tutte queste
differenti istituzioni, perché ne siete perfettamente al corrente.
Notate solamente, che ciascuna delle sopraddette istituzioni corrisponde
a qualche importante funzione del governo. (Adopero la parola "importante",
non in riguardo alle istituzioni stesse, ma bensì riferendomi alle
loro funzioni). Tutte queste istituzioni si sono ripartite le varie
funzioni governative, vale a dire i poteri amministrativi, legislativi,
ed esecutivi. E le loro funzioni sono diventate simili a quelle
dei singoli organi del corpo umano.
Se danneggiamo una qualunque parte del meccanismo governativo, tutto
lo Stato ne soffrirà e ne morirà, come accade per un corpo umano.
Quando inoculammo il veleno del liberalismo nell'organismo dello
Stato, la sua costituzione politica cambiò; gli Stati diventarono
infettati da una malattia mortale: la decomposizione del sangue.
Dobbiamo solo attendere la fine della loro agonia. Il liberalismo
fece nascere i governi costituzionali, che sostituirono l'autocrazia,
l'unica forma sana di governo dei Gentili. La forma costituzionale,
come ben sapete, non è altro che una scuola di dissensioni, disaccordi,
contese e inutili agitazioni di partito: in breve, essa è la scuola
di tutto ciò che indebolisce l'efficienza del governo. La tribuna,
come pure la stampa, hanno contribuito a rendere i governanti deboli
ed inattivi, rendendoli in tal modo inutili e superflui; ed. è per
questo motivo che in molti paesi vennero destituiti.
Allora l'istituzione dell'era repubblicana diventò possibile, ed
al posto del Sovrano mettemmo una caricatura del medesimo nella
persona di un presidente, che scegliemmo nella ciurmaglia, fra le
nostre creature e i nostri schiavi.
Così minammo i Gentili, o piuttosto, le nazioni dei Gentili.
In un prossimo futuro faremo del presidente un agente responsabile.
Allora non avremo più scrupoli a mettere arditamente in esecuzione
i nostri piani, per i quali sarà tenuto responsabile il nostro "fantoccio".
Cosa c'importa se le fila dei cacciatori d'impieghi s'indeboliscono;
se l'impossibilità di trovare un presidente genera delle confusioni
che indeboliranno, in definitiva, il Paese?
Per ottenere questi risultati predisporremo le cose in modo che
siano eletti alla carica presidenziale individui bacati, che abbiano
nel loro passato uno scandalo tipo "Panama", o qualche altra transazione
losca e segreta. Un presidente di tale specie sarà un fedele esecutore
dei nostri piani, perché temerà di essere denunziato, e sarà sotto
l'influenza di questa paura la quale si impadronirà di colui il
quale, salito al potere, è ansioso di conservarsi i privilegi e
gli onori inerenti alla sua alta carica. Il Parlamento eleggerà,
proteggerà e metterà al coperto il presidente, ma noi toglieremo
al Parlamento la facoltà di introdurre nuove leggi, nonché di mutare
le esistenti.
Questo potere lo conferiremo ad un presidente responsabile, il quale
sarà una semplice marionetta nelle nostre mani. Così il potere presidenziale
diventerà un bersaglio esposto ad attacchi di vario genere, ma noi
gli daremo dei mezzi di difesa conferendogli il diritto di appellarsi
al popolo direttamente, al disopra dei rappresentanti della nazione,
vale a dire, di appellarsi a quel popolo che è nostro schiavo cieco:
alla maggioranza della plebe.
Inoltre, daremo al presidente la facoltà di. proclamare la legge
marziale. Spiegheremo questa prerogativa col fatto, che il presidente,
essendo il capo dell'esercito, deve averlo ai suoi comandi per proteggere
|